Funzione salvifica e funzione mondana della letteratura.

Secondo Raymond Williams (Marxism and Literature, 1977) la nascita dell’estetica sarebbe stato un tentativo di preservare un “interesse disinteressato” per la bellezza formale e per l’autenticità emotiva, nel momento in cui il mercato stava trasformando ogni aspetto della vita in merce. Questo tentativo sarebbe poi fallito e anche l’apprezzamento dell’arte e della letteratura sarebbe diventato uno strumento di distinzione di classe; per usare un termine di Pierre Bourdieu: un accumulo di capitale culturale. Si prospettano e si distinguono così nell’uso della letteratura due indirizzi, egualmente strumentali, uno nobile e disinteressato e uno classista e mercificato. Nonostante l’apparente rozzezza della distinzione, è tuttavia necessario convincersi che la letteratura serve, e che nella sua strumentalità sta la sua essenza di sapere propriamente umano, come saper formare, saper essere, saper dire, saper esibire, saper immaginare. Continua a leggere

Nel centenario della nascita di Northrop Frye.

Nel centenario della nascita di Northrop Frye ripubblichiamo un articolo del 2009.

La secolare irrilevanza della poesia

di Leonardo Terzo

Nel pieno delle rivolte studentesche alla fine degli Anni ’60, la funzione sociale delle arti, e della letteratura in particolare, era un tema di grande attualità. In effetti la rilevanza, o forse è meglio dire la coscienza dell’irrilevanza dell’educazione umanistica, in un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnica, era già stata oggetto della polemica sulle “due culture” fra C. P. Snow e F. R. Leavis. In quel periodo erano stati pubblicati anche i saggi di Marshall McLuhan, collega di Frye all’Università di Toronto, sulla Galassia Gutemberg e sugli Strumenti del comunicare, vale a dire sul passaggio dalla cultura scritta alla nuova oralità elettronica. Northrop Frye (1912-1991), a quell’epoca al culmine della fama come critico e come studioso della mitologia sociale, sollecitato da più istituzioni accademiche, intervenne allora con varie riflessioni e conferenze, poi confluite in una pubblicazione del 1970 col titolo di The Critical Path. An Essay on the Social Context of Literary Criticism, mutuato dalla frase finale della Critica della ragion pura, dove Kant dice che tra dogmatismo e scetticismo solo il sentiero della critica è aperto. Continua a leggere

Povero Picasso! Critica della critica culturale.

                                          Leonardo Terzo, Time’s Turn, 2007

I cosiddetti Studi Culturali, individuatisi e sviluppatisi soprattutto in Inghilterra a iniziare dagli anni ’70, partono dai testi letterari e dalle opere artistiche, applicano una metodologia interdisciplinare che coinvolge tutte le cosiddette pratiche culturali, e si pongono come fine l’indagine, o meglio la demistificazione, del rapporto tra sapere e potere. Secondo i critici culturali anche l’estetica che voglia tener conto di questi sviluppi interdisciplinari deve allargare i suoi concetti e i suoi ambiti di riferimento, in primo luogo oltre il presunto etnocentrismo, verso una serie di – secondo me poco definiti e identificabili – fenomeni complessi e differenziati, emergenti nella sensibilità contemporanea, con un atteggiamento flessibile e – io direi – compassionevole. Infatti l’unico tratto comune alle varie cose che fanno parte della differenziazione sembra la marginalità. Questa benevolenza verso un’indifferenziata accettazione dell’emergente, presunto emarginato, senza sistemazione e senza gerarchie, e l’antagonismo decostruttivo verso ogni principio di discriminazione, è anche ciò che accomunerebbe filosofie della differenza, postmodernismo e studi postcoloniali, a cui gli studi culturali in parte si sovrappongono. Continua a leggere

Intervista col neologo 3. Non sempre c’è bisogno di un’epoca.

 

Emporio Porpora, Ooops!, 2011

di Leonardo Terzo

La vita stretta, la pancia larga, l’occasione va colta, il giudizio malcerto. Non mancherà una citazione sull’arte fredda, per introdurre la mostra di Hitton First al Gate Modern di Sponda. L’impaginazione è deprimente e desiderante. Davanti al Gate si erge l’enorme dolore che esibisce il proprio apparato cavernoso, un invito a entrare, a dimostrazione che la mostra non è vietata ai minorati. (Ma è sicuro?) Continua a leggere

La forza dell’anomalia muove la storiografia: Perry Anderson su Carlo Ginzburg

Leonardo Terzo, Tutto è in movimento, 2004

The Force of the Anomaly

Perry AndersonThreads and Traces: True False Fictive by Carlo Ginzburg, translated by Anne Tedeschi and John TedeschiCalifornia, 328 pp, £20.95, January, ISBN 978 0 520 25961 4

Carlo Ginzburg became famous as a historian for extraordinary discoveries about popular belief, and what was taken by its persecutors to be witchcraft, in the early modern period. The Night Battles and The Cheese and the Worms, each a case-study from the north-east corner of Italy, were followed by a synthesis of Eurasian sweep in Ecstasies. The work that has appeared since is no less challenging, but there has been a significant alteration of its forms, and many of its themes. The books of the first twenty years of his career have been succeeded by essays; by now well over fifty of them, covering a staggering range of figures and topics: Thucydides, Aristotle, Lucian, Quintilian, Origen, St Augustine, Dante, Boccaccio, More, Machiavelli, Montaigne, Hobbes, Bayle, Voltaire, Sterne, Diderot, David, Stendhal, Flaubert, Tolstoy, Warburg, Proust, Kracauer, Picasso and many more, each an extraordinary display of learning. No other living historian approaches the range of this erudition. Every page of Threads and Traces, his latest work to appear in English, offers an illustration of it. Ginzburg, who has a nominalist resistance to epochal labels of any kind, would like to override Fredric Jameson’s dictum that ‘we cannot not periodise,’ but it is impossible to grasp his achievement without recalling that the centre of his work lies in what, protestations notwithstanding, we still call the Renaissance. It is that pivot, on which his writing swings back and forth with complete ease and naturalness from classical antiquity and the church fathers across to the Enlightenment and the long 19th century, that is such a striking feature of this collection, as of its predecessors: Clues, Myths and the Historical Method; Wooden Eyes; History, Rhetoric and Proof; No Island Is an Island. Continua a leggere

L’arte come scienza 2. Appunti per una critica materialista.

Emporio Porpora, Le masse all’assalto del concorso di matematica,
Milano, Università Bocconi, 2012

La critica marxista delle arti ha inizialmente due versanti, quello marxiano e quello leninista. In una lettera dell’aprile 1888 Engels scriveva alla romanziera inglese Margareth Harkness che quanto meno appariva esplicita l’opinione politica dell’autore, tanto meglio era per l’opera d’arte. Continua a leggere