Women’s Art is it (or may be) different from Men’s Art?

Diane Arbus

L’arte delle donne è (o può essere) differente dall’arte degli uomini?

(Riflessioni in vista di una mostra di “Arte al femminile” da tenersi tra maggio e giugno 2019, alla Galleria Arte 17 di Pavia,)

1. L’arte femminile può essere differente dall’arte maschile? Cioè il sesso dell’artista determina in qualche modo la natura dell’arte?

Questo tipo di distinzione si individua più facilmente nei contenuti. Ma questo livello non sarebbe propriamente artistico, cioè stilistico e formale, bensì appunto contenutistico. Tuttavia anche il contenuto è una dimensione dell’arte, e quindi è un elemento di possibile distinzione dell’estetica di genere.

Se un contenuto femminista (e non femminile) può essere individuato, può peraltro non avere un autore femmina, ma solo femminista, sebbene maschio. Pensiamo a Casa di bambola di Ibsen.

Un possibile modello di distinzione si può vedere in letteratura, dove le autrici sono state sempre numerose, ed effettivamente, come per esempio Virginia Woolf o Barbara Pym, sembrano contenere una dimensione di sensibilità e di interessi, anche contenutistici, che sembrano propri del modo di essere femminile. Che sia una evenemenzialità storica della scrittura di autrici donne di fatto induce ad attribuirla appunto al genere. Non perché dovesse essere determinatamente così, ma perché storicamente è stato così.

Questa possibile differenza può essere individuata solo a posteriori, e in effetti Woolf e Pym inventano un loro stile e un tipo di contenuti specificamente loro, che noi possiamo considerare femminili e quindi femministi.

Domanda. E’ individuabile una tradizione storica femminile nella pittura?

2. E’ possibile concepire una realtà culturale femminile che non sia coinvolta e condizionata dalla storia di una secolare subordinazione al potere maschile?

E’ un errore reagire allo stato di cose così ipotizzato come se non fosse possibile essere non condizionati, sia nel passato che nel presente, da un’oppressione antifemminile del potere. Il fatto che un condizionamento sia esistito, non dovrebbe essere necessariamente ipotizzato come un potere a cui non si è mai potuti sfuggire. Anzi la diversità femminile, anche quando disprezzata dal potere maschile, non poteva essere negata come peculiare dimensione della realtà, e come tale inevitabilmente pertinente e competente in un certo tipo di rapporto col mondo, sia materiale che intellettuale.

3. Da un altro punto di vista, la realtà femminile è stata comunque continuamente documentata, e come tale risultava titolare di una porzione di realtà che, sebbene sottovalutata e anche sfruttata, era una presenza inevitabile della cultura sociale, economica, (e quindi bisogna ipotizzare anche estetica).

Esempio pratico: quando le due guerre mondiali ebbero come effetto la sottrazione e l’uccisione di una o due generazioni di giovani, che non poterono quindi svolgere i compiti e le usuali attività lavorative, sociali e intellettuali, il loro compito fu svolto dalle donne, in fabbrica, negli uffici, nella ricerca, e dovunque. Questo fatto dimostrò praticamente la capacità femminile di sostenere la società esattamente come erano stati capaci gli uomini fino a quell’epoca.

Il fatto che, nella valutazione politica e culturale delle attività e capacità realizzative, le donne fossero considerate inferiori non impediva di utilizzarle invece tutte le volte che era necessario. Facevano e ancora fanno gli stessi lavori degli uomini, ma non vengono egualmente riconosciute e adeguatamente compensate.

4. Un possibile equivoco, che non è necessariamente tale e va considerato caso per caso, è di considerare un tipo di arte trasgressiva e d’avanguardia come una ribellione al regime maschilista delle convenzioni, cosa che può anche essere, oppure no ed è solo una ribellione estetica.

Oppure è una coincidenza non si sa quanto casuale o voluta: per esempio il cinema di Antonioni, (specialmente la trilogia: L’avventura, L’eclisse, La notte) in cui il protagonismo femminile e femminista coincide con la rivolta dell’autore alle convenzioni della narrativa tradizionale. Un’ipotesi plausibile è però proprio la necessità di questa apparente coincidenza, perché la rivolta stilistica di quelle opere trova i suoi giusti argomenti nella rivolta socio-culturale del femminismo implicito, ma evidente.

Tuttavia ancora tutta la tradizione filosofica e culturale dell’Occidente, a partire da Platone, in termini di intelletto, spirito, lingua, storia, capacità simbolica, arte, ha connotati considerati maschili, mentre l’opposto: caos, mancanza di forma, corporeità, materia, matrice, natura, è considerato propriamente femminile.

D’altro lato l’arte è propriamente comunicazione, cioè articolazione di messaggi condivisibili, che però il modernismo ha messo in discussione e ha gradualmente cercato di destrutturare. Si potrebbe ipotizzare che l’affermarsi del femminismo coincida con la destrutturazione del linguaggio artistico della tradizione. Ma se anche ciò fosse in parte plausibile, è tuttavia necessario rivendicare alla femminilità, e da sempre, tutta l’intellettualità, lo spirito, la storia, che la filosofia maschile le ha nei secoli negato, senza necessariamente operarne una destrutturazione.

Resta il fatto che l’arte, per la sua natura creativa e immaginativa, può utilizzare qualsiasi contenuto, anche tradizionalista e maschilista, non condivisibile, e ottenere un risultato estetico apprezzato e condiviso.

Edouard Manet, Berthe Morisot