Leonardo Terzo, “Heidegger e l’origine dell’opera d’arte”

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Il testo citato è il primo saggio di Holzwege. Sentieri erranti nella selva. (pp. 5-90) a cura di Vincenzo Cicero, Milano, Bompiani, 2002.

Heidegger dice: “L’artista è l’origine dell’opera”.

Ma l’opera non è l’origine dell’artista. Come egli invece dice subito dopo. Caso mai l’opera è solo la prova che l’artista è tale. Dall’opera non ha origine niente, in senso proprio, perché l’opera, dopo essere stata originata, sussiste, ma non produce niente, perché è una cosa inerte in sé. Solo gli uomini possono dare origine a qualche altra cosa, prendendo coscienza dell’opera, cioè dell’effetto dell’azione dell’artista. Tanto meno l’arte origina entrambi, come subito dopo aggiunge, a meno di usare tutti questi termini in senso metaforico intenzionalmente ingannevole. Continua a leggere

Sulle vere o presunte “aporie della bellezza”, in G. Azzoni, Nomofanie. Esercizi di filosofia del diritto. Torino, 2017

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La Gioconda di Pavia

Il capitolo 15 del recente libro di Giampaolo Azzoni, Nomofanie. Esercizi di filosofia del diritto, (Giappichelli Editore, Torino, 2017), è intitolato “Aporie della bellezza” (pp.271-75), e offre interessanti spunti di riflessione sull’uso della bellezza come integratore veritiero o ingannevole, ma sempre efficace, di tutte le comunicazioni.

La bellezza sarebbe un valore che incrementerebbe tutti i campi in cui compare: conoscenza, funzione biologica ed evoluzione, valore sociale ed economico, pedagogia, educazione, giustizia e virtù. Questo effetto sarebbe per esempio a sua volta derivato dalla misura e dalla proporzione. Insomma la bellezza sarebbe un integratore (formale) applicabile a tutti i campi. Continua a leggere

Viaggiatori del tempo, di Leonardo Terzo

Viaggiatori del tempo

Perché tutto il passato ci commuove?
La bellezza del tempo se n’è andata?
E a noi rimane il senso di ciò che non fu,
Come se invece fosse stata ogni cosa
Piena di senso e vita. E invero
Un senso ci fu, e noi, intenti a viverlo,
Rimpiangerlo non potevamo. Ma ora sì.

Leonardo Terzo, Sull’ovvietà della tecnica

 

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Leonardo Terzo, Window, 2017

“. tecnicamente abita l’uomo. ”

 

  1. Per criticare ciò che, in modo totalizzante, viene indicato come “età della tecnica”, a partire probabilmente da Heidegger, si fantastica di un presunto “uomo pre-tecnologico”, che avrebbe agito in un orizzonte di senso, con idee e sentimenti propri, che ora invece non avrebbe più. L’età della tecnica sarebbe una situazione assolutamente nuova, in cui l’umanità sta facendo l’esperienza del suo “oltrepassamento”, per il fatto che abita in un mondo tecnicamente organizzato in ogni sua parte. In tale mondo la tecnica determinerebbe ogni scopo, idea, azione e passione, persino i sogni e i desideri, sottraendoli alla libertà.

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La punta del colletto, di Anton Cimelich. Introduzione di L.Terzo

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Leonardo Terzo, Poet’s Shadow, 1999

Introduzione di Leonardo Terzo

Il racconto è la forma breve delle quattro forme della narrativa in prosa: il romanzo realistico, il romanzo fantastico, il romanzo confessione e l’anatomia o satira menippea. Mentre i primi tre sono abbastanza noti e riconoscibili, l’anatomia o satira menippea lo è molto meno.

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