Postmodernità e Zeitgeist 15. Arte e anche no, perché non si capisce.

DSC_0290Leonardo Terzo, Ready Made, 2015

La pratica pseudo-creativa di Beuys (che si fa avvolgere in un tappeto sporco di grasso, insieme ad un coyote per una settimana, e poi traportare in aereo col coyote per riesporsi a New York) è un esempio di arte senza comunicazione decifrabile, o senza comunicazione e basta, che resta un fatto o un comportamento non comprensibile e soltanto percepibile. Ciò significa che possiamo ancora considerarla arte, se vogliamo, totalmente a nostra disposizione per le reazioni umorali che provoca, ma senza riscontro plausibile e completamente abbandonata dall’autore.

Tuttavia l’incomprensibilità dell’arte di Beuys resta paradossalmente il segnale che vuole essere ancora arte, e il suo senso potrebbe stare proprio nel fatto di non volere essere capita da un pubblico che ormai vuole solo cose facili come la pop-art.

Infatti, da un lato anche nel caso delle anonime scatole di cartone di Warhol, che motivo ha il fruitore di dedicare del tempo a queste percezioni del non senso? L’unico motivo è che gli autori, se si può ancora chiamarli così, impiegano il loro tempo in queste attività, non diverse dal gesticolare delle ricoverate nel manicomio di Firenze del famoso quadro di Telemaco Signorini.

I sostenitori della pop-art trovano il suo significato nella concretezza della vita pratica e quotidiana, di cui si imitano gli strumenti, e non lo ritengono un appiattimento sulla dimensione non estetica della vita. Ma ciò dipendeva anche dalla trasformazione dei fruitori in uomini massa. L’arte si riconciliava con la realtà adattandosi ad essa. Il realismo disponibile diventa identificazione del già esistente, senza rivelare nulla con un significato, tanto meno innovativo.

5maggio1Leonardo Terzo, Art Had a Bad End, 2010

I sostenitori della pop-art la vedono invece come una prova di democrazia estetica. L’importante è abolire l’elitismo delle avanguardie, che le aveva relegate in un isolamento dalla società. Il che è vero, ma l’isolamento era un dato di fatto derivante dalla natura dell’arte stessa come ricerca e invenzione, oltre la banalità della vita quotidiana. E anche dalla non rilevanza che l’innovazione estetica aveva per la borghesia al potere.

La differenza che l’arte produce, o dovrebbe produrre, non è più il residuo dell’aura misteriosa del rituale, ma la spinta cognitiva che il mutamento storico e civile esige da tutte le forme di produzione della coscienza. In questa ricerca di consapevolezza culturale le avanguardie erano “difficili”, ma miravano alla diffusione democratica e problematica delle scoperte e delle innovazioni in termini formali. Con la pop-art la diffusione si riduce a una resa gioiosa al rispecchiamento del noto e dell’ovvio. Quando la pop-art, per la coincidenza temporale, viene assunta dagli studenti in rivolta in Europa, ma non in America, come un’irrisione critica della realtà sociopolitica presente, essi fraintendono le intenzioni dell’autore, e di tutta la realtà politica che Warhol vuol significare. Possiamo considerarlo un ironico esempio di morte dell’autore.

Warhol copia la scatola di pomodori, elementare allusione consumistica, non per irridere, ma per celebrare. Non copia altre cose, come la scissione dell’atomo, né allude alla visione di qualche motivazione etica o peculiarità sociale. Basti paragonarla all’efficacia, popolare e divulgativa insieme, che ora invece ottiene l’arte di strada di Banksy e altri. Con la pop-art le masse si ritenevano compiaciute dalla visione nuda di un’ottusa sussistenza. La pop-art non sembra avere o anche soltanto alludere a qualche aspirazione. Ci dice che dobbiamo o possiamo essere contenti tra le scatole di cartone o davanti ad un barattolo di pomodori, come davanti al Cristo Morto del Mantegna o nella Cappella Sistina.

La non sublimazione ovvero il mancato apporto creativo di Warhol si realizza anche nelle copie delle fotografie dei personaggi famosi, come Marilyn, Mao e altri. L’apporto formale e coloristico che si dà a queste immagini è irrilevante: ciò che conta è la riconoscibilità dei personaggi, come la riconoscibilità immediata della scatola di pomodori. Il colore ci dice che si tratta di riproduzioni di riproduzioni, e che dobbiamo accontentarci di questo; è la fama che constatiamo e riveriamo, come apprendiamo e riveriamo la materialità dei pomodori. Del resto Warhol era stato un pubblicitario e ha continuato ad esserlo anche quando è stato scambiato per un artista. Infatti la pubblicità è un’arte applicata, certamente più popolare e quindi pop della pop-art. Così arriviamo a capire che l’arte sopravvive solo se applicata, anche quando crede di essere pura.

Uovo U M

 Leonardo Terzo, Utopia Melanconia,1994