Postmodernità e Zeitgeist 11

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Leonardo Terzo, Mod or Post-Mod 2, 1999.

Alcuni interpreti della storia culturale contemporanea sostengono che il modernismo non avrebbe inciso criticamente nel rapporto tra arte e realtà, perciò il postmodernismo ha semplicemente accettato questo fatto, e ha portato alla luce quel fallimento pragmatico e politico, trasformandolo in qualcosa di positivo, per lo meno come chiarimento e presa di coscienza. Continua a leggere

Postmodernità e Zeitgeist 10

Bambini a Bombay 4Bambini a Bombay

Poiché, come si è detto, la dimensione estetica non è la realtà, ma prende posizione nei confronti della realtà, politicamente tale posizione può essere:

  1. a) reazionaria come elogio dello status quo;
  2. b) aperta e progressista, come spinta verso un’epistemologia esplorativa;
  3. c) astensionista e distrattiva, e come tale implicitamente alleata ai poteri dominanti.

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Postmodernità e Zeitgeist 9

DSCN2714hLeonardo Terzo, Towards Postmodernism?, 2017

Una delle prime caratterizzazioni che muovono dal modernismo al postmodernismo all’inizio degli anni ‘70 è l’attenuazione o addirittura il dissolversi di ogni aggressività critica che, esplicitamente o meno, era alla base del modernismo, in primo luogo in termini di espressività formale, e poi quindi in rapporto alla realtà politica e sociale. Continua a leggere

Leonardo Terzo, Tre poesie gioiose.

coppie 7Leonardo Terzo, Evviva, 2006

Tramestio di poeti

Non si dan pace
I poeti laggiù,
Ombre dell’Ade.
Trepestano inquieti,
Inverecondi.

Declamano penuria
Inascoltati.
Piccole liti, eppure
Arrovellati

Disperati al lamento,
Accuse al mondo.
Scontento è grande,
Ridicoli si sta
Malcapitati.

Il fermento,
Il tumulto,
Lo scompiglio.
Sognano il tempo
Che non c’è mai stato.

Mai vivi fummo,
Chi lo sa è salvato

***

Rapsodia in “p”

C’è più pace nel parco.

Pochi persi nel pianto
Sulla panchina.

Promesse impari,
E puerili perchè.

Sui pini piove.

***

 

Se dio esistesse.

Se dio esistesse,
Tranquillamente verrebbe a presentarsi,
Dicendomi: “Piacere, sono Dio!”,
Ed io risponderei: “Piacere,
Sono Leonardo!”
O Luisa, o Samantha.
Poiché, si dice, sarebbe onnipotente,
Non avrebbe difficoltà
A rendere la cosa così semplice.
Senza bisogno di tanti
Penosi intermediari,
Sadici, ingenui o scaltri,
Come i pastori, i preti, e poi i rabbini,
Gli sciamani, gli ayatollah, coi lama,
I guru, gli stregoni
Di manitù,
E quant’altri.

Leonardo Terzo, “Heidegger e l’origine dell’opera d’arte”

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Il testo citato è il primo saggio di Holzwege. Sentieri erranti nella selva. (pp. 5-90) a cura di Vincenzo Cicero, Milano, Bompiani, 2002.

Heidegger dice: “L’artista è l’origine dell’opera”.

Ma l’opera non è l’origine dell’artista. Come egli invece dice subito dopo. Caso mai l’opera è solo la prova che l’artista è tale. Dall’opera non ha origine niente, in senso proprio, perché l’opera, dopo essere stata originata, sussiste, ma non produce niente, perché è una cosa inerte in sé. Solo gli uomini possono dare origine a qualche altra cosa, prendendo coscienza dell’opera, cioè dell’effetto dell’azione dell’artista. Tanto meno l’arte origina entrambi, come subito dopo aggiunge, a meno di usare tutti questi termini in senso metaforico intenzionalmente ingannevole. Continua a leggere