La lezione di Picasso: il primitivismo come esercizio

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Per Picasso, il maggior utilizzatore del primitivismo, quella scelta, secondo le sue dichiarazioni, ha un fine liberatorio: è il recupero della libertà dei sensi, disinibizione. Tuttavia è difficile dire se questo effetto si comunica allo stesso tempo e modo agli osservatori.

È la differenza tra l’artista e il fruitore, tra creare e osservare soltanto. Nonostante la cosiddetta “morte dell’autore”, la cui funzione si trasferirebbe al fruitore, il fruitore non diventa totalmente autore, perché ricrea l’opera in altro modo, con un’altra procedura. L’autore fa la sua esperienza “fattiva”, inventiva e libera. Il fruitore è legato al significante e alle forme che riceve. Può usarle per fini diversi da quelli per cui sono state prodotte e, anche se tutto sfuma in altre sensazioni e pensieri, resta in debito col messaggio ricevuto.

D’altra parte anche l’autore diventa subito il primo fruitore. Dal punto di vista estetico il risultato più apprezzabile di Picasso è di essere riuscito a sintetizzare una creatività primitiva e astratta (la spontaneità, la magia, l’energia sciamanica) senza perdere la riconoscibilità rappresentativa: egli trasporta e rivela un senso “originario” in immagini dove continuiamo a riconoscere, seppure deformata, una ritrattistica tradizionale.

Come per Bacon, seppure con altre motivazioni, la deformazione è appunto deviazione dalla formazione. Il senso sta nel riconoscere l’origine (finale, e tradizionale) e paragonare a contrasto l’effetto ottenuto con la deformazione (primitiva). Consapevole di questo, ogni fruitore non più ingenuo affronta le opere come esercizio di creatività “comparativa” personale.

 E questo è il procedimento di ogni fruizione dell’arte modernista. Il modernismo è un’autoriflessione degli autori per capire cosa stanno facendo, come riescono a razionalizzare e mettere in forma le pulsioni creative, da qualsiasi parte provengano: dal passato primitivo i modernisti, come dal futuro virtuale i postmodernisti.

Per raggiungere la spontaneità, Picasso ha lavorato a Les Demoiselles d’Avignon per trent’anni, dal 1907 al 1937.

Valori, forme, e politica culturale

Leonardo Terzo, Munchausen Ball, 2015Leonardo Terzo, Munchausen Ball, 2015

Sul valore.
Il valore è un concetto che, costituzionalmente, consiste in una differenziazione di importanza tra le cose a cui si dà appunto valore e le cose a cui non se ne dà, o se ne dà di meno o di più. Se tutte le cose avessero lo stesso valore non ci sarebbe il valore stesso. Quindi il valore implica apprezzamento e disprezzo come categorie costitutive. Continua a leggere

Primitivismo e avanguardie del ‘900

rituali antiindustriali contemporaneiLeonardo Terzo, Ritualità antiindustriale contemporanea, 2015

Il rapporto delle avanguardie del ‘900 col “primitivismo” consiste sostanzialmente nell’imitazione delle decorazioni e delle immagini delle popolazioni ritenute “primitive”, “tribali”, “selvagge”, “non civilizzate”, scientificamente e tecnologicamente non sviluppate, in primo luogo africane, ma anche dell’Oceania e dei nativi americani. La denotazione principale è relativa a qualcosa di primordiale e di conseguenza putativamente irrazionale, ingenuo e non sviluppato. Continua a leggere

Metafore della politica culturale.

Nelle viscere di nuovi modi di produzioneLeonardo Terzo, Nelle viscere dei nuovi modi di produzione, Milano 2015

L’egemonia culturale tende ad apparire come universalità, radicata nella tradizione, e persino nella natura. Ma, a partire dal modernismo, cioè con le avanguardie, anche apparire alternativi e diversi può diventare un vantaggio, ed allora essere minoritari significa essere elitari. Specularmente, il risvolto negativo sarebbe che essere elitari comporta essere minoritari. E diventa importante la differenza della collocazione metaforica spaziale, tra una posizione elevata e una posizione marginale. Continua a leggere