Frida Kahlo

Frida Kahlo disegnata dalla scuola elementare Berchet di Pavia

Frida Kahlo per l’arte al femminile.

1.

Frida Kahlo è tra le più attuali e celebrate artiste della contemporaneità. Da un lato la sua pittura ha delle qualità intrinseche evidenti, dall’altro la sua qualità ha avuto un potenziamento dall’atmosfera di rivendicazione femminile e femminista degli ultimi cinquant’anni. Peraltro la sua pittura è ammirevole da molti punti di vista, di cui la femminilità e il femminismo sono solo un’ultima prospettiva.

Queste prospettive celebrative sono per esempio il fascino caratteriale di un’arte permeata di malinconia, e anche sofferenza, aspetto che è stato attribuito agli artisti dal romanticismo in poi, e che in lei hanno una effettiva e profonda motivazione a causa dell’incidente automobilistico che ha menomato la sua corporeità, e che è visibile esplicitamente in molti dei suoi autoritratti, dove accanto alle caratteristiche del viso è evidente la sua specifica difficoltà comportamentale, da taluni vista addirittura come “grottesca”.

Un altro aspetto è quello terzomondista, come pittrice messicana che evidenzia una peculiarità etnica e politica: ricordiamo che il Messico è la terra di una spettacolare evenemenzialità rivoluzionaria, che si celebra nella Storia accanto a quella statunitense, quella francese, quella russa, e a tutte quelle con varie altre localizzazioni. Ma la rivoluzione messicana aveva una prospettiva sociale contadina, proletaria e perfino socialista, anche se poi tradita e sostituita da varie dittature.

C’è poi il fascino dell’autoritratto, da Leonardo a Michelangelo e tanti altri, che in lei ha una peculiare realtà visivamente ricca e ambigua: non nasconde la non bellezza di certi particolari del viso e della bocca, che si trasforma poi però in bellezza, in quanto peculiarità fisiognomica esplicitamente esibita come un vanto. Il realismo del ritratto viene anche arricchito dalle acconciature insieme peculiari, personali ed etniche.

Tutte queste caratteristiche sono state interpretate in modi vari: per esempio André Breton, poeta e critico surrealista, ha visto nell’arte e nella vita di Frida Kahlo una dimensione surrealista, che lei ha accettato volentieri pur dicendo di non averci effettivamente pensato. Forse tutta la sua esistenza è infatti “surreale”.

 

2.

Il nesso tra surrealismo e femminismo reperibile nelle opere di Kahlo starebbe nella fisicità corporea come manifestazione dell’inconscio. Questi peraltro sarebbero due aspetti derivanti dalla separazione dall’intellettualità e dalla razionalità che il maschilismo proietta tradizionalmente e negativamente nella donna. Il surrealismo di Breton capovolge il giudizio su due aspetti della donna, ma non li nega.

La dimensione surrealista della creatività femminile rivelerebbe una dinamica produttiva istintuale, non più vista come mancanza di intellettualità, bensì come intenzionale utilizzazione di una parte umana, il corpo, tradizionalmente trascurata o disprezzata, anche perché considerata prevalente nella femminilità. La corporeità sarebbe insieme affascinante come sessualità e orrida come irrazionalità. La psicanalisi esplora questa contraddizione intellettualmente, mentre la rappresentazione visiva, dall’arte alla fotografia, la presenta sensibilmente.

L’arte è tradizionalmente il dominio del sensibile rispetto all’intelligibile, e nel momento che tale dominio viene esplicitamente presentato, diventa oggetto di una intenzionalità creativa non più assolutamente inconscia e irrazionale, bensì adoperata con una consapevolezza evidente. La rappresentazione di Kahlo del parto, del sangue e dei feti, comunica, in una dimensione visiva, ma intellettualmente comprensibile e condivisibile, l’orrido della corporeità.

Vediamo così che l’arte è in grado di recuperare la sensibilità anche nel dolore per renderla piacere. Invece l’’astrattismo e le avanguardie tendono ad abolire l’identificazione intellettuale della rappresentazione, e privilegiano una percezione sensibile, per così dire, allo stato bruto, che ritengono più autentico. Resta solo la forma di ciò che si vede e non il significato.

Ma c’è un altro aspetto nell’arte di Kahlo, ed è la rappresentazione suggestiva della sofferenza, il coraggio stoico di sussistere in una situazione psichica dolorosa, che si scontra tacitamente col piacere che lo spettatore riceve dalla fruizione estetica della rappresentazione dolorosa.

La censura subita dal nudo disegnato da Alice Zinzi (qui in fondo e che vedrete alla mostra), per esempio, è una manifestazione del disturbo che la corporeità è ancora in grado di suscitare, non tanto come erotismo, sebbene anche per quello, bensì come spia di un’abiezione dell’identità umana, opposta ad una più tradizionale tendenza all’idealizzazione.

L’arte è sempre stata il mezzo di questo tipo di sconfinamenti. Senonché i pittori maschi erano ritenuti in grado di nobilitare la rappresentazione di quella materia, mentre sull’artista donna incombe sempre il sospetto, che l’opera di Kahlo sembra confermare.

Resta il fatto che la dimensione artistica della visione e della comunicazione è un ambito dove istituzionalmente tutto si trasforma non tanto in purezza, quanto in accessibilità: l’arte trasfigura e rinvia in un ambito dove non c’è il principio della censura. L’arte è disvelamento del tutto, dove niente si può nascondere. Anche se nella realtà ciò succede continuamente, questo fatto viene considerato non tanto o non solo aberrante, quanto piuttosto stupido, eticamente vile e sprovveduto.

Alice Zinzi, Scuola d’arte: esercizio di copia, 2018