Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati. Ottava e ultima puntata.

La questione che interessa, a livello di storia della cultura, non è giustificare la presenza, in ogni tempo, di ostacoli allo sviluppo delle capacità dei singoli; ciò che si vuole far risaltare è la differenza tra norme sociali e realtà culturali. Il fatto che, nel Rinascimento, vediamo emergere “l’artista” come individuo che gestisce da solo i suoi affari e può dire al suo mecenate: “Giù le mani e taci! Conosco il mio mestiere meglio di te”, implica che precedentemente questo stesso artista è stato “sottomesso” al committente e alla sua corporazione. La sottomissione, in realtà, non scomparve da un momento all’altro: l’agente, il mecenate e il pubblico hanno continuato a limitare e ad avversare  il libero arbitrio.

Non esistono quindi valori assoluti nella vita culturale: nei circoli rinascimentali finora osservati, nessuno si è mai sorpreso dell’importanza assunta dalle donne; quelle menzionate qui sono solo un piccolo campione di una lista più lunga. Altri nomi sono noti e di altre vite abbiamo testimonianze dettagliate, poiché alla loro memoria sono stati attribuiti poemi, lettere e altre espressioni di lode e dolore. Il dialogo presente nel Cortegiano suggerisce che la realtà era più progredita rispetto allo stereotipo, cosa che fu un valido argomento in difesa dell’uguaglianza tra i sessi.

Nel corso di questi cinque secoli, i cambiamenti a livello di struttura sociale, vita economica e aspettative culturali hanno operato con sufficiente costanza in direzione dell’emancipazione. Inoltre essi hanno fatto sì che l’individualismo promuovesse una forma nuova di autocoscienza. L’artista ne è l’esempio più calzante ed evidente. Ciononostante la possibilità di esprimere liberamente la propria personalità è ancora qualcosa che bisogna guadagnarsi, nessuno la regala. Sotto qualsiasi regime, chiunque desideri realizzarsi deve mettere a dura prova la propria forza di volontà per un lungo periodo di tempo, oltre, naturalmente, a possedere talento e a sapere come usarlo. Come dimostra chiaramente l’esperienza quotidiana, molti di quelli che compiono un simile sforzo falliscono comunque e si lamentano di essere “sottomessi”. Nel contempo, la stragrande maggioranza delle persone non ha alcuna velleità di emergere o di lottare per la propria realizzazione, il che tuttavia non implica che venga negato loro un rispetto o un ruolo per le loro modeste capacità. Deve ancora essere ideata e realizzata la società in cui tutti conoscono il proprio valore e ottengono il giusto riconoscimento.