Fotografia, malinconia e surrealtà. Lo strano caso della “decreazione”.

TwinsEmporio Porpora, Twins, 2013

A distanza di un’epoca, Sontag non è più molto entusiasta dell’elaborazione surrealista della realtà, e ne vede il sopravvissuto interesse e valore non più nelle arti proprie e nelle poetiche moderniste in generale, ma solo nella fotografia. Vi è sottesa la nozione che il modernismo, in tutte le arti, è stato influenzato dalla fotografia, e quando le arti della prima metà del ‘900 sono passate d’attualità, ciò che resta della civiltà estetica modernista sia solo la fotografia. E non per il meglio. Continua a leggere

Sontag, Arbus e Warhol.

250px-Diane-Arbus-1949Diane Arbus by Allan Arbus

Tramite Arbus, Sontag riflette sul potere della fotografia e del fotografo a cui abbiamo già accennato. Questo potere infatti permette atti “crudeli” e “cattivi”, “senza batter ciglio”. La macchina fotografica è un passaporto che cancella limiti morali e inibizioni sociali, liberando il fotografo da qualsiasi responsabilità. Perché il fotografo, secondo Arbus, non si intromette veramente nella vita delle persone, si limita a visitarla. “Il fotografo è un superturista, un prolungamento dell’antropologo che visita gli indigeni e torna indietro carico di notizie sui loro atti esotici e sui loro bizzarri indumenti. … La visione di Arbus è sempre dall’esterno.” (p. 38) Continua a leggere

Fotografia americana: società, democrazia e bellezza.

Pozzanghera numero 6Leonardo Terzo, Pozzanghera n.6, 2013

Storicamente Sontag analizza l’evoluzione degli interessi (e di conseguenza degli “stili”) dei fotografi americani relativamente alle cose da fotografare. Sotteso a questo discorso è  il presupposto che gli Stati Uniti, almeno rispetto all’Europa, siano stati il luogo dove i rifugiati dal vecchio continente hanno fondato, magari sul genocidio dei nativi, una società obiettivamente lontana dai pregiudizi aristocratici dai quali cercavano scampo. Questo clima socio-culturale, riportato allo studio della fotografia, riguarda la dimensione etica ed estetica del livello di mondo fotografato. Si tratta infatti di un nodo  o garbuglio di valori che tutte le epoche cercano di sciogliere, non sempre riuscendoci. Continua a leggere

Susan Sontag sulla fotografia.

Hic Sunt Group, Leila travolta da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, 2013

Si può dire che tutti i discorsi sulla fotografia, pur nelle loro varie gradazioni, non possano sfuggire ad una sorta di osmosi argomentativa. Questa comunanza di fondo è persino auspicabile, ma non è difficile individuare in ogni autore un interesse distintivo preminente. Così direi che l’intervento di Benjamin sulla fotografia e la riproducibilità è antesignano della teoria della comunicazione, e ciò ne spiega la grande fortuna fino ai giorni nostri;  quello di Barthes è un itinerario nella continuità indeterminata della divagazione emotiva, indotta dalla fotografia nell’esperienza individuale; quello di Krauss è un’esplorazione dell’inevitabile, ma non sempre percepita, influenza “tecnica” della fotografia sull’arte e le arti;  quello di Sontag infine esplora principalmente gli effetti sociali della fotografia come “nuova invenzione”, con una sorprendente, quantità di sfaccettature. Continua a leggere