Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati. (Seconda puntata)

Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati.

(Seconda puntata)

Anche le connotazioni, però, hanno subito variazioni. In latino homo, da cui l’italiano “uomo”, era l’essere umano, mentre la persona di sesso maschile era indicata da vir, di conseguenza, in origine, la virtù indicava il coraggio in battaglia. In molte lingue (tra cui l’italiano e l’inglese) invece, il termine “virtù” per lungo tempo ha indicato la castità femminile. Il messaggio che possiamo ricavare da questo passato confuso è che è meglio non tentare di ricondurre a un unico significato parole di cui è comunque possibile capire il senso, non insistere cioè nel dare un’interpretazione univoca di un vocabolo di uso comune.

Alcuni potranno pensare che questa lezioncina etimologica abbia ben poco valore. Nessuno conosce o riflette sul passato e l’impiego odierno del vocabolo “uomo” per indicare “essere umano” continua a rimanere discutibile. A questo punto, però, occorre affrontare le questioni pratiche. Ripetere frequentemente “uomo e donna” è goffo, compromette il ritmo e la scorrevolezza di una frase, e inoltre crea un’enfasi non voluta. Quando si usa spesso “uomo”, è perché questa parola è sufficientemente neutra e rapida per convenire a una buona prosa.

Per lo stesso uso neutro, il tedesco usa il termina man senza troppo discostarsi dal sanscrito, dal momento che significa “persona”. L’inglese ha mantenuto la stessa parola per l’identico scopo fino al 1100 circa. In tedesco, inoltre, esiste il lemma Mensch col significato di “essere umano”. Tirando le somme, il francese (homme) e il tedesco conservano entrambi lo stesso doppio significato di uomo in senso generico. Dopo tutto, è d’obbligo scrivere in una prosa decorosa, il che comporta evitare stravaganze stilistiche e l’eccessiva insistenza sul dettaglio, caratteristiche necessarie, invece, nella scrittura legale. Inoltre, coloro che si battono per la riforma del linguaggio cadono in un’aperta contraddizione: desiderano che il termine “donna” appaia ogni volta affiancato a “uomo”, ma chiedono anche che s eliminino le definizioni specificamente femminili come, per esempio, “attrice”.

La verità è che qualsiasi pratica linguistica che implichi il porsi in modo consapevole dei problemi di genere è destinata a sconfiggere se stessa, poiché inevitabilmente finisce per spostare il fulcro dell’attenzione dalla lingua verso una questione sociale, benché senza dubbio importante. A questo proposito, è ben poco plausibile sperare che rimaneggiare le parole aiuti a rafforzare il rispetto verso le donne tra coloro che non ne hanno affatto, oppure possa aumentare l’autorità delle donne e i loro stipendi nei luoghi in cui si annida il pregiudizio.

Infine, non si può non ritenere che, per un senso di equanimità nei confronti di tutte le categorie umane, queste dovrebbero essere menzionate una per una ogni qual volta ci si riferisce alla massa, e che quindi l’elenco dovrebbe comprendere non solo uomini e donne, ma anche gli adolescenti; costoro infatti, pur avendo svolto un ruolo rilevante nella storia, non vengono compresi nella locuzione “uomini e donne”. E a ben guardare, meriterebbe una menzione anche un’altra categorie, quella dei bambini. I bambini prodigio sono certo una categoria ristretta, ma non bisogna dimenticare il gruppo molto più ampio dei ragazzini (e talvolta ragazzine sotto mentite spoglie) di otto, dieci e dodici anni che, in Occidente, hanno suonato nelle bande degli eserciti o prestato servizio come mozzi sulle navi. Le navi di Colombo ne avevano una schiera numerosa, e tutti i grandi esploratori del Nuovo Mondo fecero affidamento su squadre ragguardevoli di questi infaticabili membri dell’equipaggio. Il dipinto di Manet e quello di Eva Gonzales sul piccolo pifferaio ci ricordano che si impiegarono questi piccoli trovatelli ancora dopo la metà del XIX secolo; forse l’ultimo bambino ad essere stato così commemorato è quello ritratto dal dipinto di Eastman Johnson, Il tamburini ferito, che risale all’apice della guerra civile americana.