Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati. (Quarta puntata)

Jacques Barzun, La parola “uomo” e i suoi usi e significati.
Quarta puntata

Sempre nel Cortegiano, quasi coevo alle Novantacinque tesi di Lutero, risaltano immediatamente due personaggi, Gasparo e Ottavio, definiti nemici delle donne e per questo costantemente rifiutati dagli altri. L’opinione prevalente è infatti che le donne siano equiparabili agli uomini per intelligenza, virtù e talento, e a volte anche per abilità fisica; esse vengono presentate come grandi statiste, poetesse e buone conversatrici. Due delle quattro donne presenti nel dialogo fungono da moderatrici e la loro determinatezza dimostra come esse siano erudite quanto gli uomini negli argomenti in discussione. Benché in questo testo il desiderio femminile di preservare una certa delicatezza nella condotta possa spingerle a scegliere vie differenti per giungere alla stessa soluzione, il risultato è sempre eccellente. Gli uomini, per quanto beneficino dell’influenza civilizzatrice delle donne, non dovrebbero perdere, in virtù di una maggiore raffinatezza, le innate doti aggressive che necessitano loro per le mansioni speciali che essi svolgono.

La rivendicazione dello spessore delle donne non è una semplice invenzione letteraria del Castiglione. La storia che le cronache dell’epoca ci hanno tramandato offre la dimostrazione della veridicità di quanto da lui affermato. Il XVI secolo fu popolato di donne che fecero valere le loro capacità al pari degli uomini in un modo che tutti possono vedere e giudicare. Il Vaticano, in epoca rinascimentale, era affollato di politici al femminile, non limitatamente alle nipoti e cognate dei pontefici, che si contesero strenuamente l’esercizio del potere. Un paio di loro ricoprirono per anni cariche di estrema responsabilità. Il loro mondo, fatto di intrighi di corte, stimolò intelligenze che, in altre circostanze, avrebbero potuto governare con successo una nazione moderna.

Circostanze di questo tipo, tuttavia, si diedero e ci fu chi le seppe sfruttare abilmente: Isabella di Castiglia, come vedremo in seguito, si dimostrò, in molte occasioni, migliore del marito Ferdinando nel governare la Spagna in un periodo critico per la formazione dello Stato nazionale. Più tardi, nello stesso secolo, Filippo II, che pure esercitava un solido controllo sulla Spagna, vacillava di fronte alla vastità dell’impero e necessitava di un delegato che governasse l’irrequieta Olanda. Designò quindi come governatrice la sorella illegittima Margherita di Parma, che nei nove anni di dominio sul paese ribelle, grazie ai suoi abili sforzi diplomatici, ottenne di procrastinare lo scoppio della rivolta. Margherita non è stata mai lodata come avrebbe meritato perché si trovava sul “versante sbagliato” e perché il suo successore, il duca D’Alba, utilizzò metodi di repressione oltremodo crudeli. I sentimenti liberali moderni, infatti, portano a parteggiare per gli olandesi e a condannare chiunque abbia cercato d’impedirne l’emancipazione; ma le cause e gli esiti di una battaglia non sempre danno la misura del valore dimostrato sul campo dalle due parti. Un giudizio onesto dovrebbe seguire lo stesso schema di quello che fa sì che il generale sudista Robert E. Lee venga considerato un eroe nonostante egli abbia perso una guerra combattuta per mantenere la schiavitù.