Arte al femminile

Leonardo Terzo, Rejoicing Females, 2019

1.

Queste riflessioni sono suggerite da un testo di Rita Felski, intitolato: The Dialectic of ‘Feminism’ and ‘Aesthetics’.

Un effetto del femminismo è stato un ritorno alla politicizzazione dell’arte, sia alla produzione che alla ricezione, contro la concezione dell’autosufficienza estetica propria delle teorie formaliste e moderniste.

Queste due tendenze, cioè dell’autonomia e della dipendenza dal contesto socio-politico, in realtà, che lo si voglia o meno, coesistono sempre: la diversità consiste nel fatto che l’arte utilizza i contenuti sociopolitici con una creatività che li rielabora, traducendoli in un linguaggio formale proprio, che allo stesso tempo svela certe perspicuità culturali della politica.

E’ come trasporre il messaggio in un altro contesto (in termini semiotici: da una funzione referenziale ad una funzione autoriflessiva, cioè estetica), in questo modo anche trasformandolo. Il significato tenderebbe ad essere uguale, ma la forma diversa ne evidenzia altri aspetti.  Questo perché nell’arte la forma è lo strumento preminente, che tratta il messaggio subordinandolo agli effetti sensibili che comunicano il significato.

Forma e contenuto (significante e significato) naturalmente collaborano anche nei messaggi referenziali, dove però l’apporto del significante è implicito. Nel messaggio estetico la forma ispira invece il ricevente ad aprirsi ai suggerimenti, anche di contenuto, che la sua peculiarità costitutiva implica. Il messaggio viene così problematizzato, senza un’automatica equivalenza strumentale della dimensione estetica e quella politica.

Ma in pratica il messaggio dell’arte può avere tutti i trattamenti: solo politico, solo estetico, oppure problematico. La scelta fra questi tre tipi di decodificazione dipende dal ricevente, che, come la teoria ha indicato con l’idea della “morte dell’autore”, deciderà secondo i suoi interessi al momento della ricezione.

Senonché, anche se il ricevente privilegia una delle tre soluzioni di decodifica, di fatto non può eliminare del tutto anche le altre, che agiscono così con effetto subliminale.

 

2.

D’altro lato i fondamenti etici e sociopolitici di una comunità in una qualsiasi fase storica sono quelli che sono, e un esempio di celebrazione e insieme di critica dei valori della civiltà americana a metà dell’Ottocento in un’opera come Moby Dick è collocato su una baleniera e non in una scuola di cucito. Ma questo non impedisce di apprezzare l’opera anche se nemmeno io sono indotto ad ammirare quel contesto narrativo come un esempio di atteggiamento ed esperienza esistenziale che vorrei vivere.

Allo stesso modo non escluderei di leggere con interesse le vicende di una scuola di cucito, anche se anche quello non sarebbe un ambiente plausibile nella realtà della mia educazione e della mia vita.

Ma c’è una necessità di verosimiglianza, e una società dove predominano i valori maschili va raccontata e descritta per quello che è, e il risultato e l’effetto narrativo non dipendono da eventuali giudizi e pregiudizi di carattere politico-sociale. Anche perché altrimenti tutti prodotti artistici dell’antichità, ispirati a valori diversi da quelli caratterizzanti la democrazia moderna, non sarebbero apprezzabili o addirittura comprensibili.

E’ vero tuttavia che talvolta questa dislocazione di contesto e di valori non è accettabile, o è meno sopportabile, come è successo per i romanzi di Louis-Ferdinand Céline, accusati di contenere ideologie proto-fasciste e antisemite.

E qui conta anche la necessità storica dell’apprezzamento di alcuni valori in determinati periodi e circostanze. Di nuovo il fruitore è padrone delle sue decisioni, e può accettare i romanzi di Céline o di Melville anche se non ne condivide le ideologie, esplicitate o latenti che siano.

 

3.

Queste osservazioni sono più rilevanti in letteratura, dove la materia creativa è direttamente espressa nelle stesse forme della politica e della filosofia. Nella pittura invece la costituzione formale non esplicita direttamente e chiaramente una ideologia etico-sociale precisabile ed evidente. Ma non è escluso che i fruitori possano egualmente intravvedere motivi di apprezzamento o di rifiuto di carattere femminista o antifemminista. Questo è un genere di studi da edificare, e può essere un campo di ricerca fecondo proprio perché problematico e poco esplorato.

La mostra di maggio alla galleria Arte 17 di Pavia è un’occasione di riflessione su questi argomenti e si presta a questo scopo per l’intento esplorativo possibile.

Studiosi come per esempio il sociologo e filosofo Pierre Bourdieu (1930-2002) vedono l’arte come una maschera formale dei valori delle classi dominanti, che sarebbe compito della critica smascherare. Al contrario una visione trascendente il contesto storico e sociale tende a mitizzare l’artista come genio solitario, oppure al contrario a vedere proprio nella specificità formale dell’arte un mezzo per de-familiarizzare e sovvertire la dimensione ideologica dei contenuti.

Ma la specificità formale dell’arte può di volta in volta essere utilizzata per dedurne posizioni ideologiche opposte, femministe e anti-femministe. Poiché il rapporto tra estetica e ideologia può essere sia di interazione che di tensione e divaricazione, la scelta dovrebbe perciò essere di tipo dialettico.

Senza escludere soluzioni formali esplicitamente politiche, i fruitori potranno essere egualmente consapevoli che in altri momenti, in altri contesti e situazioni sociali, l’interesse ideologico sia meno cogente e quindi inseribile in una visione meno conflittuale e più problematica.