Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati. (Prima puntata)

Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati.

I motivi che giustificano il nostro impiego della parola “uomo” sono quattro: etimologia, convenienza, l’inattesa incompletezza della locuzione “uomo e donna” e la tradizione letteraria.

Per iniziare da quest’ultima, è poco saggio abbandonare una pratica consolidata da tempo e ormai familiare, senza essere costretti a rivedere anche lo scopo per raggiungere il quale essa è prevalsa. Nella Genesi leggiamo: “E Dio creò l’uomo a sua immagine; (…) maschio e femmina li creò”. Di certo, ancora nel 1611, “uomo” significava essere umano. Per secoli poi gli zoologi hanno parlato della specie “uomo” (“l’uomo si adatta all’ambiente di qualsiasi area climatica”); i logici hanno affermato che “l’uomo è mortale”, mentre i filosofi si sono vantati della “mente impareggiabile dell’uomo”. Il poeta John Webster ha scritto “l’uomo fiorisce in qualunque stagione”. In tutti questi impieghi è evidente che “uomo” non può assolutamente significare soltanto “maschio”; associare il termine “donna” a queste frasi non aggiungerebbe alcunché al loro significato e suonerebbe addirittura assurdo.

Il vocabolo “uomo” ha, come tanti altri termini, due connotazioni correlate, ed è il contesto a indicare di volta in volta quale sia l’accezione appropriata. Del resto l’uso di “uomo” nel senso inclusivo di “essere umano” non è una convenzione arbitraria: la radice sanscrita man, manu, che si mantiene nell’inglese man, sta proprio a significare soltanto “essere umano”, denotandone la superiorità, poiché appartiene allo stesso ceppo della parola sanscrita che significa “io penso”.

In alcuni dei nomi composti inglesi che sono stati ritenuti non “politicamente corretti”, per esempio spokesman (portavoce), chairman (presidente) e simili, il suffisso –man ha conservato il suo senso originale di essere umano. Ciò è del resto dimostrato dal fatto che il termine inglese per donna, woman, etimologicamente vuol dire “essere umano moglie”; il prefisso wo, abbreviazione di waef o wif (da cui wife, “moglie”) dovrebbe rendere il termine woman doppiamente inaccettabile, eppure esso sembra insostituibile.

In inglese, le parole che denotano esseri umani di età e occupazioni differenti con il tempo hanno cambiato genere o lo hanno perso del tutto, diventando neutre. Così, in origine, girl che oggi si traduce con “ragazza”, si riferiva a bambini di entrambi i sessi; così maid (fanciulla) stava semplicemente per adulto; il suffisso –ster invece, presente nelle parole spinster (prima “filatrice” e quindi “zitella”) e webster (“tessitrice” e ora anche “tessitore”) originariamente si riferiva a persone di sesso femminile, ma oggi non ha più questa valenza, come, per esempio, in gangster o roadster (viaggiatore).