Nuova lezione ai tedeschi, di Niccolò Morro.

Finalmente Balotelli ce l’ha fatta. I tedeschi l’hanno preso sotto gamba, ingannati dalla precedente inesistenza, e lui così  li ha affondati con tutta calma. Non erano palle difficili, ma, come con Spagna e Croazia, poteva anche non venirne fuori nulla. Come non è venuto fuori nulla dalle quattro o cinque palle gol che Marchisio e  Di Natale hanno sciupato nel secondo tempo. Peccato, perché un bel sei a zero avrebbe messo a tacere i tedeschi per qualche anno.

La partita finisce in pratica al 34 del primo tempo, dopo di che c’è stata solo patetica e confusa testardaggine dei tedeschi, nonostante l’aiutino del rigore, e altrettanta fatica e poca lucidità dell’Italia. La partita, sul piano tecnico, l’hanno vinta Cassano e Montolivo coi due passaggi gol, sul piano atletico l’ha vinta la difesa. Speriamo che la fatica non si risenta nella finale.

Questa volta Prandelli ha avuto ragione sulla scelta di Balotelli e Cassano, bisogna riconoscerlo. Questo depone a favore della sua fortuna, che è più importante della bravura. Anche Napoleone sceglieva così i suoi generali. Speriamo che duri, almeno un’altra partita.

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Portogallo-Spagna, di Niccolò Morro

Portogallo-Spagna ribadisce lo scarso livello di questi europei. Nel primo tempo la Spagna ripete i risaputi passaggetti senza sbocchi, vanificati anche dalla maggior forza atletica degli avversari. I portoghesi prevalgono negli anticipi, ma poi si incartano da soli perché sembrano voler imitare gli avversari persino ad un livello tecnico più alto, letteralmente, perché mentre la Spagna scambia raso terra, il Portogallo pretende di scambiare con un palleggio alto, molto più difficile e dispendioso. Quindi si neutralizza più o meno da solo. Pochissime occasioni, mi pare: una per la Spagna, un paio per il Portogallo, sempre su svarioni a centrocampo o al limite dell’area. Noia quasi totale nonostante la suspènse intrinseca alla situazione da semifinale. Le squadre si impegnano, ciascuna a suo modo, ma proprio non ottengono niente, perché i fondamentali tattici sono controproducenti.

Secondo tempo anche peggio. Sembra che giochino a tamburello, ogni tiro è un passaggio all’avversario. Emerge la broccaggine mesta di Almeida, grande, grosso e sprecone, copia barbuta di Balotelli. Non succede quasi più nulla, finché al 90° Ronaldo conferma di essere un brocco che sa correre e basta, perché, solo nell’area piccola, butta il pallone alle stelle.

Supplementari: ora sono alla pari perchè neanche il Portogallo corre più. Ad ogni modo gioco non pervenuto, finché al 103° dopo una serie di buchi dei portoghesi, Iniesta può tirare a colpo sicuro, ma colpisce il portiere. Al 110° tutto si ripete: altri buchi del Portogallo e altro spreco spagnolo. Poi ancora al 114°. Il Portogallo non ne ha più e i giochini al rallentatore della Spagna vanno a buon fine, ma non arrivano in porta per difetto di propensione al tiro. Andrebbero eliminate entrambe, ma ai rigori vince la Spagna.

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Europei. Abbiamo vinto! di Niccolò Morro

Abbiamo vinto, ma la quadra è penosa, la tattica vergognosa, e Prandelli è da cacciare. Eppure alla fine dei novanta minuti l’Italia aveva sprecato sette palle gol, cinque con Balotelli e almeno altre due con De Rossi. Ma De rossi non ha il compito di segnare. Gioco lento sempre intasato al centro. La maggior parte dei nostri passaggi era indietro. Per fortuna gli inglesi, ammucchiati davanti alla loro area, non hanno mai saputo fare il contropiede nelle due o tre occasioni in cui avrebbero potuto.

Ciononostante Buffon ha dovuto salvare la partita con due parate strepitose o fortunate. All’inizio dei tempi supplementari quando ormai sapeva di non poter essere sostituito, Balotelli non ha più nemmeno fatto finta di giocare con gli altri, e si è messo a tirare da lontano appena arrivava la palla. Poi non ha più fatto neanche quello. Vista la fortuna che abbiamo avuto ai rigori, con la Germania tutto è possibile. Anche prenderne quattro.

 p.s. Su Francia-Spagna di ieri, quasi tutti i commenti si sono sperticati in lodi ai vincitori. Ma prima o poi si sono lasciati sfuggire che è stata la partita più noiosa mai vista. La Spagna avvilisce il gioco facendo registrare alle statistiche quasi mille passaggi e un solo tiro in porta: quello del gol, di testa incontro ad un cross fatto in tutta tranquillità, perché Debuchy (presunto campione già adocchiato dai gonzi italiani) è inciampato su se stesso.

L’azione del gol spiega meglio di tutto cosa è accaduto: i francesi inesistenti, come l’Inghilterra con noi, hanno regalato la partita; alla Spagna non è restato che ringraziare del dono e vincere. Ciononostante prima di perdere i francesi hanno avuto due o tre occasioni dove Benzema e Ribery si sono trovati, quasi contro voglia, in contropiede due contro due, in una metà campo pressoché libera, e hanno sciupato passando la palla ai difensori. Non ha vinto il migliore, ha perso il peggiore.

 

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De amore: nota ontologica.

Leonardo Terzo, Nota ontologica, 2012

1. L’amore passione

La passione con il suo legame etimologico con la patologia (da patire, subire) indica uno stato emotivo non controllabile. Non perché sia libero in sé, bensì in quanto ha luogo e origine a livello fisico, e perciò è in grande misura fisiologico, sia nel senso di normale al funzionamento (Freud dice che l’amore è una delle funzioni vitali, necessarie a vivere) sia nel senso che si svolge nel corpo, è legata ad esso e da qui evolve o è percepito nella psiche. Continua a leggere

Che cos’è l’eleganza.

Hic Sunt Group, Senza titolo, 2007

L’eleganza è quella modalità della bellezza che ne sottolinea il nesso sociale e la creatività funzionale. Se la bellezza è l’adeguatezza della forma al contenuto, occorre individuare in che modo l’eleganza è coordinata al fine della cosa o del comportamento di cui essa è la qualità. Continua a leggere