Arte e comunicazione 2

Malevich, Quadrato bianco su fondo bianco, 1919
(My favorite)

Eccetrismo (Questo l’ho inventato io)

Spiegando l’arte come comunicazione, nella puntata precedente, abbiamo detto che ci sono poi le diversità delle collocazioni geografiche: il futurismo, il costruttivismo e il suprematismo russi, di cui parleremo come esempio pratico.

L’arte si spande nello spazio geografico, come scenario coadiuvante del tempo. E nello spazio e nel tempo si collocano due elementi: la forma e l’effetto sensibile della forma, da interpretare e reinterpretare in parole, cioè in concetti e idee. Nonostante tutto le idee non si possono eliminare e gli artisti moderni e contemporanei cercano di ucciderle modificando vertiginosamente le forme. Come per lasciarle indietro.

Ma appena inventano una forma non resistono alla tentazione di chiamarla in qualche modo: cubismo, futurismo, suprematismo, eccetera: tutti gli altri nomi, che io sintetizzerei in eccetrismo, da “eccetera” appunto.

Le avanguardie russe per esempio esistono all’inizio del Novecento come sperimentazione letteraria, (Chlebnikov, Livsic) che dà rilievo alla sonorità degli enunciati a danno o a carico dei significati, e non condivide o non è interessata a ciò che interessa agli sperimentatori della pittura, che invece invitano Marinetti nel gennaio del 1914.

Il futurismo diventa allora un ambito in cui infilarsi, diventando per esempio cubofuturisti, egofuturisti, mentre veniva rifiutato dalle avanguardie che ricorrevano al primitivismo o alle tradizioni arcaiche. Tutto ciò in concreto non impediva, nei dipinti, come fecero David Burljuk e i suoi fratelli, di passare da qualcosa che assomiglia al post-impressionismo, al futurismo di tipo italiano, poi al cubismo, al suprematismo, al primitivismo e quant’altro. L’importante è esserci, a costo di cambiare nome e stile, come conviene.

Tutto ciò non impedisce di fare della buona pittura e delle opere più o meno interessanti o affascinanti, ma il senso di tutto è il cambiamento, o verso un preconizzato futuro, o un conveniente passato, il cui scopo propriamente avanguardistico è prendere il posto delle generazioni precedenti nelle istituzioni del potere dell’arte.

Anche in Russia abbiamo così una serie di manifesti dei vari gruppi. Per esempio il manifesto del Suprematismo, redatto da Malevich e Majakowskij nel 1915; il manifesto del Costruttivismo, di Gabo e Pevsner, del 1920. Tutti in sostanza scoprono o pretendono di scoprire l’ovvio, cioè il rifiuto di intendere l’arte come rappresentazione di qualcosa di preciso o riconoscibile, o già rappresentato. Privilegio invece della sensibilità, dell’emotività, della peculiarità, ascrivibile ad una qualche idea e idealità preminente, fino ad allora non al centro dell’attenzione.

Da un lato, a pensarci bene, il che è ovvio: sono pittori, non filosofi. Per quanto anche i filosofi, come disse Albert Camus, sono gli unici capaci di pensare e credere a certe assurdità.