Arte e comunicazione 4

Leonardo Terzo, Romanticismo e noi, 2018

L’arte figurativa e delle tradizioni aveva il compito di illustrare, e quindi comunicare coi suoi mezzi, una serie di contenuti che eticamente e politicamente prevalevano sulle forme, ma a cui le forme prestavano il piacere della meraviglia per legare il fruitore ai valori da comunicare.

La bellezza era esplicitamente un integratore formale della verità e del progresso, in una dialettica tutta da scoprire e applicare. Il principio di vero e falso cercava, e cerca ancora, di cooptare così il principio di bello e brutto.

Le avanguardie, consapevolmente o implicitamente formaliste, fanno prevalere il rinnovo delle forme per introdurre a concezioni etiche e sociali ancora indefinite, o che erano intrinsecamente suggerite dalle condizioni politiche, e che le arti dovevano tradurre formalisticamente.

In letteratura, secondo Ladislao Mittner (La letteratura tedesca del ‘900, 1975), per esempio quella di Stefan George e dell’estetismo di fine 800 è poesia dell’assoluta gratuità, fuga in un mondo irreale. Queste problematiche diventano invece ricerche linguistiche e filosofiche sul rapporto tra le parole e le cose, tra linguaggio e realtà, tra grammatica e logica, e quindi tra logica e realtà nelle ricerche di Frege, Peirce, fino al Tractatus di Wittgenstein.

E dopo la seconda guerra mondiale i letterati del Wiener Gruppe, il cui manifesto sono gli otto punti dell’atto poetico, si separano dagli artisti della pittura e della musica, rompendo la simbiosi artistica delle prime avanguardie. In un primo tempo celebrano il silenzio per non cadere preda del mercato, ma qualche anno dopo si reintegrano come niente fosse, col favore della politica dei premi letterari. Infatti negli anni ’60 l’avanguardia diventerà una moda e il successo neutralizzerà le velleità ribellistiche.

Ma tornando alla prima natura e finalità delle avanguardie, se la lingua ha una versione ed un uso referenziale che non può essere confuso e sostituito da quello estetico, sebbene le due funzioni non possono non condizionarsi, la presentazione e rappresentazione per immagini ha un uso documentario e referenziale che ha maggiore difficoltà a separarsi davvero e chiaramente da un effetto estetico.

L’ambito in cui queste problematiche sono apparse più evidenti e oggetto di riflessione è la fotografia, e quindi il cinema, che non a caso a loro volta hanno influito fortemente sull’arte contemporanea, sia figurativa che narrativa e poetica.

Per usare termini saussuriani, la comunicazione avviene tramite la parole, ma la parole, e quindi la comunicazione non può avvenire senza la base della langue, da cui la parole dipende e discende. Se non ci si sottopone alla langue non c’è la comunicazione della parole.

Certo è l’accettazione di un ordine, e si può cambiare l’ordine, ma non si può farne a meno. Non a caso gli esperimenti dada sulla pronuncia e l’uso delle parole svuotano il significato e aboliscono la comunicazione. Non per inavvertenza, incapacità e insensatezza, come credono i suoi avversari, ma per intenzionale derisione e distruzione.