Leonardo Terzo, Funzione estetica: rituale, mimesi, sovrastruttura, comunicazione

Rituale: Bicocca Stonhenge

L’arte nasce come rito.  Ma dopo la funzione rituale, il rapporto tra società ed arte è diventato, nel volgere del tempo, prima un rapporto mimetico, poi sovrastrutturale, e ora comunicativo.

Il modo di rapportarsi alla società della mimesi è la rappresentazione per imitazione delle identità e delle caratteristiche naturali e sociali. Tale rappresentazione assume delle forme e dei valori propriamente artistici, cioè autoriflessivi, pertinenti alla funzione svolta dall’arte. Tale funzione è appunto di identificare e manifestare il contenuto attraverso le forme.

 

Mimesi: bella ragazza

 Il rapporto è poi considerato, ed effettivamente diventa, sovrastrutturale: la realtà e l’arte si pongono in rapporto tramite una mediazione per convenzione culturale, non più necessariamente mimetico, ma come qualcosa generato dalla realtà e sovrapposto ad essa con una sua formalità. I valori economici generano i valori sociali, e poi infine i valori formali dell’arte. L’arte come sovrastruttura diventa sia strumento di conoscenza dell’organizzazione sociale e materiale, sia valore che si individua nella capacità di spiegare la struttura socio-economica.

Sovrastruttura: atteggiamento

La sovrastruttura diventa poi, con lo stesso processo diversificante ed evolutivo, mezzo di comunicazione e informazione: il mezzo è il messaggio e il messaggio è il mezzo, cioè tecnica e tecnologia informativa. Lo era da sempre, anche prima, ma questo aspetto non era considerato primario e necessario alla comprensione.

Comunicazione: fotografi

Come già detto, l’estetica è consustanziale al valore (contenutistico e formale), tuttavia il voler essere valida dell’opera estetica è sufficiente, anche se non per tutti ci è riuscita.

Ma come incide l’arte sulla società? Incide ponendosi come tale, cioè influendo per accessione su tutti i campi della cultura antropologica. La condizione umana è una coscienza culturale su cui l’arte influisce partecipando dovunque coi suoi mezzi. Ma quali mezzi? L’autoriflessività in primo luogo, che ci insegna come funziona il piacere del sapere e del capire: capire tutto, anche la grandezza e la piccolezza dell’essere e dell’esserci.

La stratificazione dei saperi attraverso una metodologia peculiare produce il compiacimento della riuscita. L’effetto e il valore estetico è la percezione intellettuale e pratica della riuscita, coi mezzi disponibili, nelle condizioni date: storiche, sociali, scientifiche. E’ il constatare che cosa si riesce a fare con ciò che si ha e con ciò che si è. Come dice Leopardi: la bellezza è convenienza, (“Della bellezza e della grazia”, Zibaldone, 1832).

L’arte si rivela così un’utilità, il cui fine è l’episteme dell’autoriflessività: ci insegna come funziona il mondo che ci siamo dati.