Poesia e formulazione pragmatica

6 maggio 13 009Leonardo Terzo, Forme del mondo, 2014

L’intervento della poesia per orientare la prassi politica e sociale dei contemporanei può avvenire su vari piani. Quello del mito-modernismo e del Gran Tour Poetico, realizzaro da Tomaso Kemeny, è propriamente pragmatico ed evenemenziale, e va inteso e giudicato sulla base dei buoni risultati verificabili con indagini, non di mercato, perché non si vende niente, ma di interesse suscitato.

D’altro lato, mentre è ancora possibile trovare lettori di poesia, raramente si trova nei lettori stessi reale consapevolezza su come la poesia opera, e ancor più può operare, coi suoi mezzi, in una realtà in cui la comunicazione è globalizzata. Non globalizzata geograficamente e socialmente, ma nella combinazione di tutte le economie espressive. Si tratta di una globalizzazione che ingoia parole e immagini, ritmi e suoni, istruzioni per l’uso ed estatici rapimenti.

La domanda che occorre fare, a chi legge e anche a chi non legge, dovrebbe essere l’inizio di un’indagine di mercato dell’Utopia. È in questa direzione che si combatte la battaglia per la bellezza, mostrando tutte le favolose opzioni che la bellezza propone.

La poesia non serve più alla memoria, ma forse nemmeno più solo all’incanto. All’incanto aggiungerei la modesta proposta di scoprire la poesia come guida al fascino della formulazione.  È una capacità che riguarda tutte le arti, ma l’arte della parola è la più articolata e sottile, perché allo stupore dei sensi fornisce l’animosità dell’intelligenza.

Come primo passo in questa direzione pragmatica verso la coscienza utopica, mi limito a suggerire che la formulazione del verso implica un calcolo, una misura, che porta alla luce la funzione che la poesia ha sempre avuto, ma che forse non è mai stata abbastanza considerata. La formulazione poetica è il primo atto di un esercizio che ci insegna a riconoscere le forme del mondo, ad orientarci fra di esse.

Per cui per esempio, quando un bambino converte le sue pulsioni in linguaggio, oppure quando un astrofisico calcola i tempi di esposizione dei suoi strumenti esplorativi, non fa che riapplicare alle pulsioni e agli astri la sofisticata abilità di articolazione che l’uomo primitivo, come l’uomo d’oggi, ha appreso inizialmente e continuamente articolando parole in una forma di cui il verso è la più fascinosa e utopica realizzazione.