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Una tendenza fondamentale dell'arte
contemporanea è stata la spinta ad uscire dalla cornice e ad uniformare i suoi spazi con quelli del mondo e
della vita. La cornice era infatti il confine tra spazio estetico e spazio per così dire etnografico.
L'arte contemporanea, a partire dall' objet trouvé, tende ad abolire tale differenza. Questo passaggio
si è più efficacemente realizzato con l'arte concettuale, con le installazioni e le ambientazioni, con la
land art e la body art, e infine con l'arte elettronica. Tuttavia quest'ultima, sebbene si dirami,
si propaghi e si depositi in uno spazio virtuale senza limiti all'interno della rete telematica, in un certo
modo finisce, forse suo malgrado, per consentire un ritorno nella cornice: in quella cornice dominante nella
realtà contemporanea che è lo schermo. Lo schermo è già servito come terminale fruitivo per arti come
il cinema, e di mezzi multimediali come la televisione. Esso domina la nostra vita, perché si configura come
terminale di occhi teleguidati che ci sorvegliano nei luoghi pubblici e spesso invadono anche quelli privati.
Ma ci domina anche perché sullo schermo percepiamo la maggior parte del mondo sociale e in esso ci specchiamo
per costruire la nostra identità. Lo schermo del computer tuttavia opera almeno in parte diversamente.
Esso è lo spazio d'accesso ad una sorta di continuità infera e immateriale, che sprofonda in un universo
cunicolare in espansione, incontrollabile nella sua variabilità, e però gestibile in modo interattivo, vale a
dire ad un ritmo modulabile sui bisogni percettivi di ciascuno. Per questo lo schermo del computer non
è solo un contenitore di immagini in movimento, ma anche di una schermata di parole scritte e di figure
ferme, di nuovo aperte non solo alla visione rapida, distratta e fredda dei programmi televisivi, ma anche
alla contemplazione statica e duratura del quadro o dell'oggetto, in parte come in uno spazio museale
tradizionale. La schermata offre così una nuova cornice, che sembra andare contro la funzionalità
intrinseca del mezzo, come vuole chi individua la continuità del flusso elettronico come imperativo
dell'estetica dei media. Sarà forse quindi un uso regressivo e antiquato, e tuttavia riabilita
abitudini fruitive in cui la la figura singolarizzata dall'operatore è in grado di riacquistare i piaceri
della staticità visuale, di nuovo associabili e associati all'equilibrio contemplativo dell'identità
formale.
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