Critica: arte e/o scienza ?

Leonardo Terzo, What for? Or: So What?, 2018

 

Non essendo scienza, l’arte si dedica alla rappresentazione e alla discussione dei valori, i quali, per definizione, sarebbero una scelta etica.

La critica invece può, anzi dovrebbe, essere “scientifica”, cioè dare un’interpretazione veritiera dell’arte. Senonché la critica non giudica solo (o tanto) i contenuti, ma il modo più o meno efficace in cui sono stati espressi.

Allora ci sono due prospettive, relative a due tipi di giudizio dei valori: uno sul modo, apprezzabile o meno, in cui l’arte dice ciò che vuol dire, cioè se è riuscita o meno ad essere “esteticamente” efficace, e quindi, almeno in linea di principio, a farsi piacere; l’altro se i valori etici e formali che l’opera d’arte esprime, cioè i contenuti, sono condivisibili e apprezzabili o no.

L’atteggiamento prevalente (ma non sempre) fa sì che tendiamo ad apprezzare un’opera d’arte anche se non condividiamo i valori che sostiene. E questo vale di necessità per tutte le opere del passato in cui l’etica era in tutto o in parte diversa da quella dei fruitori odierni.

Ma l’arte moderna tende all’ambiguità, e il giudizio tende ad apprezzare proprio la cosiddetta “polisemia” della funzione estetica. Il giudizio di valore finisce quindi per superare la semplice dimensione etica, per dedicarsi appunto alla dimensione estetica. O meglio evidenzia quanto le due dimensioni non siano separabili, e quanto l’autore è stato efficace nell’esprimere e sostenere i suoi valori, anche se sono diversi dai nostri.

Ma in questo modo forse i valori espressi dall’arte non sono più, o non sono necessariamente, etici, bensì formali. E l’arte moderna privilegia l’invenzione e l’espressione formale su quella etica. L’invenzione formale è il compito proprio dell’arte, e può essere paragonata all’invenzione scientifica, o per lo meno tecnica.

L’arte diventa allora un’esplorazione delle forme possibili, da applicare successivamente nelle arti applicate, appunto. Come l’architettura o i videogiochi. La modulazione e l’astrazione formale e le loro successive applicazioni diventano il laboratorio in cui la percezione indaga la realtà come una sonda materiale e culturale.