Home Barbara Pym Atematicità e Uniformitò in "Some Tame Gazelle"
Atematicità e Uniformitò in "Some Tame Gazelle" PDF

di Paola Carbone


Nel suo insieme, Some Tame Gazelle,(1) come narrazione che mette in equilibrio una varieta' di umori e di conflitti, appare priva di un tema, ovvero di un argomento che tenga unite le varie parti dell'intreccio e permetta di vedere il disegno della storia.

Cosa voleva raccontarci Barbara Pym quando ha incominciato a scrivere TG? Di cosa voleva parlarci? E perche'? Queste sono domande alle quali e' difficile dare una risposta, perche' proprio la mancanza di un elemento unificante a livello dei contenuti (tema) ha fatto si' che assumesse maggiore importanza l'elemento "uniformante" della forma (2).
Considerato in prospettiva, il mondo narrato dalla Pym, come spesso e' stato fatto notare, e' statico, un po' grigio, privo di eroi e di azioni notevoli. Tuttavia appena ci avviciniamo ad esso siamo come fagocitati e trascinati in questo cosmo che si rivela essere policromo, molteplice e in continuo movimento. Cio' che accomuna quasi tutti i romanzi di Barbara Pym e' il fatto di essere concepiti come il susseguirsi di avvenimenti della vita quotidiana di una piccola comunita' che ruota attorno a una parrocchia. Lungi dall'essere una folla indiscriminata, la comunita' e' costituita da individui unici e particolari, dotati in generepiu' di vizi che di virtu' e che, anche quando sono ingabbiati nel loro ruolo (l'arcidiacono, il bibliotecario, la zitella), lasciano sempre intravedere nel bene o nel male la loro personalita'. I fatti che la Pym sceglie di raccontare e le tecniche letterarie grazie alle quali vengono comunicati sono selezionati per investire i personaggi di un'energia evidenziatrice che li rende di volta in volta protagonisti, sebbene mai nessuno di loro prevalga sugli altri in modo assoluto: non esiste il protagonista del romanzo.

Tuttavia anche in questi momenti essi non sembrano ne' vogliono compiere atti rilevanti che turbino l'equilibrio della comunita'. Si puo' supporre che l'autrice voglia mostrare la molteplicita' assoluta della realta' e, assimilando "the stock situations" e
"the great moments of life - birth, marriage, death, the successful jumble sale, the garden fete spoilt by bad weather"(3), sostenere che la vita dell'uomo comune non e' costituita da grandi gesta, ma da piccoli fatti quotidiani.
Con la sua scrittura, ella amplifica momenti che nella realta' contingente l'individuo (e il lettore quindi) non esperisce come dotati di significato rilevante, ma li vive o li subisce sopravvivendo ad essi sempre e comunque. Posto anche fossero percepiti, questi fatti sarebbero visti come banalita' (trivial rounds), perche' l'uomo comune si ritiene comuque superiore, caricato di una missione piu' alta che non sia quella di cuocere una torta o di confezionare un paio di calzini per un curato di campagna.
Il lettore della Pym sa di essere anch'esso vittima delle manie dei personaggi di cui legge, riconoscendo quindi in loro una componente mimetica o rappresentativa, ma allo stesso tempo si sente superiore, un po' piu' eroe, assumendo quindi una posizione ironica.Cio' perche' il lettore ritiene di mettere la sua esistenza piu' a rischio di quanto non facciano questi personaggi, i quali preferiscono invece la sicurezza che nasce dal loro esistere all'interno della comunita', dal compiere le scelte che compiono tutti, e soprattutto dal seguire le regole delle convenzioni sociali.
Potrebbe sembrare una contraddizione,ma mentre questi soggetti
sono tutti diversi l'uno dall'altro e ci tengono a mostrare la propria originalita', essi si riducono all'uniformita' rispettando e facendo si' che venga rispettata la conformita' al costume. Essi dimostrano cosi' di ribellarsi ai loro stessi ideali proprio perseguendoli e cercando di realizzarli. Il grigiore di questo mondo, in una visione unitaria dell'opera, e' l'effettodelloro generale accordo riguardo all'aspettoe al comportamento: se volessimo fotografarli insieme ne uscirebbe una foto di gruppo in bianco e nero; se volessimo invece fotografarli singolarmente otterremmo una pagina dei romanzi di Barbara Pym.
L'ossessivo soffermarsi sui vizi e sulle debolezze di questi individui e' forse teso a dimostrare quanto essi siano refrattari o addirittura ribelli alle convenzioni, le quali infatti finiscono per apparire prive di senso nel momento in cui si pongono come limite alla liberta' di ciascuno di esprimere la
propria natura pur nel rispetto dell'alterita'. TG appare quindicome il susseguirsi di rapide e brevi composizioni o schizzi con i quali l'autrice, grazie a una costante ironia e un'acuta comicita', contrappone il bello al brutto, il bene al male, al fine di far nascere quei conflitti che costituiscono la narrazione e che ella usa per far scaturire
le contraddizioni della societa' rappresentata. Se quindi Barbara Pym ha come oggetto di interesse la quotidianita' e la realta'contingente,la sua ironia la eleva al di sopra di questo mondo.
Ella mostra di preferire personaggi disobbedienti(quali Harriet), la partecipazione, l'attivismo, mentre mostra l'immobilita', la passivita' e la riservatezza. Nasce cosi' il contrasto (ironia) tra cio' che e' detto e proposto come giusto, accettato, accettabile e condivisibile, e cio' che e' tacitamente implicato, cioe' il desiderio di trasgressione.
Il rapido susseguirsi di episodi e di immagini produce tuttavia anche un altro effetto, in quanto suggerisceunavisione atomistica e dinamica del mondo: il momento prevale sulla durata e la stabilita', suscitando la sensazione che ogni fenomeno o avvenimento sia transitorio e irripetibile, come il sedimento di un istante nel perpetuum mobile della vita. Inoltre, questo istante e' scelto non per se stesso, ma per i suoi toni, per la sua capacita' di far prevalere uno stato d'animo o un'atmosfera sulla vita. I romanzi della Pym sembrano predisposti per essere percepiti con i sensi, cosi' come i personaggi che in essi agiscono, nonostante l'ininterrotto fluire dei loro pensieri, tendonoa porsi in contatto con la realta' attraverso una specie di intuizione sensibile.Cosi' pure, il rituale da rispettare per vivere in societa' e' una pratica talmente delicata, fatta di sfumature e di impressioni che dipendono dal grado di luminosita' (forza) di cui un'azione o un personaggio e' investito in quell'istante.
Una delle tecniche usate dall'autrice e' quella di rinunciare alle descrizioni dettagliate in favore di immagini senza contorno, apparentemente collocate in un tempo e in uno spazio vaghi e indefiniti che, in luogo della chiarezza e dell'evidenza, rappresentano energia e suscitano, per intensita' piu' che per significativita', un fascino sensuale. D'altro lato, sebbene i romanzi della Pym, cosi' vicini all'esperienza dei sensi nei loro particolari, sembrino sostituire al sapere teorico l'immediata esperienza visiva, necessitano cio' nonostante di un approccio intellettuale, senza di che al lettore non sarebbe possibile assaporare la finezza delle elaborazioni culturali con cui l'autrice orchestra le conversazioni e gli incontri delle sue creature.
La tendenza a neutralizzare il tema concorre alla diseroicizzazione del soggetto artistico: affidarsi all'istante della realta' contingente puo' portare alla conseguenza estrema di allontanarsi dalla realta' per vivere una esistenza distante dalla vita attiva, distaccata e di attesa, di puro atteggiamento estetico (4).
I personaggi di TG vivono nel qui ed ora e per lo piu', come vedremo in seguito, si rifiutano di considerare il trascorrere del tempo. Questo e' uno dei motivi per cui la sensazione che si ha dopo aver letto il romanzo e' quella di una stasi senza soluzione.Ecco allora che il presente e tutto cio' di cui questo e' costituito diventano i motori della vita e paradossalmente della storia. La storia non e' piu' concepita ne' come il susseguirsi cronologico di eventi ne' come il progresso dei cicli annuali della vita: pare essere invece una serie di fatti a se' stanti senza direzione e senza modello significativo al di la' di un passaggio biologico.
Le vicende di TG hanno luogo in un paese di cui non conosciamo il nome,nella campagna inglese, in un tempo non meglio definito. Il fatto che le coordinate spazio-temporali siano alquanto labili non significa che la storia narrata assuma un valore universale (anche se come vedremo una certa tipizzazione dei personaggi, in quanto interpreti di un ruolo, appare inevitabile) anzi definisce per certi versi un mondo chiuso che guarda all'esterno con deferenza ed ammirazione o con paternalismo. Londra (e in particolare Belgravia), l' Italia del Conte Bianco, l'Africa del Vescovo di Mbawawa,i bagni turchi, sono luoghi esotici e lontani da prendere ad esempio, come scuola di eleganza e raffinatezza aristocraticaocome societa' sulle quali riversare benevolmente la propria civilta' e la propria educazione.
Il villaggio e' un cosmo di proprieta' di chi lo vive, che puo' essere visto come qualcosa di nostalgico e fuori moda (5) se paragonato alla capitale Londra, centro del mondo, ma puo' anche essere esso stesso fulcro di un universo culturale, se messo a confronto con una realta' meno evoluta e civilmente meno raffinata quale quella africana.
A render ancora piu' vaga e nebulosa la posizione di questa realta' e' la mancanza di dati storici certi che ci permettano di collocare temporalmente le vicende. Sappiamo che il romanzo e' stato scritto all'inizio degli anni Trenta e che quando fu pubblicato nel 1950 fu' epurato di qualsiasi riferimento ai temi politici (6). Dalle poche descrizioni comunque possiamo ritenere che le vicende siano contemporanee al momento della stesura e quindi attorno alla meta' del secolo.
L'assenza di queste certezze non turba pero' minimamente il lettore, che ha comunque la sensazione di una relativa contemporaneita'. Questa sensazione viene trasmessa dai personaggi che comunicano tra loro con una tale intensita' e intimita' (sebbene sempre nel rispetto della proprieta' del costume) da non poter far dubitare della loro esistenza e veridicita'. Per quanto conflittuali possano essere i rapporti, questi personaggi, come si e' detto, hanno un forte senso della comunita' e della loro appartenenza ad essa, e lo strumento grazie al quale tale interazione ha luogo e' la vista. Essi si spiano, si osservano, si scrutano e, come fa notare anche Barbara Bowman (7), sono piu' osservatori che attori.
Tratutti i sensi che le descrizioni della Pym sollecitano ea cui noi lettori facciamo appello, e' proprio la vista quello a cui e' affidata la responsabilita' massima della comunicazione. Il lettore entra in contatto col mondo di TG attraverso una serie di immagini che il narratore o i personaggi propongono come corrispondenti ai propri modelli ideali e ai propri desideri.
Si puo' affermare quindi che esiste una corrispondenza tra lo stile minimalista del romanzo e il modo in cui i personaggi che lo costituiscono fruiscono del loro mondo. E' come sela Pym passasse da un luogo all'altro silenziosamente a spiare osservati e osservatori, registrando tuttocome percezione luminosa della vita nel suo attuarsi. Sopra tutto domina sempre l'atteggiamento estetico (ovvero la ricerca della perfezione della forma nell'istante), e indubbiamente la curacon cui la Pym ha elaborato le sue scene e' pari alla cura che i personaggi prestano a se stessi nel presentarsi agli altri. L'aspetto esteriore diventa il mezzo di espressione e di partecipazione alla vita del gruppo.
Accade che, appena perforata la membrana che racchiude questo cosmo indefinito, siamofatti partecipi contemporaneamente diuna realta' materiale, concreta, contingente, e di una realta' culturale, cioe' dei modelli a cui i personaggi fanno riferimento quali simboli del patrimonio di conoscenza e di sensibilita' peculiarialla comunita'.
Uno degli esempi piu' significativi e' quello costruito sull'immagine dell'ecclesiastico ideale, con relativa moglie, a confronto con la coppia degli Hoccleve. La figura dell'ecclesiastico ideale ci e' suggerita dallo stesso arcidiacono il quale, riprendendo un commento di Mr Donne, ricorda che un uomo di chiesa dovrebbe prestare maggiore attenzione all'essenza delle cose anziche' alla loro apparenza. Egli e' convinto di esser il migliore degli arcidiaconi, mentre invece e' vanitoso, presuntuoso e superficiale.
Nel quarto capitolo, Belinda riflette su come dovrebbe essere la moglie ideale di un arcidiacono:


She ought to be a comfortable, shabby sort of person,
in an old tweed coat and skirt or a sagging stockinette
suit. Her hats should be shapeless and of no particular
style and colour. Like my old gardening hat.(p.49)


Belinda configura cosi' una visione che nella sua immaginazione corrisponde ad una donna semplice, non legata alle cose mondane, umile e piu' sensibile alla realta' dei poveri della parrocchia che non ai ricchi. Questa donna ideale dovrebbe cioe' adeguarsi ai doveri del marito e continuarne l'esercizio. Al contrario Agatha e' una donna colta, elegante, distaccata, piu' adatta alle pubbliche relazioni e a dettare legge in fatto di moda e buone maniere chea occuparsi di carita'.
In questo caso, si mette in ridicolo l'ingenua cattiveria di Belinda che, gelosa per non essere riuscita a sposare l'arcidiacono,se la prende con l' aspetto esteriore di Agatha, poco consono al ruolo che ricopre. Infatti, Belinda e' convinta che lei stessa sarebbe stata una moglie migliore: possiede per altro il cappello piu' adatto al ruolo ("like my old gardening hat").
I modelli ideali proposti, per voce di Henry e Belinda, ci mettono nelle condizioni di stabilire delle differenze tra un progetto astratto (connesso alle aspirazioni personali) e la realizzazione imperfetta di esso.Quindi questo processo di differenziazione (o cristallizzazione del significato), il tono con cui queste contraddizionivengono suggerite dall'autrice, e la serieta' con cui i personaggi sembrano consapevoli di se' e inconsapevoli della loro realta',contribuiscono a suscitare un'intelligente comicita' e il divertimento del lettore.
Si puo' forse dire che il mondo di TG e' fatto di momenti o spazi da leggere e interpretare sia dai personaggi sia dal lettore, soprattutto allo scopo di verificare se esiste conformita' ai parametri di appropriateness. E' un mondo di proprieta' della comunita', ma fruito singolarmente da ciascun individuo a modo suo. La comunita' e' l'elemento vitale in cui le vicende si svolgono, e i personaggi dipendono dall'ambiente sociale quasi come i personaggi di un romanzo storico alla Walter Scott. Le leggi del costume sembrano comporre degli astratti codici comportamentali, peraltro sempre resi espliciti ed oggettivati anche in immagini concrete: ad un'idea di moglie di ecclesiastico (la donna umile e morigerata) corrisponde un'immagine di donna dimessa nell'abbigliamento. L'idea quindi assume una forma e diventa uno stereotipo culturale, anche se nella realta' non esiste.
I personaggi traducono i loro desideri e le loro ambizioni o aspettative in immagini virtuali di spazi utopici. Come si sa e' piu' facile pensare per immagini che non in astratto e in TG i processi mentali sembrano essere governati da tale principio. Ad esempio Harriet Bede, sorella stravagante ed intraprendente di Belinda, e' convinta di dover sposare un curato, percio' prepara manicaretti a tutti i curati che si susseguono nella parrocchia nella speranza, vana, di circuirne astutamente uno.
Percio', quando Mr Mold (un aiuto bibliotecario di Londra) si presenta imbarazzato a farle la sua proposta di matrimonio, lei si prepara a riceverlo (si imbelletta per l'occasione) e lo aiuta persino a dichiararsi, per poi rifiutarlo, perche' si rende conto di essere una "confirmed spinster" (p.134) e niente piu', e non potra' maiessere una moglie, perche' ormai e' una donna all' incessante ricerca di un marito curato. I ripetuti tentativi di seduzione da lei messi in atto fanno parte di un gioco che la tiene viva e la realizza come persona: e' una moglie virtuale in cerca di un marito virtuale e la sua esistenza corrisponde esattamente alla configurazione che lei le ha dato.
I personaggi percio' sono caratterizzati dalle loro aspirazioni e dai loro apparenti tentativi di realizzarle, ma nessuno di essi ha il coraggio di modificare radicalmente la propria esistenza facendo delle scelte e agendo per portarle a compimento. Sembrano tutti alla ricerca di una perfezione che pero' non ha nulla a che fare con la meta di un cammino spirituale, ma solo con un surrogato di esso, cioe' la proprieta' dei costumi. Il rispetto delle convenzioni garantisce una parvenza di massima compiutezza e non sembra che i personaggi della Pym esigano altro: questa e' la loro missione e fondamentalmente vogliono rimanere uguali a se stessi senza cambiare.
Se da una parte essi dimostrano di non avere il coraggio di osare, perche' il sogno e' gia' la realizzazione di un desiderio, come voleva Freud, dall'altra devono tornare nel mondo per vivere di una luce forse effimera eppure sicuramente reale. E' come se in questi momenti di intima introspezione (o sublimazione attraverso il sogno), il personaggio perdesse quell'aura luminosa che lo fa essere quello che e', ossia un attore nel teatro del suo mondo. Il lettore invece, attraverso i pensieri piu' intimi, puo' percepirlo come individuo unico e particolare. Questi individui vivono nel loro mondo come statue che si animano solo quando la luce li investe, anche se questa e' la luce del decoro.
Non esiste quindi una congruenza nella percezione della energia evidenziatrice di cui si e' detto all'inizio. Per il lettore, il personaggio si illumina maggiormente nei momenti di introspezione o quando le sue azioni travalicano i suoi modelli culturali. Per i protagonisti delle storie, invece, una luce piu' intensa si sprigiona nel momento in cui difendono il lustro dei valori borghesi ai quali attribuiscono tanta importanza. Grazie al gioco di tensioni e soluzioni creato dalla scrittura, il lettore riesce a percepire entrambe queste forze, alle quali pero' attribuisce significato e autorita' diversi.
Tutti in TG corrispondono ad una immagine pubblica che puo' contrastare con quella privata, ma che e' comunque insostituibile, pena la morte del soggetto. In questi esempi e' forse riassunto il significato stesso dei personaggi della Pym i quali sono sempre in conflitto tra il loro essere e il loro apparire, tra i doveri e il volere, tra il bene e il giusto, tra la spontaneita' e il rigore delle convenzioni. La loro interiorita' corrisponde al loro modo di rapportarsi col mondo: e' la loro elaborazione culturale del mondo che si scontra con la realta' cosi' com'e'. Il giusto infatti sembra corrispondere alla proprieta' del costume e al bello anche quando non lo si puo' capire razionalmente: a proposito del cibo servito al reverendo si dice: "there was something appropriate here, even if Belinda
could not see exactly what it was" (p.13).
La conoscenza del bene e del male e' una conoscenza del vivere civile, cioe' delle convenzioni. La societa' si pone quindi come mediazione tra la coscienza individuale e l'ambiente, garantendo sia l'ordine sociale sia la sicurezza individuale. Risulta essenziale pertanto per gli abitanti di TG essere a conoscenza delle regole del comportamento etico per garantirsi un posto nel gruppo al di fuori del quale non esisterebbero come persone dotate di una individualita'. Paradossalmente, il personaggio pare piu' vero ed originale quando e' privato del supporto della societa' (luce evidenziatrice) mentre e' soltanto nei rapporti interpersonali, anche difficili e dolorosi, che egli si sente veramente se stesso.
Tuttavia,l'immagine che i singoli personaggi hanno di se' non sempre corrisponde a quella che gli altri hanno di loro. Tutti o quasi tutti vogliono disperatamente piacere e sentirsi accettati. Poiche' esserlo dipende non tanto da cosa una persona e', ma da come appare, si giustificano certi atteggiamenti quasi maniacali, tesi a costruire immagini che, invece di corrispondere al proprio sentire, tendono ad uniformarsi al gusto comune o a quello di coloro che, per un motivo o per l'altro, detengono un potere. Poco importa cosa una persona sia nel privato: l'importante e' apparire superiori agli occhi di chi guarda. Pertanto l'immagine che si da' di se' e' una questione di potere e il non essere considerati per cio' che si pensa di poter essere e' causa di dolore.
E' cio' che accade a Belinda e a Edith Liversidge. Entrambe non hanno di se' la stessa opinione che la gente ha di loro. Edith anni prima era stata dama di compagnia di Lady Grudge a Belgravia Square e ora questo non le e' riconosciuto. Non riuscire a comunicare la sensibile coscienza della propria grandezza ha come effetto il sentirsi "diverse" e di conseguenza la difficolta' di stringere amicizie con gli altri.
Essere posti dalla comunita' alla ribalta significa garantirsi il rispetto anche se solo nei rapporti con la massa e non con i singoli (si veda Agatha che e' pubblicamente amata e privatamente criticata). Sentirsi diversi conduce invece al ridicolo, all'isolamento, alla solitudine. Come ricordava Seneca a Lucilio "chi si sente di avere molto in comune con l'uomo avra' tutto in comune con l'amico" (8). I personaggi della Pym invece sono essenzialmente egoisti ed estroversi; sono sempre il soggetto del loro mondo e l'oggetto dei loro interessi, e non sembrano occuparsi degli altri (se non per dir male) proprio a causa del loro esistere in societa'.
"Esistere" va qui dunque inteso nel suo significato etimologico di ex-sistere (lt), cioe' venire fuori, sporgersi, trascendere, oltrepassare, andare al di la'. Ma, avendo con il mondo esterno un atteggiamento da conquistatori, essi subordinano la realta' al proprio Io preferendo l'egoismo e l'egotismo, che non li conduce ovviamente all'obbiettiva introspezione, ma alla ricerca del proprio vantaggio.
La propria condizione di superiorita' rispetto agli altri viene esercitata attraverso la possibilita' di vedere. Il "vedere" e' strettamente legato al "sapere". Non a caso il "Super-Io e' innanzitutto l'occhio del Padre, e piu' tardi l'occhio del Re, l'occhio di Dio, in virtu' del legame profondo che la psicanalisi stabilisce tra il padre, l'autorita' politica e l'imperativo morale".(9)
Esemplificativi in tal senso sono due momenti nel romanzo. Il primo coinvolge il triangolo Agatha, Henry, Belinda. Agatha dimostra la sua autorita' sull'amica-rivale facendole notare che solo lei puo'vedere il marito mentre si fa il bagno. Si tratta quindi di un particolare possesso o fruizione del corpo nudo di Henry attraverso il senso della vista. Ella si riappropria cosi' anche del suo ruolo di moglie.
Il secondo caso vede invece come protagonisti Harriet e il Vescovo Grote: Harriet si trova per un attimo nella condizione di mangiare mentre il Vescovo la sta a guardare. Per la donna gustare i pasticcini corrisponde a lasciarsi andare ad un proprio piacere per un istante senza potersi controllare, ma questo crea uno squilibrio all'interno del gruppo.
Se nel primo caso la soddisfazione di un piacere corrisponde alla delimitazione di un "territorio" in cui dominare, nel secondo indicainvece l'abbattimento delle proprie difese. In entrambi i casi pero'l'uso della vista e' finalizzato a creare diversi livelli di coscienza e consapevolezza, che e' poi il modo in cui la Pym costruisce le sue storie. Quel che si vuol dire e' che in ogni aneddoto piu' personaggi hanno una diversa capacita' di comprendere, valutare e dominare i fatti e da cio' nasce l'ironia che caratterizza i romanzi.
Si puo' forse dire che, con un processo che la proietta in avanti di almeno trent'anni, la Pym preannuncia la teoria della decentralizzazione, per cui ogni personaggio e' un centro e pertanto non esiste centro, e infatti non esiste il protagonista. Si costituisce invece un ecosistema controllato da due elementi regolatori: le interazioni decentralizzate e i feedback loops, ovvero reazioni ad anello, per cui un'azione che parte da un personaggio riporta al personaggio stesso, e infatti non esiste una trama lineare poiche' tutto torna all'inizio (10).
La Pym e' sempre piu' interessata agli uomini che alle loro azioni o comunque si interessa delle loro azioni per approfondire la conoscenza della loro intimita' che, a causa del loro "ex-sistere" puo' essere concepita come il sacro o qualcosa di inaccessibile agli altri.
Se fino ad ora "vedere" corrispondeva a "sapere" e quindi "potere", dobbiamo invece sottolineare come questo non valga per cio' che ha a che fare con l'ambito sentimentale, spirituale, emotivo dell'esistenza. Non si deve dimenticare che una delle caratteristiche della cultura inglese e' proprio l'assoluta riservatezza riguardo a sentimenti ed emozioni. I protagonisti di TG infatti non si accostano troppo alla loro interiorita' per motivi di uniformita' sociale, tuttavia non se ne allontanano neanche troppo per non perdere gli effetti della sua presenza fecondante, che infatti li rende unici.
Apparentemente tutto e' proprieta' di tutti, perche' chiunque e qualsiasi cosa e' conforme al gusto comune, ma in profondita' i sentimenti che nascono dal confronto della interiorita' col mondo esterno sono la risposta soggettiva all'uniformita' della folla. Pochi sono nel romanzo i momenti in cui i sentimenti diventano protagonisti e questo perche' essi vengono nascosti. Si puo' dire che in un mondo in cui tutto e' affidato all'immagine e alla vista, il privato e' celato agli occhi dei vicini.
Anche quando, come spesso accade, i sentimenti e le passioni prendonoil sopravvento, questi sono vissuti ed espressi, nella piu' assoluta convenzionalita' dei modi, con educazione, tatto e gentilezza. Le passioni infatti sono soffocate o taciute, non certo annullate o placate. E' la mancanza delle passioni vissute che rende l'atmosfera dei romanzi della Pym cosi' controllata, impalpabile, decente, delicata e tuttavia un po' assurda.
I personaggi vorrebbero apparire buoni, ma non sempre dimostranodi agire per fini nobili (ad esempio Hariett fa notare a Henry come abbia un buco nel calzino per metterlo in imbarazzo; p.77). Appaiono santi quando invece sono solo uomini ed e' questo un altro modo per sviluppare l'ironia del narratore e dell'autore in collaborazione col lettore. Il narratore fa emergere quel lato del carattere meno "convenient" che i personaggi vogliono nascondere.
Questi ultimi non si possono ritenere colpevoli delleloro
debolezze, ma posseggono una coscienza etica. Si deve notare che con un ulteriore ribaltamento delle apparenze, il loro senso della comunita' e' tale solo alla luce del proprio particulare. Il rispetto degli altri e' subordinato al bene proprio e la parvenza di rispettabilita' e' finalizzata al mantenimento della propria posizione in societa'. I personaggi vivono la realta' dell'illusione e rifiutano l'impegno e la responsabilita'. Essi abitano in isole felici, perfette in se' perche' non sono contaminati dallo scorrere del tempo, da preoccupazioni teologiche o teleologiche. Le loro vite sono l'insieme di momenti esteticamente raffinati o che almeno tendono alla raffinatezza estetica. I personaggi scrivono la loro esistenza come il romanziere la sua opera, cioe' scegliendo di considerare solo quei fatti che ritengono piu' adatti o meglio corrispondenti al modello culturale a cui si ispirano e a cui aspirano. Non pensano al significato (finalita') della loro esistenza ma al contrario, la costruiscono su valori effimeri quali la bellezza.
Con bellezza intendo un equilibrio della forma esteriore e della formalita' che, corrispondendo alle aspirazioni e al desiderio, e' fonte di compiacimento; bellezza non puo' pero' essere fatta coincidere con la raffinatezza spirituale, morale o comunque dell'intimita' dell'anima. Il bello si conforma al gusto e per questo e' considerato giusto. Tuttavia, non si conforma ad un principio di giustizia ritenere un valore degno di considerazione soltanto cio' che e' dotato di un aspetto esteriore gradevole, visto che questo tipo di bellezza e' soggetta alle insidie del tempo.
Come creatori della propria esistenza i personaggi di TG non riconoscono nulla al di sopra di loro quale ad esempio un Dio. La dimensione autenticamente religiosa e' assente dal romanzo, sebbene non manchi quella pratica religiosa legata all' esercizio drammatico (rappresentativo ma privo del contenuto rituale) della fede. Assistiamo infatti a delle prediche, ma partecipare alla funzione significa in primo luogo mostrare il proprio abito migliore alla citta'.
Vestirsi e comportarsi come l'abito e l'occasione richiedono fanno di questi individui dei manichini, delle figure belle e proprie (corrispondenti al gusto comune), ma svuotate di qualsiasi significato che non sia la loro forma in quel momento. Il fatto poi che appena a casa l'abito venga sostituito con un altro altrettanto bello ed appropriato alla nuova occasione ripropone il limite della bellezza materiale quale valore umano e la molteplicita' infinita dell'esistenza dei personaggi nella forma: esistenza resa uniforme dal suo continuo mutare senza concretizzarsi mai per piu' di un istante o di una scena.
La staticita' dei personaggi e' dovuta al loro rifiuto di crescere ovvero di accogliere il cambiamento, di individuarsi, a cio' preferiscono la perfezione di un momento nel fluire della vita. Ancora una volta la Pym dimostra di rifiutare la nozione di centro, negando la presenza di punti di riferimento certi, o meglio rifiutando di riconoscere il modello newtoniano dell'orologio governato da una nozione centralizzata di causa ed effetto. Tutto inTG e' affidato all'istante, e cio'permette all'autrice di controllare le azioni di piu' creature senza doverle giustificare: gli individui si influenzano vicendevolmente ed hanno una loro vita indipendente.
L'incessante susseguirsi di scene di cui e' costituita la narrazione di TG si giustifica forse proprio con l'atteggiamento verso la vita dei suoi personaggi. Come questi ultimi fanno della loro esistenza una ricerca di perfezione, ovvero un susseguirsi di momenti estetici, rifiutandosi quasi di vivere se non in essi e per la costruzione d'essi, cosi' la Pym subordina l'intento rappresentativo ed illustrativo a quello estetico. Nel romanzo sono stimolate le emozioni e le sensazioni del lettore, e se si possono anche trovare corrispondenze tra mondo narrato e mondo reale,e' difficile individuare un significato etico di carattere generale.
E'da supporrechel'incapacita'o la mancanzadivolonta'dei personaggi di TG di individuare e perseguire con sincera determinazione uno scopo nella vita, evidente ad esempio nellamancanza di autentico senso del sacro nei riti religiosi, cosi' come nel continuo passaggio da un argomento di conversazione all'altro senza nessuna conclusione, giustifichi la frammentarieta' della narrazione.
Si ha quindi una sequela di eventi presentati nel modo incui
sono esperiti dai personaggi, ovvero apparentemente privi di consequenzialita' logica in vista di un disegno totale della storia. Cosa allora tiene unite insieme queste scene? Sicuramente la presenza dei personaggistessi, che con le loro piccolemanie (la fissazione di Harriet per i curati, il color perla dei maglioni degli ecclesiastici) colorano l'ambiente di una retorica della quotidianita'.
Anche i riferimenti, sempre molto precisi all'inizio di ogni capitolo, al momento in cui le vicende si svolgono, forniscono una garanzia di continuita' sull'asse temporale. Tuttavia la mancanza di un reale sviluppo e' certamente conseguenza del fatto che i personaggi non mettono mai in dubbio le basi della loro esistenza; le incertezze sono solo esitazioni subito risolte quando l'individuo, quasi come privato del libero arbitrio, ritorna ad agire tra le braccia rassicuranti delle convenzioni, della Chiesa e del gruppo. Essi vivono nel mondo dorato e utopico delle sicurezze sociali e ad esso affidono la loro stabilita' (per quanto precaria) affinche' tutto resti immutato. Quando infatti un imprevisto turba la loro pace essi fanno in modo che tutto torni come prima ignorando o allontanando il "male" da se'.
Fino al capitolo nono, la mancanza di una trama e' piu' evidente: non abbiamo che gli schizzi della vita quotidiana di un gruppo di soggetti affetti da manie (humour). Con le proposte di matrimonio ad Harriet e Belinda da parte di Mr Mold e del Vescovo Grote, le vicende si animano: nasce la paura del futuro; sorge in Belinda il desiderio che tutto torni come prima, e cisi rende conto che le due sorelle rimarranno per sempre nubili. Situata in un immutabile presente la narrazione recupera il senso e il valore del tempo, oltre che nei succinti riferimenti gia' indicati all'inizio di ciascun capitolo, attraverso la nostalgia di un passato lontano che tiene vivo il ricordo dell'amico del Conte Bianco, o della giovinezza a Belgravia di Lady Aspinell, o del legame sentimentale che univa Belinda a Henry e che ora non esiste piu'.
A questi si aggiunga il ricordo di Belinda di come da giovane fosse piu' ben disposta allo scherzo: "...in any case young people are so prone to giggle. I can remember I was." (p.76); ed Harriet fa notare che non bisogna perdere tempo perche' non si diventa giovani (p.160). In questa stessa occasione Belinda si rende conto che essere splendente come un tempo sarebbe fuori luogo, perche' non si puo' rimanere sempre giovani quando attorno tutto e tutti invecchiano. E' come se la mano del tempo proprio per un principio di equita' dovesse accarezzare ogni cosa: non si puo' rimanere sempre uguali a se stessi, ma tutti devono adattarsi ai tempi che cambiano proprio come accade agli abiti che seguono la moda di stagione (p.33).
Per la prima volta si parla dell'aspetto dinamico, cioe' del mutamento. Come si e' detto, TG pare privo di trama perche' i personaggi non si pongono traguardi troppo lontani, perche' il loro orizzonte si limita al villaggio e perche' vogliono che tutto scorra sui binari che gia' stanno percorrendo, dando cosi' al lettore una sensazione di somma staticita', sebbene questa sia solo l'apparenza. I personaggi si aggirano incessantemente nello spazio, e la Pym ci fornisce le immagini di un mondo in movimento, in cui chi lo abita e' trascinato in azioni che lo investono suo malgrado. Per il lettore leggere questi romanzi e' come essere intrappolato dalle sabbie mobili: avventuratosi su una superficie sociale apparentemente uniforme e solida, non riesce piu' ad uscire da una dimensione piu' profonda dove tutto si agita incessantemente.
E' attraverso la nostra capacita' fabulatoria che pero' questo accade,ovvero la nostra capacita' di immedesimarci nelle vicende e nei personaggi per costruire delle storie attorno ad essi. Infatti, cosi' come guardando Campo (1857) di Alfred Sisley par quasi di sentire il vento che muove le spighe di grano e i papaveri, benche' questo sia dovuto soltanto all'effetto creato dalla luce con cui il pittore ha avvolto il campo, leggendo TG percepiamo individui che si spostano nello spazio e nel tempo seppure immoti nell'anima. E' solo una questione di luce, trasposta in termini di tecniche letterarie che creano tensioni e soluzioni, innalzamenti e abbassamenti, sovvertimenti, iperboli e litoti, ironie e sospetti.
Questi giochi di chiaro-scuro appaiono anche a livello di sintassi narrativa: il conflitto tra essere e apparire messo in scena dai personaggi nel loro cosmo fittizio non e' proposto dall'autrice con intenti moraleggianti, ma per creare scompiglio nella coerenza interpretativa degli eventi, cosi' cheanche il lettore sia costretto a rivedere ripetutamente le sue posizioni. TG quindi non propone certezze, ma continue configurazioni ermeneutiche le cui tensioni producono un effetto di movimento, anche se dal punto di vista dei contenuti tutto finisce per tornare nei canali della "normalita'" iniziale. Il romanzo e' caratterizzato pertanto da una casistica di sovvertimenti i quali di volta in volta mostrano l'inadeguatezza dei personaggi a conformarsi a un comportamento considerato convenient e appropriate, o che al contrario correggono un pensiero apparentemente inopportuno.
Ad esempio Henry Hoccleve ricorda alcuni versi di George Herbertin cui si dice che anche un'azione umile come scopare una stanza, se avviene nel rispetto delle leggi di Dio, equivale a compiere qualcosa di importante. Pero' questa considerazione e' in contraddizione con il suo disprezzo per il lavoro manuale come aveva lasciato intendere poco prima a proposito dei contadini. Henry non crede che la volonta' di Dio sia presente nella natura, ovvero nella forza rigeneratrice di un divenire biologico, ma solo nella sfera intellettuale e culturale che egli confonde con quella spirituale. Accade pero' anche che un"comportamento sconveniente" venga corretto. Ad esempio, Belinda si stupisce che Henry scelga di commentare Eliot durante un sermone serale, perche' troppo complesso per il suo "pubblico", ma subito, quasi a scusarsi d'aver dubitato per un istante dell'amato, dice a se stessa che Eliot dovrebbe essere splendido letto da Henry (p.118).
I personaggi assieme al narratore possono quindi operare in modo tale da rovesciare una opinione o minare le proprie certezze. E' cio' che avviene nel nono capitolo: quando Belinda passeggiando col Dr Parnell vede Henry intento a meditare in giardino pensa subito a come questi non faccia nulla mentre gli altri uomini e donne producono:

She felt a faint irritation to see him sitting there in the middle of the morning when so many people, women mostly, where going about their household duties and shopping.

Solo poche righe piu' avanti pero' Henry pensa a quanto Parnell e Belinda siano fortunati ad andare a zonzo mentre lui lavora:

It was as if he were letting them see how fortunate they were to be able to stroll in the village on a fine October morning, while he was condemned to sit among the tombs thinking out his sermon. (p.96)

Pare che la verita' dipenda dal punto di vista e non abbia fondamenti oggettivi. Questo sembra il principio su cui il Vescovo Grote costruisce il suo incontro con Belinda. Egli e' convinto, infatti, di averla conosciuta anni prima, quando ella gli avrebbe confezionato una sciarpa e avrebbe fatto parte della Guild of st.Agnes. In un primo momento Belinda risoluta gli dice che non e' vero, instillando il dubbio nel Vescovo, ma poco dopo quest'ultimo torna all'attacco e allora e' Belinda ad rimanere confusa. Questa mancanza di sicurezza le fa accettare d'essere "addomesticata" senza riuscire ad opporre resistenza. Si attua un gioco di potere per cui il piu' forte riesce ad esercitare la propria autorita' sugli altri, rovesciando le sicurezze dell'avversario.
Tra i personaggi esistono comunque gradi diversi di assoggettamento: Harriet ad esempio e' relativamente piu' indipendente della sorella e grazie al suo fare aggressivo la vediamo meno nei panni della vittima. Belinda riesce tuttavia a compensare la sua debolezza riconoscendo le proprie capacita' intellettive:

Not that she ever thought of herself as having much power, but she was certainly alive and might be considered capable of a small amount of thought. She could at least thank God for that. (p.106)

Altre incongruenze nei personaggi si possono riscontrare dal confronto tra la vita privata e quella pubblica. E' un conflitto che si attualizza nel rapporto tra mente e cuore. Ricordando un saggio scritto ai tempi dell'universita' circa il razionalismo del XIX secolo, Belinda rammenta che Young ha scritto che a volte il suo cuore si lasciava convertire dalla mente. Ella ammette con rammarico che cio' non le e' mai successo, ma subito dopo decide di non confezionare un maglione per Henry pur desiderandolo.
Il narratore rivela questa incoerenza prima con una semplice congiunzione avversativa: "She comforted herself by reflecting that it was now too late to do anything about it, but as she opened a drawer she came upon some skeins of grey woll..."(p.129), e poi con un commento piu' esplicito: "Surely this was proof that her heart had now become the convert of her head?".
Belinda e' assolutamente cosciente quando all'improvviso a tavola pensa a come ci si possa sentire tramutati in una statua di sale cosi' come e' successo alla moglie di Lot nel Vecchio Testameto: "I should imagine it would be very restful... to have no feelings or emotions."(p.79-80)
Questa trasformazione corrisponde alla caduta dell'uomo, che implica tradizionalmente l'alienazione dal mondo della natura. Quella della moglie di Lot e' l'unica metamorfosi della Bibbia, perche' le Sacre Scritture pensano in termini di futura trasformazione della natura verso l'alto, il che permette di acquisire capacita' di articolazione, mentre le metamorfosi pagane prevedono al contrario la perdita della funzione verbale (11).
I veri mutamenti per i personaggi della Pym consisterebbero nel far parlare il cuore (interiorita') anziche' la ragione. Non a caso Belinda quando torna a conversare con Harriet delle banalita' quotidiane dice: "I must try not to be so absent-minded"(p.80). Un'altra qualita' che i personaggi non possiedono e' il senso dei limiti. Accade infatti spesso che l'erudizione o le piccole banalita' quotidiane vengano spinte fino all'eccesso. I personaggi amano fare sfoggio di cultura, ma tendono sempre a nominare titoli di opere o nomi di autori senza mai parlarne veramente. Da una parte cio' si giustifica col fatto che le conversazioni sono 'salottiere', mai veramente impegnate perche' tutto rimane nei limiti delle apparenze e giammai si passa alla sostanza dei contenuti. Tuttavia ritengo che ci sia da parte dell'autrice il desiderio di arrivare a queste situazioni estreme per mettere in imbarazzo i suoi personaggi agli occhi del lettore dimostrando l'assurdita' e l'inutilita' di certi comportamenti. E' questo, per la Pym, un modo di far sentire la propria voce e far arrivare un suo giudizio sulla comunita' di TG.
TG e' un romanzo costruito su conversazioni, sebbene ad esse spesso non corrisponda la comunicazione. Infatti, a volte i personaggi parlano, ma i loro colloqui sembrano dei pensieri a se' stanti privi di connessioni logiche, piu' simili a soliloqui che a dialoghi. Ai fini narrativi allora cio' che prevale sono le funzioni referenziale ed emotiva del linguaggio, per cui il significato deriva dalla situazione intertestuale e contestuale in cui sono coinvolti i parlanti, ma che investe il lettore catturandolo in quel mondo fatto di sensi caratteristico del romanzo. Il lettore deve elevarsi al di sopra delle singole proposizioni ed analizzare l'intero atto linguistico.
A volte e' persino il narratore a sottolineare delle anomalie nel canale di comunicazione come quando a proposito delle Bede dice che "continued antiphonally each busy with her own line of thought" (p.52): l'una pensa al pranzo per Miss Prior, l'altra alla cena per Mr Donne, fino a quando i loro pensieri espressi convergono su un abito di Harriet: "But at last they found themselves in agreement on the subject of Harriet's brown velvet dress" (pp.52-3). Una conversazione cosi' articolata rispecchia ovviamente la contraddizione insita nel rapporto conflittuale che esiste tra l'egoismo che caratterizza i personaggi e il loro ostinarsi a vivere insieme.
Rappresentativa a tale proposito e' anche l'ironia di un altro colloquio che avviene sempre tra le due sorelle, costituito di domande e risposte lapidarie in cui vengono fornite informazioni essenziali sulla possibile fede religiosa di Mr Mold e sull'osservanza del servizio religioso domenicale da parte di Henry. Il discorso diretto e' alternato al resoconto del narratore a proposito delle speculazioni che alternativamente Belinda e Harriet costruiscono sui veri motivi che hanno spinto l'una o l'altra delle sorelle a porre un quesito o a dare una riposta particolari (pp.104-5).
Se da una parte vengono enfatizzate le passioni e le idiosincrasie delle parlanti, dall'altra, a livello narrativo, viene creata tensione dovuta al susseguirsi di voci (quelle delle sorelle e del narratore) che obbliga il lettore ad utilizzare due diversi piani di comprensione della vicenda. In questo modo pero' il lettore riesce anche a figurarsi la scena percependo gli umori delle protagoniste, sebbene non vi siano dettagliate descrizioni dell'ambiente. Quindi, anche se l'attenzione della Pym si rivolge alla dimensione intellettuale dei personaggi, l'effetto sortito e' la creazione di atmosfere di cui si prende coscienza attraverso le sensazioni e che rimangono impresse a vivi colori nella memoria.
E'come vivere in un mondo fatto di conversazioni dal quale pero' ci si discosta, con delle contrazioni regolari nella narrazione, per entrare in momenti di silenzio governati dai pensieri che ricordano i suoni ovattati delle profondita' marine. Intanto che i personaggi agiscono e parlano ad alta voce, sono nel campo magnetico delle certezze poiche', agendo secondo le regole delle convenzioni, sono sicuri di se'. Quando invece li scrutiamo nei momenti di introspezione, allora sono come sprofondanti nelle sabbie mobili delle incertezze, delle ipotesi, del dubbio: e' come se, paradossalmente, si liberassero dall'inconscio collettivo edenico, per entrare nel mondo, e diventassero finalmente adulti, misurandosi con se stessi e le proprie debolezze. Sono questi i momenti in cui il lettore riesce a percepire meglio i personaggi rivelati non piu' per cio' che vogliono essere, ma per quello che sono realmente.
Dal punto di vista linguistico la tecnica usata dalla Pym e' quella del monologonarrato, in cui la voce del narratore si confonde con quella del personaggio, tanto che non sempre e' facile capire chi stia parlando. Quindi ad un narratore esterno alle vicende, tanto attendibile che tace quando non sa, si sostituisce un narratore-personaggio inaffidabile, perche' legato al proprio punto di vista. Tuttavia, cio' risulta avere grande impatto sulla mente del lettore il quale, non riuscendo sempre a distinguere le due voci, e' indotto a dubitare del reale significato di una espressione o di un passo.
Ad esempio, quando Belinda decide di non fare il maglione a Henry, il narratore o la donna si domanda se per caso cio' non sia dovuto alla paura della reazione di Agatha. Se e' un pensiero di Belinda, questo e' la prova della sua debolezza e di come i sentimenti hanno sempre preso il sopravvento su di lei; se invece e' una riflessione del narratore, la battuta assume il valore delloscherno, cioe' cela un commento ironico sulle debolezze del
personaggio (p.129).
Il narratore, in quanto onnisciente, rivela le conversazioni e i pensieri piu' intimi di coloro che osserva, ma puo' anche esprimere dei pareri personali su di essi. Il narratore della Pym pero' non e' mai esplicito, ma preferisce nascondersi dietro l'ambiguita', non risparmiando nessuno. In qualunque modo, l'autrice ricerca sempre la collaborazione del lettore nella costruzione del significato, chiedendogli di riconoscere la realta' presentata nel romanzo (i caratteri dei personaggi), ma allo stesso tempo di formulare dei giudizi i quali tuttavia non possono essere innocenti e completamente liberi, perche' sono sempre mediati dall'intento comico ed ironico della scrittura.
L'uso del monologo narrato contribuisce alla creazione di quella immediatezza e spontaneita' di cui a volte i personaggi difettano nei loro rapporti sociali. L'interesse del lettore e' stimolato quindi dall'altalena di tensioni, di certezze e di dubbi che si succedono a ritmo incalzante nella narrazione. La contraddittorieta' delle scene che compongono il romanzo finisce con l'uniformarsi, grazie all'uso di uno stesso modulo narrativo fatto dal succedersi di brevi battute nelle conversazioni e di colpi di scena.
Il continuo cambiamento dell'argomento di conversazione trova una sua giustificazione nella stessa peculiarita' dei personaggi. Infatti, fin dall'inizio questi sembrano saltare di palo in frasca, mentre in realta' dobbiamo supporre seguano i pensieri che si presentano loro alla mente per associazione di idee e che in taluni casi si traformano in atti verbali.
I processi mentali che la Pym ritiene qualifichino le sue creature, corrispondono a quelli che distinguono Belinda. Sin dal primo capitolo, attraverso il narratore o il pensiero indiretto libero, le divagazioni di questo personaggio sono presentate come delle divagazioni della mente attorno ai pettegolezzi della cuoca, allo spessore della lana, alla personalita' di questo o quel conoscente (p.11). Cio' sta forse a dimostrare quanto l'autrice sia piu' interessata al personaggio che agli eventi che si stanno concretizzando in quel momento (la prima visita del curato alle Bede); e le libere associazioni di idee che spesso per Belinda rimangono silenziose, in un personaggio come Harriet si trasformano in flussi di parole o meglio argomenti di conversazione, assumendo una dimensione pubblica (come tutto o quasi tutto in TG). La brevita' delle conversazioni corrisponde alla velocita' con cui un soggetto pensante elabora nuove tematiche, cosi' che l'organicita' sintattica del discorso articolato non corrisponde alla mancanza di uniformita' dei temi.
Cio' e' in parte dovuto al fatto che i personaggi preferiscono non impegnarsi nella vita: lasciano che le cose li sfiorino anziche' farsene toccare veramente per cambiare, come abbiamo gia' visto. Accade infatti che ogniqualvolta il tono della conversazione si alza e si delinea la necessita' di un approfondimento o di una presa di posizione, il discorso si interrompe bruscamente ed e' sostituito con uno piu' ameno, che non richiede alcun tipo di coinvolgimento personale.
Questa tendenza della scrittura della Pym rientra all'interno della "retorica della quotidianita'" da cui sono delimitati i discorsi e i campi d'azione dei protagonisti. Questi infatti cercano di non farsi coinvolgere se non dalle trivialities. Cio' e' piu' che evidente a proposito della religione.
Gia' e' stato accennato come le funzioni religiose o le riunioni parrocchiali siano occasioni mondane di aggregazione sociale prive di una qualsiasi sentita dimensione spirituale. Ogni volta che nella conversazione si parla di religione il discorso viene lasciato cadere e sostituito con uno piu' faceto. Nel terzo capitolo ad esempio, si dice come Harriet trovi piu' suitable alla fiera di beneficienza un certo salmo anziche' quello citato da Henry. Invece di approfondire le posizioniteologiche rispetto alla Divinita', la Pym sceglie di abbassare il livello della narrazione, polarizzando l'attenzione sull'abbigliamente del Conte Bianco. L'alternanza del sacro e del profano e' una costante nella narrativa di Barbara Pym, tenuto conto anche dell'ambientazione dei suoi romanzi: laparocchia. Se gli "abbassamenti" dall'astratto al concreto, dallo spirituale al materiale sono la norma, non si puo' dire altrettanto del contrario, sebbene si possano riscontrare un paio di occasioni in cui questo accade. Un giorno ad esempio Belinda va in giardino e si accorge che i fiori hanno resistito ad un inverno rigido. Subito nel suo immaginario i fiori diventano il simbolo del suo amore infelice per l'arcidiacono a cui lei e' comunque sopravvissuta (p.130). In questo caso abbiamo un'innalzamento del livello intellettuale dal concreto all'astratto, attraverso una lettura figurale della realta' contingente.
E' da notare come questo momento molto particolare sia comunque incanalato nei canoni della "normalita'" del romanzo. Belinda infatti generalizza, e dal suo particolare amore passa a pensare agli amori infelici di cui si parla nella poesia, e poi visualizza tutto immaginandosi (con quell'atteggiamento di attrazione e di fuga dalla realta' che la caratterizza) una discussione tra i membri della Literary Society, un circolo culturale che per il momento e' un progetto non realizzato di Henry. Come dice la Pym infatti: "It would be fatal if they (i fiori) were left in the darkness too long... " (p.131).
Quando si affidano al contingente i personaggi sono nel campo del loro vivere sociale e quindi al sicuro dalle incertezze; quando si affidano al cuore (anche attraverso il pensiero astratto) rivelano invece tutte le loro ansie e i loro limiti. Essi non partecipano alla costruzione del loro destino, ma subiscono ironicamente cio' che accade loro dall'alto della loro cortese educazione. Sebbene la realta' che essi credono di vedere e' sempre soggetta a colpi di scena che la mettono costantemente in discussione, rendendola piu' affascinante e coinvolgente per il lettore, tutta l'opera e' costruita attorno a sospetti e indizi di azioni il cui disegno non trova una centralita' tematica. I personaggi si alimentano quindi momento dopo momento di cio' che scelgono di guardare, offrendo al lettore la certezza di un mondo uniforme, ma la mancanza di una visione totale.




NOTE


1) Barbara Pym, Some Tame Gazelle, Pan Books,London, 1993. In seguito nel testo TG.


2) Cfr. N.Frye, A Natural Perspective, Hardcourt, Brace & World, Inc., New York, pp.48-9.


3) Barbara Pym, Excellent Women, (EW) Penguin Books, Harmondsworth, 1986, p.8.


4) Cfr.A.Hauser, Storia sociale dell'arte,Einaudi, Torino1956, vol.II, pp.396-400.


5) B.Everett, "The Pleasure of Poverty", in Independent Women. The Function of Gender in the Novels of Barbara Pym, edited by Janice Rossen, The Harvest Press, Sussex and st Martin


Press, NY, 1988,p.18.


6) Cfr. Anne M. Wyatt Brown, "Ellipsis, Eccentricity and Evasion intheDiaries of Barbara Pym", in Independent Women, cit., p.36.


7) Cfr. B.Bowman, "Barbara Pym's Subversive Subtext: Private Irony and Shared Detachment", in Independent Women, cit., p.91.


8)Seneca, Lettere a Lucilio, Bur, Milano 1979, p.125.


9) Cfr. G.Durand, Le strutture antropologiche dell'immaginario, Ed. Dedalo, Bari 1983, p.149.


10) Cfr. M. Resnick, "Changing the Centralized Mind", in Technology Review, M.I.T., July 1994, pp.32-40.


11) Cfr. N.Frye, The Great Code. The Bible and Literature, HBJ Edition, U.S.A. 1983, p.97.

 
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