Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati. (Terza puntata)

La cultura occidentale ha anche un debito meno crudele verso i bambini, grazie a quell’antica istituzione che è il coro delle voci bianche. Nell’Inghilterra rinascimentale i Boy Players erano attori professionisti organizzati in compagnie teatrali, non semplici appassionati come nelle scuole di teatro moderne: tanto che una di queste arrivò addirittura a competere con la troupe shakespeariana.

Il contributo culturale degli adolescenti è più vario e meglio documentato di quello dei bambini e rimanda alla notevole differenza tra i tempi antichi e l’epoca in cui viviamo per quanto riguarda il modo di relazionarci all’età anagrafica. Il fatto che la scrittrice ottocentesca George Sand abbia dichiarato che a 28 anni era ormai troppo vecchia per sposarsi (per il costume dell’epoca era diventata zitella a venticinque) o che Riccardo II all’età di appena, quattordici anni, abbia affrontato da solo la massa di ribelli di Wat Tyler, placandoli con un discorso, risulta per noi inverosimile.  Fin quasi all’inizio del nostro secolo la società dava agli adolescenti ruoli di responsabilità sociale: Rossini diresse per la prima volta un’orchestra all’età di quattordici anni, e fu a capo della Filarmonica di Bologna a diciotto; in un’occasione simile Weber era anche più giovane.

In guerra e in politica i posti di comando erano acquisiti precocemente. Alexander Hamilton anch’egli quattordicenne, dettò le regole che dovevano rispettare i capitani che commerciavano con la ditta che lo aveva assunto a St. Croix Island; e aveva solo diciannove anni quando Washington lo promosse aiutante di campo. Il politico britannico William Pitt l giovane fu nominato primo ministro all’età di ventitré anni; l’astronomo Giuseppe Luigi Lagrange diventò professore di matematica alla scuola di artiglieria di Torino a diciannove anni. Nel manuale di buone maniere di Castiglione, Il cortegiano, una delle figure di spicco è quella di Francesco della Rovere, nipote del papa, all’età di diciassette anni e futuro “generale di Roma”. Castiglione lo descrive nel momento in cui ha appena perso una battaglia, ma non il rispetto degli amici: il suo rango, il suo fascino e la sua intelligenza assicurano che verrà ascoltato come fosse un filosofo maturo. Gli adolescenti potevano trovarsi a capo di eserciti in battaglia, dal momento che il giovane scudiero di un anziano guerriero poteva essere fatto cavaliere all’età di dodici anni, e le tappe venivano bruciate con facilità, come testimonia l’età di numerosi marescialli napoleonici.

Le carriere lampo in ambito culturale erano dovute alla mortalità precoce che spingeva i giovani ad affrettarsi. Melantone scrisse una discreta opera teatrale prima dei quattordici anni, mentre il saggio di Pascal sulle sezioni coniche, scritto all’età di quindici anni, si guadagnò le lodi di Leibniz e di altri matematici. Halley, divenuto famoso per la cometa che porta il suo nome, era un astronomo fatto già a dieci anni. Lo stesso principio era spesso valido anche per le donne: Caterina de’ Medici sposò Enrico, delfino di Francia, all’età di quattordici anni (un po’ più grande della Giulietta shakespeariana) e il marito era di qualche settimana più vecchio. Il matrimonio era stato combinato dal pontefice e faceva parte di un complesso schema politico che richiedeva che Caterina desse alla luce entro breve un erede maschio. Quando Enrico non si dimostrò all’altezza del compito, il pontefice sfidò Caterina con le seguenti parole: “Una ragazza intelligente certo sa come rimanere incinta in un modo o nell’altro”. Incontreremo presto questa grande statista nel fiore degli anni.