Cosa fa chi fotografa 2: fucilati e fotografati.

indexComune di Parigi, 1871, Fucilati e fotografati.

La riflessione deve capire fin dove opera lo strumento macchina, con modalità obbligate e necessarie, e se e fino a che punto l’uomo può mettere a frutto la propria arbitrarietà. Storicamente, la tecnica fotografica è parzialmente e progressivamente preceduta e anticipata da altre tecniche relative alla visione connessa alla rappresentazione pittorica. Infatti la prospettiva è di per sé una razionalizzazione della vista, e quindi atta alla creazione dell’immagine perfetta, che si pone nella stessa direttiva della meccanizzazione, cioè dello spirito progressivo della conoscenza. Continua a leggere

Cosa fa chi fotografa.

FotografiHic Sunt Group, Fotografi, 2012

Per iniziare senza pregiudizio fingiamo di non sapere che cos’è una fotografia, anche perché, a sentire i discorsi dei fotografi stessi, la cosa pare vittima di molti fraintendimenti. Chi fotografa compie un’azione. Questa azione ha un intento, come ogni altra azione umana peraltro. Nel risultato dell’azione dovrebbe essere riconoscibile l’intento. Si deve dire quindi che chi fotografa vuole rappresentare qualcosa e questa scelta ha il suo significato. Ma questo appunto vale per ogni atto umano, e non ha nulla di più nella fotografia. Infatti tutto ciò vale, per esempio, per una puntata alla roulette: chi la fa vuole giocare e spera di vincere. Chi fotografa vuole ritrarre quello che vede per farne un uso successivo. Tale e quale per un disegno o un quadro, a parte il fatto che la fotografia, se si vuole, si fa più in fretta, mentre l’intento di dipingere, per esempio Napoleone a cavallo, è studiato con più agio. Ma anche il Napoleone di David, raffigurato nell’istante in cui il cavallo si impenna, è un’istantanea, seppure inventata, che si vuole tramandare per l’eternità. Continua a leggere

Visiocrazia 4. Immagine e materia.

5,,Leonardo Terzo, Pictorial Turn, 2012

Sul modello della svolta linguistica o linguistic turn, verificatasi secondo Richard Rorty, nella filosofia occidentale del ‘900,  W.J.T. Mitchell, in Pictorial Turn, (1992-2007, trad it. a cura di Michele Cometa, :duepunti edizioni, Palermo, 2008) elabora il concetto di pictorial turn, ovvero “svolta visiva”. Continua a leggere

Visiocrazia 3. Razionalità prospettica, empirismo visivo e sublimazione barocca.

Lin 2 JleenEmporio Porpora, Approcci sensuali: vista, olfatto, gusto, 2013

Secondo lo storico Martin Jay in “Scopic Regimes of Modernity”, (in Lash & Friedman eds., Modernity and Identity, Blackwell, Oxford, U.K. and Cambridge, USA), ogni incremento dei mezzi visivi, dalla stampa al telescopio, al microscopio, rafforza la percezione sensoriale a danno della riflessione intellettuale, costituendo di volta in volta differenti “regimi scopici”. In questo senso la modernità sarebbe caratterizzata da diverse e conflittuali subculture visive. Continua a leggere

Visiocrazia 2. Visione e pregiudizio.

This Is My Substitute for Pistol and Ball neg.1 jpgLeonardo Terzo, This Is My Substitute for Pistol and Ball 2, 2012

Uno degli argomenti con cui, a partire da F. R. Leavis (Mass Civilization and Minority Culture, 1930) si giustifica il disprezzo della cultura di massa è l’offrirsi di questa ad una fruizione sensoriale, prevalentemente visiva, fondata sull’immagine, rispetto a quella linguistica e letteraria, fondata sulla parola. In effetti la percezione sensoriale, a partire da Eraclito e dai pre-socratici, è insieme vanto dell’empirismo e oggetto di diffidenza. Continua a leggere

Visiocrazia 1. Merce e testo

6 maggio 13 004Hic Sunt Group, Merce e testo, 2013

La visione e la lettura delle merci, a partire da Benjamin e Barthes, è una riconversione dell’immagine a testo, o meglio evidenzia l’esposizione della merce come messaggio. Si passa dalla cosa d’uso alla cosa da vendere come merce, alla cosa da mostrare per essere venduta, al primato della mostra e dell’immagine come qualità da usufruire, e quindi circolarmente si è tornati all’uso di una qualità immateriale della cosa. Continua a leggere