Zibaldone: Le due culture, Ideology, Teatro Oyes, Il nulla.

11 ap 13 0,91Leonardo Terzo, Open the Door, but Do Not Enter, 2014

1. L’antica questione delle “due culture”.
Ho ascoltato ieri una conferenza sulle famose e cosiddette “due culture”, cioè cultura scientifica vs cultura umanistica. In realtà si è rivelato solo un tentativo di abbigliare in veste paludata una questione di bottega sulle valutazioni per i concorsi universitari. Di fatto il nucleo della questione originaria è semplice. La scienza è solo conoscenza della natura e della realtà, ma su tale conoscenza non è in grado di dare giudizi etico-filosofici verificabili. La filosofia e le discipline umanistiche hanno invece e appunto il compito di dare tali giudizi che di necessità non sono però scientificamente verificabili, ma totalmente arbitrari, perché i valori umani sono stabiliti dalle comunità sociali secondo proprie convenienze.

Per esempio io preferisco la cosiddetta democrazia, mentre un nazista preferisce una cosiddetta dittatura, ma non c’è alcun criterio oggettivo che prescinda da una valutazione di parte per preferire l’una o l’altra. Inoltre lo scienziato ha delle conoscenze verificabili riguardo alla natura, ma quando esce da tale ambito deve agire anch’egli sulla base di valori umani arbitrari e relativi, come qualunque umanista. L’umanista a sua volta si regola eticamente secondo le sue scelte arbitrarie, ma sulla conoscenza della natura può solo attenersi all’oggettività della scienza.

2. Ideology
Ideology, as any structured vision, may be prized or depreciated for its steadiness. The same conflicting attitudes may be roused by a mobile and fluctuating vision of the world. Realism appreciated positivist certitude. Modernism appreciated anything new. Postmodernism appreciates fluctuating mobility everywhere.

3. Compagnia Oyes
Ho visto stasera 14 ottobre, allo Spazio Tertulliano (via Tertulliano 68) la prima di “Va tutto bene”, testo e regia di Stefano Cordella, con la compagnia Òyes. È uno spettacolo che affascina, commuove e incanta. Affascina con la semplicità e l’invenzione della messa in scena. Commuove perché ci porta nel cuore di gente comune che vive tra illusione, alienazione e incoscienza una vita futile che diventa però leggendaria, per l’intensità e la credulità con cui è vissuta. Questo misto di inconscio coraggio e vigliaccheria abitudinaria, molto difficile da rendere, mette in evidenza la straordinaria bravura degli attori che riescono a suscitare tutti i sentimenti appropriati: antipatia e compassione, riso e strazio, senso di superiorità e condivisione della bassezza. Si è coinvolti anche se vogliamo credere di non essere così. Grazie a Vanessa Korn, Dario Merlini, Alice Francesca Redini, Umberto Terruso, Fabio Zulli. Andate a vederlo, si replica fino al 20 ottobre

4. La questione del “Nulla”
Il “nulla” è un concetto nel senso proprio di “concepito” ovvero “pensato”. Esso nasce come sinonimo di mancanza particolare e specifica di qualcosa che c’è o che c’era, e ora non è più dove o come lo avevamo esperito (visto o incontrato).
Se è vero che nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, la modificazione è la mancanza della cosa o della condizione precedente, che ora è diventata un’altra cosa, o è stata spostata in un altro spazio. Questa mancanza o “nulla”, in luogo del precedente, o diversa dal precedente, è reale. E quindi ha senso dire per esempio: “dove c’era la sedia, ora non c’è nulla”.
Ma il concetto di “nulla” di cui tanto si discute non è più una mancanza particolare e specifica di qualcosa che prima c’era, bensì l’idea che questa mancanza non sia una trasformazione di qualcosa di specifico e limitato, ma l’assolutizzazione di una mancanza totale di tutto l’esistente. È quindi una trasposizione per estensione di un concetto logico e verificabile in un concetto illogico e inverificabile.
I fisici usano in luogo del “nulla” il concetto di vuoto. Anche qui sorge il problema se il vuoto assoluto sia verificabile o sia solo un’invenzione o formulazione paralogica simile al concetto di “nulla”, che non può esistere, anche perché, se esistesse, non sarebbe concepibile da nessuno.
Quindi in quanto concetto concepito, il nulla è un’invenzione, estensiva di ciò che non si può estendere, e che è solo apparentemente pensabile. Il concetto del “nulla” pensato è solo uno sbaglio del pensiero. Non sappiamo cosa stiamo pensando perchè è qualcosa che non sappiamo pensare.
Alla domanda: “perché c’è qualcosa che chiamiamo universo invece del nulla?”, non si può rispondere, appunto perché il concetto di nulla assoluto è un errore, un non senso frutto di immaginazione fallace.