Leonardo Terzo, Arte, giochi e videogiochi

Leonardo Terzo, Pronti: via!, 2018

Arti, Giochi e Videogiochi

Il gioco consiste nel rispondere ad uno stimolo, secondo certe regole, in prospettiva di ottenere un risultato che consiste nel prevalere o soccombere alle mosse degli altri giocatori. Giocare inoltre implica sempre un’esperienza di piacere.

Per esempio, quando si gioca a carte un giocatore getta una carta e gli altri reagiscono gettando a loro volta le carte con uno scopo previsto dalle regole, per ottenere un risultato di vittoria o di sconfitta. Le regole consentono e prevedono una gamma di azioni o comportamenti finalizzati allo scopo del gioco stesso.

La stessa cosa nei giochi sportivi e nei videogiochi, dove le mosse degli altri giocatori, o facenti funzione inseriti nella macchina, possono essere fatte dalle reazioni previste nel programma delle regole del gioco. La differenza è che le mosse delle macchine in luogo dei giocatori contendenti sono spettacolari, come tendenzialmente gli effetti delle mosse di ogni giocatore.

I giochi, come del resto tutte le cose, per esempio un martello, possono essere osservati da un punto di vista estetico. Ma lo scopo del martello è di battere e inchiodare, e lo scopo dei giochi è di vincere o perdere nei confronti degli avversari o della macchina, e nel far questo divertendosi, come infatti ci si diverte giocando a carte.

Perciò anche tutti i giochi possono essere considerati in una prospettiva estetica, oltre che ludica, o implicita in essa, e in particolare come estetica applicata. Ciò è evidente nei videogiochi, dove la costituzione visuale è specificamente votata alla dimensione spettacolare della visione.

Di solito paragono i videogiochi all’architettura, considerandole entrambi arti applicate, con una peculiare dimensione visiva. Ma nelle arti applicate ogni applicazione è diversa con fini diversi. L’architettura serve a fornire abitazioni o altri edifici, i videogiochi a far divertire esercitando il giocatore in un esercizio di stimolo e risposta. Ma anche il martello è bello se la sua forma è adatta ad essere maneggiato per i suoi compiti.