Fascistoide

Hic Sunt Group. Fascistoide, 2008

Sentii pronunciare, forse per la prima volta, la parola “fascistoide” nientemeno che da Carlo Bo. Non che fossimo amici, e nemmeno conoscenti. Lavoravamo solo nella stessa università, lui come Presidente del Consiglio d’Amministrazione, io come semplice professore a contratto, e mi capitò di sentirgli pronunciare questa frase: “…è un fascistoide!”, mentre nelle vicinanze commentava informalmente, con altre persone più importanti di me, una famosa discesa in campo. Devo dire che allora non detti importanza alla cosa. Ora invece quella che scambiai per una curiosa definizione appare un’illuminante preveggenza.

Ma soprattutto l’uso del termine illustra, con una certa precisione, una prospettiva potenziale: il fascistoide è uno che vorrebbe comportarsi da fascista, tenta continuamente di farlo, è la sua aspirazione finale, ma ancora non vi è riuscito, non ancora, o non del tutto per lo meno, perché non glielo permettono.

Né io credo che vi riuscirà alla fine. Infatti la possibilità di realizzare in forme istituzionali la sua mentalità autoritaria dipende almeno da due cose. La prima è che gli italiani glielo lascino fare, e qui, fatte le dovute eccezioni, sarei un po’ scettico sulla capacità di resistenza tanto dei suoi complici attuali quanto dei suoi deboli oppositori. Ciò che mi fa invece sperare è che “siamo in Europa”, e mai limitazione della sovranità nazionale è apparsa più propizia alla democrazia.
Leonardo Terzo

Tanz, il film di Wim Wenders su Pina Bausch, e la deriva dell’arte contemporanea.

Pina Bausch in Café Muller.

Ho visto il film di Wim Wenders su Pina Bausch, e lo consiglio a due categorie di persone: agli amanti della danza, naturalmente, e a chi vuole capire l’arte contemporanea. Non sono un esperto di danza in particolare, ma appartengo certamente alla seconda categoria. Continua a leggere