Leonardo Terzo, Arte, Ideologie, Istituzioni

Beuys e il coyote

 

Smascherare l’arte come ingannevole strumento di oppressione sociale delle classi dominanti, invece che celebrazione di valori umani universali, non invoglia i fruitori alla sua frequentazione e al suo apprezzamento.

Se invece il pubblico continua incredulamente a frequentarla, sebbene solo in parte, e per la parte che riscuote ancora stupore, se non apprezzamento, dimostra una divisione del pubblico. Il pubblico infatti è attratto o respinto non tanto per una presa di coscienza ideologica, bensì per una semplice possibilità di comprendere o no quello che vede.

Le avanguardie hanno sempre reso inizialmente problematica la comprensione, ma per il modernismo il lavoro interpretativo della critica ha avuto il compito specifico di illustrare, con ragione e con successo, il significato delle nuove poetiche.

Invece una divisione di tipo diverso si è instaurata nel periodo del post-modernismo tra un pubblico generale, che frequenta con divertito o atrabiliare scetticismo le astruserie di Wahrol o Beuys, di Cattelan o Pistoletto, e un ridotto pubblico d’élite, fatto dagli addetti ai lavori, per i quali la salvaguardia dei valori in corso è motivo di sussistenza per il loro mestiere e le loro carriere.

In effetti l’errore di queste involuzioni attiene ad una considerazione totalitaria e assolutista della critica e delle interpretazioni. L’arte (intendendo tutte le arti: letteratura, musica ecc.) non è un campo unitario e totalizzante, e dare giudizi ideologici, o estetici, o culturali di qualsiasi tipo, riferiti a tutte le creazioni artistiche, come fossero un genere unitario e uniforme, non ha senso.

Resta il fatto che parte delle istituzioni di questo settore della produzione culturale, e ancor più del mercato delle arti, ha interesse a sostenere delle gerarchie valutative soggette alle istituzioni di potere in auge.

La prova sta nel fatto che il settore dell’arte che di fatto attualmente si sottrae alle valutazioni istituzionali e di mercato è la street art. La sua efficacia non sta nello stile, sebbene anche in quello, ma nella distribuzione produttiva, che occupa degli spazi più o meno pubblici, la cui caratteristica è di non essere musei o luoghi patrocinati.

Banksy, Caron Dimonio?