Leonardo Terzo, Arte, Critica e “Studi culturali”.

Arte, Critica e “Studi culturali”

Dagli anni ’70 in poi, l’interesse della critica si sposta dall’analisi delle opere alla funzione e agli effetti sociali delle arti. Il pubblico diventa il co-autore del testo e i suoi interessi, superando le acrobazie diagrammatiche dello strutturalismo, diventano le nuove principali direzioni di analisi: psicoanalisi, marxismo, femminismo, post-colonialismo, nuovo storicismo.

Peraltro è un processo faticoso: da un lato infatti la commistione tra società e analisi strutturale diventa post-strutturalismo, che accentua la svalutazione dei contenuti, tutti vittime del logocentrismo, cioè della forma come inganno enigmatico, che rinvia sempre a ulteriori future interpretazioni, mai però raggiungibili qui ed ora.

Perciò le interpretazioni si sganciano dalle strutture significanti, dando luogo all’appiattimento sulle dimensioni socio-politiche, e fra queste i nuovi interessi emergenti privilegiano la cultura popolare, ovvero la pop-art.

L’arte diventa solo un forma di ideologia e lo strumento rivelatore dell’organizzazione economica e culturale della società, da osservare e considerare con un interesse antropologico.

Il termine che denomina il nuovo atteggiamento sarà “Studi culturali”, dove tutte le gerarchie vengono appiattite come pratiche culturali strumento del capitalismo, sottovalutando invece la funzione progressiva del concetto di “egemonia”, come era stato concepito e spiegato da Antonio Gramsci, cioè come analisi e strumento concreto del mutamento sociale.

Tomba di Antonio Gramsci,  Cimitero acattolico di Roma