Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati. Sesta puntata.

Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati.
Sesta puntata.

Proseguendo nella rassegna del gentil sesso, incontriamo sul nostro cammino un’altra perla, Margherita di Navarra (o Angoulème), sorella di Francesco I e protettrice di Rabelais. Alla sua corte, nella Francia meridionale, intrattenne un cenacolo di scrittori e pensatori di tutte le fedi, incluso per un certo periodo, Calvino; ella incoraggiò inoltre il commercio e l’arte locali, scrisse poesie e tentò di riconciliare cattolici e ugonotti. La sua opera più famosa è l’Eptameron, una raccolta di settantadue novelle modellate sul Decamerone di Boccaccio, ma dall’ambientazione originale e diversa, anche per via del cambiamento verificatosi nei costumi in oltre due secoli e mezzo. Questo libro è stato definito “capolavoro di pornografia”, e si tratta certamente di un testo di natura erotica, poiché tutte le storie trattano delle malizie e degli artifici delle relazioni amorose, la maggior parte delle quali sono peccaminose; il cultore di pornografia, tuttavia, cercherebbe invano le prodezze fisiche che sono divenute oggi comuni nella letteratura di ogni genere.

I contemporanei di Margherita ritenevano che “fosse tanto buona quanto bella e tanto brillante quanto buona” e, in tutta sincerità, le sue novelle lodano l’amore onorevole e la castità. I racconti in cui l’adulterio, l’omicidio o il concubinaggio di sacerdoti fanno parte delle vicende, non sono fantasie morbose, ma potrebbero benissimo riferirsi a fatti tratti dalla cronaca contemporanea. Inoltre, quando il tono delle storie è serio e l’argomento interessa un grave peccato, segue sempre una punizione. Verso la fine di questa serie mai terminata (le novelle dovevano essere cento) lo stile di margherita tende verso un asciutto naturalismo in cui l’amore ha ancora un ruolo rilevante e l’erotismo scompare. La sua è tra le migliori del periodo: semplice, priva di elucubrazioni filosofiche e lucida.

Marie de Gournay, la figlia adottiva di Montaigne (fu lei ad adottare lui), si dedicò invece alla filosofia. Era una donna dall’erudizione prodigiosa che a Parigi frequentò tutte le celebrità più in vista curò due edizioni ampliate dei Saggi di Montaigne, scrisse un’apologia della poesia, un discorso sulla lingua francese, un trattato sullo scarso valore della nobiltà, ma, soprattutto, Dell’uguaglianza degli uomini e delle donne. Bisogna aggiungere che, a questo proposito, aveva il sostegno di altre persone, anche uomini, in particolar modo del tedesco Cornelio Agrippa che difese “l’estrema eccellenza delle donne”. Marie dimostrò la sua indipendenza viaggiando da sola attraverso la Francia per andare a trovare la famiglia di Montaigne e portare loro il suo conforto dopo la morte di questi.

Non meno eccezionale è la personalità di un’altra artista del XVI secolo, Louise Labé (la Belle Cordière), poetessa e musicista, cavallerizza e sportiva esperta, che padroneggiava diverse lingue grazie al fatto che, all’età di sedici anni, aveva servito nell’esercito con il padre. Particolare notevole per quell’epoca. Era di origine borghese e fu forse la prima donna a raccogliere intorno a sé poeti e artisti formando un salotto, l’equivalente borghese di una corte. Tra i suoi scritti si trovano sonetti ed elegie, che ancora oggi vengono antologizzate, e un’insolita opera in prosa, il Contrasto dell’amore e della follia.