Arte e comunicazione 11

Leonardo Terzo, Arte e utopia, 2018

Arte, comunicazione, utopia.

La ricerca delle avanguardie e dell’astrazione nell’arte può avere i connotati dell’utopia. Nei due sensi del termine: come mondo che non esiste, e come mondo della perfezione. Il non esistere a sua volta può essere negativo, appunto perché non realizzabile, oppure positivo, perché il non esistere ancora è un’apertura ad ogni possibilità e quindi anche di perfezione auspicabile ancora ignota.

I due concetti sono: inesistenza e perfezione etico-politica, che nell’arte deve concretizzarsi in realtà formale. E qui di nuovo emerge lo strumento del formalismo in cui si deve tradurre ogni valore, ma soprattutto la potenzialità dell’immaginario, in cui consiste appunto la poetica, cioè il proprio dell’arte.

A differenza della nozione politica di utopia, la nozione poetica capovolge il connotato negativo della non esistenza in apertura ideale alla creatività. Dall’irrealizzabile alla prefigurazione. Che però si avvale di una figurazione.

L’utopia politica veniva prefigurata nel futuro, l’utopia artistica delle avanguardie si realizza immediatamente, appena concepita come arte, perché non prefigura una realizzazione politica. Forse un tempo ciò era comportabile, ma ora le speranze o le velleità politiche degli artisti non esistono più.

O forse dimostrano una prefigurazione non politica, bensì gnoseologica, perché ormai la realtà è comunicazione. L’autonomia moderna dell’estetica ne fa una dimensione conoscitiva che si trasfonde in ricerca delle nuove dimensioni del mondo. Per lo più tecnologiche, sembra, e tutti lo sanno e stanno a vedere che succede. L’economia è pubblicità e la pubblicità è arte. Per lo meno, l’unica arte ancora efficiente. Le rivoluzioni sprofondano e riemergono tramite le politiche, o poetiche, del mercato. Invece di andare su Marte, come si credeva negli anni ’50, si parla al cellulare.

L’arte non ha mai previsto di parlare al cellulare, perché tuttavia la spinta utopistica delle avanguardie ha sempre ritenuto raggiungibili obiettivi più alti e non così prosaici. L’utopia, come le poetiche, vive preconizzando qualcosa che non sa, ma è inficiata ancora da una teoria che va sulla luna e non produce i cellulari. L’utopia dell’arte sbaglia gli indirizzi del progresso, perché formatasi in tempi in cui la poetica e il progresso erano informati a ideali poco in sintonia con la concretezza del possibile contemporaneo. Se il dadaismo di Duchamp non è riuscito a distruggere l’arte, la pop-art di Warhol lo ha fatto senza avvertire i suoi estimatori, come per esempio Arthur C. Danto.

Leonardo Terzo, Utopia e arte, 2018