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La pornografia è un campo di indagine che offre
interessanti occasioni di riflessione allo studioso di estetica, al narratologo e, ovviamente, al sociologo
della cultura. Questo perché la pornografia è l'ultimo dei generi della cultura popolare che prospera ancora
in un regime di semiclandestinità, fruitiva e critica; e anzi la clandestinità è forse uno dei requisiti
essenziali della pornografia. A differenza di altri generi popolari quali il giallo, la fantascienza, il
western ecc., un tempo disprezzati e ora accolti senza remore tra le arti, se e quando sarà stata del tutto
emancipata da questo stato di peculiare emarginazione, la pornografia rischia invece di scomparire come tale,
perché non ci sarà più alcuna soglia del pudore da oltrepassare. È quindi necessario affrettarsi a
studiarla finché è ancora, per così dire, nel suo habitat naturale, per i problemi teorici che la sua natura
e la sua collocazione pongono, sia rispetto alle altre arti, sia rispetto alle altre forme di espressione
spettacolare in cui è coinvolto il corpo, quali la danza, la moda, lo sport. Per una trattazione più
articolata di questi preliminari, come pure di altri aspetti come la questione morale, rimando al saggio
“Principi di una teoria dei generi formulaici” nel sito: http://web.tiscali.it/teleo/angloamericana.htm.
È necessario invece ora fissare alcune premesse: la prima è che la pornografia è finzione, e dunque
appartiene all'uso estetico del linguaggio: in altri termini la pornografia è arte, se usiamo la parola arte
in senso puramente descrittivo e non apprezzativo. Altra premessa è che occorre rivendicare alla pornografia
un'attenzione critica adeguata, fondata sulla specificità del genere, in modo da non pretendere da un'opera
pornografica ciò che essa non intende dare. La pornografia è la rappresentazione di elementi
attinenti all'attività sessuale, oltre i limiti del cosiddetto comune sentimento del pudore. Va da sé che
poiché il senso del pudore varia nelle diverse epoche e nelle diverse culture, non esiste una
rappresentazione di contenuto sessuale che sia intrinsecamente pornografica. Requisito essenziale della
pornografia è che la rappresentazione della sessualità abbia come intento specifico quello di eccitare
sessualmente il fruitore: un documentario medico che mostri gli organi sessuali in azione non è pornografia,
anche se può essere usato come tale. Ma questo può valere anche per la Venere di Milo o per qualsiasi altra
cosa. La pornografia è inoltre un genere formulaico, vale a dire fondato su un numero relativamente
limitato di elementi che si ripetono, fino a diventare formule precostituite. I generi formulaici della
cultura popolare si caratterizzano e si differenziano fra loro - anche se spesso si ibridano - non per la
ripetitività delle trame, dei personaggi o della dizione, ma per la formulaicità dell'ambiente, ovvero
dell'intero mondo rappresentato. Ciò è evidente ad esempio nel western, ma vale per tutti i generi popolari
a partire dal gotico, che è la matrice da cui il giallo, l'orrore, il mistero, la fantascienza, la
pornografia ecc. si sono poi distinti in una sorta di differenziazione centrifuga (Nerozzi, 1984). Per
designare tale qualità formulaica dei mondi della narrativa popolare è stato suggerito il termine ethos
(Nerozzi, ibid.) dalla Poetica di Aristotele. Per Aristotele ethos sono propriamente i personaggi, ma nella
letteratura popolare i personaggi sono tali in rapporto all'ambiente in cui agiscono. Quindi ad esempio
l'ethos del western è la vita della frontiera; l’ethos del gotico è il mondo come trappola, esemplificato da
castelli, prigioni, sotterranei ecc.; l'ethos della fantascienza è l'esotismo tecnologico e culturale;
l'ethos del romanzo rosa è la coppia. L'ethos della pornografia è il corpo o l'intreccio dei corpi
nell'atto sessuale. I sottogeneri della pornografia si distinguono infatti in base alle possibili
combinazioni sessuali fra i vari tipi di personaggi, e in base alle modalità di esecuzione dei rapporti.
Detto in altri termini, si distinguono in base ai tipi di perversione e a seconda delle parti del corpo
privilegiate nel contatto. I personaggi perciò si individuano per il tipo di rapporto che essi hanno col
corpo proprio e altrui. Tutti i generi formulaici hanno un significato generico di base, comune a
tutte le singole opere del genere, e all'interno del quale le singole opere costituiscono solo delle
variazioni. Il significato generico della pornografia è il sogno di onnipotenza di una sessualità polimorfa.
Da ciò traspare l'aspetto regressivo della sessualità, sia come autonegazione dell'io che si rituffa nella
dimensione animale di sé, sia come aspirazione al recupero della condizione infantile del perverso polimorfo,
condizione in cui l'immaginario, alla maniera del pensiero magico o primitivo, colma il divario tra
desiderio ed effettiva possibilità di soddisfarlo. Poiché la pornografia intende oltrepassare i
limiti del pudore, la sua poetica è una poetica dell'eccesso: eccesso di visione, perché intende far vedere
ciò che non si deve vedere secondo i canoni del pudore, ma anche eccesso di spettacolarità e di invenzione,
perché nell'ansia di rivelare, per voler essere troppo realistica, la pornografia va al di là del
verosimile. Come poetica dell'eccesso la pornografia partecipa di altre poetiche dell’eccesso e si colloca
in una tipologia ad hoc tra la spettacolarità (eccesso di opsis sul mythos, secondo la lezione di Aristotele)
e la bellezza (eccesso di rappresentazione sulla conoscenza, secondo la lezione di Kant). Aristotele
dice che l'elemento più importante in una finzione è l'intreccio dei fatti o mythos, e ritiene invece di
scarso interesse quel modo di suscitare pietà e paura che ricorre all'opsis o spettacolo (Poetica, VI, 1450
a, 1450 b. XIV, 1453 b.). Sappiamo invece che nella letteratura popolare, come in ogni altro aspetto della
cultura di massa, la spettacolarità passa in primo piano, basti pensare al cinema dei cosiddetti effetti
speciali. Anche lo spettacolo del resto può essere ritenuto più o meno nobile: nel giallo di
indagine ad esempio la spettacolarità è data dallo spettacolo della mente al lavoro, quella del detective,
mentre nell'orrore lo spettacolo è dato dall'apparizione di mostruosità, di cui già si lamentava
Aristotele, alludendo probabilmente all'apparizione sulla scena delle Furie nelle Eumenidi di Eschilo.
Naturalmente ogni arte e ogni genere ha la sua poetica. Ma cosa c'è nello spettacolo e nella
spettacolarità che li renderebbe inferiori? Per Aristotele è la materialità della rappresentazione rispetto
alla significatività, l'evidenza concreta, ma in ultima analisi accessoria, del significante rispetto al
significato in azione. Lo spettacolo è intrinsecamente eccessivo perché in esso la percezione sensoriale
eccede l'elaborazione linguistico-concettuale. La spettacolarità è l'intensificazione e lo sfruttamento di
tale eccedenza, che crea intenzionalmente una sorta di ingorgo - appagante, ma per ciò stesso bloccante - da
un lato rispetto al procedere della trama, dall'altro rispetto alla capacità fisiologica di elaborazione in
termini di comprensione intellettuale. A sua volta Kant, proprio all'inizio della Critica del
giudizio (1989, 6) dice che la bellezza è eccedenza di rappresentazione rispetto alla conoscenza. Eccesso di
rappresentazione o eccesso di significante, la bellezza non è qualcosa che propria- mente si conosce, ma
qualcosa che si gode, o meglio che si gusta, ed è nell'idea di gusto infatti che il piacere interferisce col
sapere (Agamben, 1979). Denominando gusto la facoltà di fruire della bellezza e dell'arte, si ricorre a un
uso metaforico di quello tra i cinque sensi che implica un rapporto pratico con l'oggetto. In tale rapporto
il gusto non solo va al di là di sensi più teoretici quali la vista e l'udito, ma va al di là persino del
tatto, che è contatto fisico, perché l'esercizio del gusto incorpora, assimila e consuma il suo oggetto.
Infatti il piacere e la conoscenza procedono diversamente: il pensiero conosce il suo oggetto, ma non lo
possiede concretamente; il godimento della bellezza surroga questa mancanza di possesso con un possesso
metaforico, che è un sapere non intellettuale, che si colloca ambiguamente tra il sapere e il sapore.
La pornografia partecipa di tale problematica, perché, come la fruizione della bellezza è diretta al
piacere e non alla conoscenza, così la pornografia riporta a una fruizione che rivaluta il piacere ai danni
della conoscenza concettuale. Come il godimento della bellezza nell'esercizio del gusto è un assaggio e un
consumo metaforico del suo oggetto (l'opera d'arte), così la fruizione della pornografia è un consumo
metaforico della sessualità, e non è ne conoscenza intellettuale, ne esercizio effettivo del sesso.
Per uscire da questa ambiguità infatti, alcuni teorici arrivano a separare drasticamente sapere e sapore,
e perciò distinguono la bellezza dall'arte, sostenendo che l'arte è una dichiarazione sul mondo, come la
filosofia, e la bellezza è invece strumento di piacere come la pornografia (Huer, 1987). La mia opinione è
che arte, bellezza e pornografia non sono separabili, e appartengono alla stessa area concettuale: la
bellezza è l'essenza dell'arte, e la pornografia è una forma d'arte che, se apprezzata, non può non dirsi
bella. Non a caso la bellezza, come dice ancora Kant “vale solo per gli uomini nella loro qualità di esseri
animali, ma ragionevoli, e non soltanto in quanto essi sono semplicemente ragionevoli... ma in quanto sono
nello stesso tempo animali” (1989, 51). Questo argomento sarà ripreso a proposito della ricezione,
ma ora vorrei prima spiegare il titolo di questa comunicazione. Ho intitolato questo intervento “Il ritmo
della pornografia” sull'esempio di Northrop Frye, che nell'ultimo saggio di The Anatomy of Criticism,
quello dedicato ai generi letterari, distingue l'epica, la prosa, la lirica e il teatro proprio in base al
ritmo. Secondo Frye il ritmo dell'epica è la ricorrenza, quello della prosa la continuità, il ritmo della
lirica è l'associazione e quello del teatro è il decoro. Questi ritmi, e quindi questi generi, sono
determinati dal cosiddetto radicale di presentazione, cioè dal modo ideale in cui l'opera si presenta al
pubblico. Fra questi ritmi solo quello del teatro, il ritmo del decoro, ha un legame di dipendenza con
l'oggetto dell'imitazione. Ritmo del decoro significa infatti che nel teatro vi sono vari ritmi
enunciativi, che si adattano al livello variabile dei diversi personaggi che parlano. Non è un caso
che il legame del ritmo con l’oggetto della rappresentazione si ha proprio nel teatro, appunto perché nel
teatro il radicale di presentazione è lo spettacolo. Nel momento in cui i personaggi appaiono in carne ed
ossa davanti agli spettatori, la funzione della presenza sensibile assume una rilevanza innegabile, e allora,
anche se Aristotele obietta più alla spettacolarità che allo spettacolo, possiamo dire che certamente
Aristotele sottovaluta lo specifico teatrale a vantaggio della narratività del mythos. Frye fa
osservare che non esiste soltanto il teatro verbale, a cui tendenzialmente appartiene la tragedia; al polo
opposto della teatralità esiste il teatro di spettacolo, più legato alla dimensione rituale delle sue
origini, in una linea che dalla messa cattolica agli autos sacramentales, al masque, all'opera lirica, si
fonda più sulla comunione che sulla comprensione, più sulla comunione che sul conflitto, più sull'estasi che
sulla comprensione del significato. Dalla messa alla pornografia certo il passo non è breve, ma anche nella
pornografia, seppure in maniera sensazionalistica invece che mistica, la reazione di eccitamento abbatte la
quarta parete e mira a una comunione dei sensi. Ma ciò che ci interessa ora è che nella pornografia il
ritmo narrativo ed enunciativo è strettamente legato alla materia rappresentata, proprio perché la
pornografia è tra i generi quello più legato alla spettacolarità e alla sensazione, e dove più irrilevante è
invece il mythos, cioè la trama e il suo significato. La rappresentazione pornografica, anche in
quanto genere formulaico, ha una meta determinata, che è l'orgasmo, e come tutti i generi formulaici
compensa la limitatezza della sua materia e del suo orizzonte inventivo con la variazione e la complicazione
dell'itinerario di avvicinamento a tale conclusione precostituita. Nonostante la studiata combinatoria delle
possibili situazioni, noi sappiamo infatti: l. che tutti i personaggi che compaiono nella storia prima o poi
si spoglieranno e parteciperanno a un rapporto sessuale qualsiasi, proprio come nel western sappiamo che
prima o poi si useranno le pistole; 2. sappiamo che proprio questo è ciò a cui il pubblico desidera
assistere; 3. sappiamo che il ritmo di svolgimento dell'azione coinvolgerà, come in un vortice, una sempre
maggiore quantità di personaggi, strumenti e modalità trasgressive. La trama delle storie
pornografiche è stata paragonata a quella della commedia musicale (Williams, 1989) perché, più o meno bene o
mal congegnata che sia, è soprattutto un pretesto per tenere insieme i momenti che nella commedia musicale
sono dedicati alla musica e alle canzoni, e nella pornografia agli incontri sessuali. In entrambi i casi gli
episodi sono chiamati “numeri”, denominazione da cui traspare la disponibilità alla classificazione
stereotipa più che tipologica. La lista dei “numeri sessuali”, limitatamente alla pornografia
eterosessuale e senza tener conto delle funzioni evacuative, e limitatamente ad un criterio, per così dire,
di fisica dei corpi, senza cioè tener conto degli elementi propriamente culturali, quali la razza, la
parentela, l'età, i rapporti di potere, di classe e di lavoro, gli ordini di grandezza quali grassezza e
magrezza, nani e giganti, è costituita dai seguenti otto numeri (Ziplow, 1977; Williams, 1989): l.
Masturbazione, prevalentemente femminile, con o senza uso di oggetti; 2. Rapporto sessuale cosiddetto
normale, con penetrazione del pene nella vagina da varie posizioni; 3, Rapporti lesbici; 4. Sesso
orale, comprendente cunnilingus e fellatio; 5. Rapporti con tre partecipanti; 6. Orge, con più di
tre partecipanti; 7, Sesso anale; 8. Rapporti sadomasochistici, con o senza strumentazione.
La presenza di questi numeri nella trama pornografica si configura come sequenza senza necessità di legami
consequenziali. Vige invece l'obbligo della variazione, intesa a coprire le possibilità combinatorie degli
elementi a disposizione. La consequenzialità opera invece all'interno dei singoli episodi, dove la frequenza
iterativa procede a tempo di crescendo verso lo sbocco orgasmico, che deve apparire come conseguenza
necessaria e soddisfacente delle mosse attivate. Il ritmo della pornografia si articola quindi a frequenza
incrementale (tempo di crescendo) a livello macro-diegetico, come struttura episodica iterativa di “numeri”
che, a livello micro-diegetico, si organizzano a struttura drammatica cumulativa. La mimesi della
pornografia si coordina a sua volta alla poetica dell'eccesso, mediante magnificazione iperbolica del
dettaglio ripreso in primo piano, e mediante molteplicità e acrobaticità del punto di vista. L'esempio più
evidente almeno nella pornografia visiva, è dato dal fatto che l'orgasmo maschile deve essere rappresentato
con eiaculazione visibile, il che, nonostante si tratti di veri orgasmi, dimostra la natura di finzione della
pornografia, e conferma che la difficoltà di rappresentare l'orgasmo femminile coincide con la mancanza di
spettacolarità dell’azione. La mimesi della pornografia risulta così sovradeterminata dall'impulso
voyeuristico regressivo, da alcuni definito “frenzy of the visible”. E la frenesia del visibile introduce ai
problemi della ricezione. A questo proposito si sostiene che, come le lacrime dello spettatore non sono il
criterio migliore per giudicare la validità di una tragedia (Charney, 1982, 11), così l’eccitamento dello
spettatore è un effetto che dimostra l'inferiorità di un genere come la pornografia, che ne fa il proprio
criterio di giudizio. Una prima obiezione a questa tesi potrebbe essere che, per poter piangere
quando si assiste a una tragedia, occorre prima capirne il significato. Tuttavia se l'eccitazione prodotta
dalla pornografia presuppone la comprensione di essa, resta il fatto che ciò che c'è da comprendere nella
pornografia è forse molto limitato. Questa è una problematica tutta da esaminare, e che la pornografia
condivide con tutti i generi formulaici. Ma per lo studioso di teoria ora il problema è un altro. Si
sostiene che ciò che conta nella tragedia o nella commedia non sono le morti o i matrimoni, ma la
significatività di tali morti e di tali matrimoni. Nella pornografia invece la significatività degli orgasmi
è un requisito complementare, che può accrescere l'eccitazione, ma è comunque subordinata ad essa. Anche
nella tragedia però la significatività delle morti mira a produrre il piacere della fruizione, e quindi in
ultima analisi è strumentale ad esso. È vero che questo piacere, nella tragedia, è fondato sulla
comprensione del significato, tuttavia, dal punto di vista strettamente estetico, tale significato è da
intendere come 'forma del contenuto', ovvero nel suo aspetto formale, come una sorta di materializzazione
del senso, che si offre alla percezione sensibile.
Infatti, se è vero che nell'arte la forma
diventa significativa, ed è ciò che i semiologi chiamano “semantizzazione del significante”, non si presta
forse altrettanta attenzione anche al contrario, e cioè che il significato diventa a sua volta formale (nella
forma del significante appunto). Specularmente alla “semantizzazione del significante”, ho perciò proposto il
termine “fonetizzazione del significato” (Terzo, 1989, 169), che nei generi formulaici può tradursi in
spettacolarizzazione del mythos.
Poiché è il genere formulaico più sensuale e sensazionalistico,
la pornografia prescrive perciò il sovvertimento della gerarchia ricettiva delle arti, e si oppone alla via
ascetica dell'estetica (Maffesoli, 1993), desublimizzando l'intellettualizzazione ermeneutica in
sensazione. Laddove le arti assoggettano la materia alla formalizzazione perspicua, e indirizzano la
percezione del sensibile verso una valorizzazione intellettuale, emarginando o addirittura disprezzando la
reazione sentimentale e sensuale, la poetica pornografica contempla tra i suoi requisiti una reazione di
eccitamento dei sensi che rimette a nudo le radici dello specifico estetico come fonte di piacere situata
nella sensazione. La spettacolarità pornografica realizza e ripete l'appagamento dell'attesa
infantile al disvelamento del mistero del sesso. Essa pone in essere un dispositivo eidetico di blocco e
ripresa che, come abbiamo detto, arresta, saturandole, le possibilità di comprensione, e promuove il
desiderio di un'immagine fantasmatica che trascende la realtà dell'esperienza sessuale. Tale illusione
perpetua il senso di onnipotenza del pensiero infantile, ciò nondimeno, come rivendica infatti la pornografia
femminista, che si propone di ampliare le prospettive erotiche delle donne ed elevare il loro li- vello di
desiderio (Barbach, 1988, XI), la pornografia partecipa della facoltà, comune a tutte le finzioni, di
esplorare mondi possibili con l'immaginazione inventiva. Blocco, saturazione, slancio immaginativo
sono caratteri del sublime. Il sublime pornografico è nell'indicibilità del desiderio e della soddisfazione,
alla quale succede una discesa e un annientamento del desiderio stesso. Tale precipitazione bathetica (ben
nota al trattamento letterario da Sant'Agostino: “caro tristis post coitum”, a Shakespeare: “Th'expense of
spirit in a waste of shame”) è affrontata ottimisticamente dalla pornografia che, al di là di erezioni
decennali e ninfomania pervasiva, la assimila nella struttura iterativa del ciclo vitale, come esaurimento
fisico temporaneo. Tuttavia accanto alla depressione che segue il climax, affiora, nella pornografia
più problematica, una diversa dimensione del bathos. Il dato sessuale infatti si pone sempre al limite di
un'elaborazione ricettiva opposta allo scatenamento desiderante, e cioè il disgusto. Sul confine tra
desiderio e disgusto si manifesta a volte la stupefazione dell'estraniamento. Nel punto di transizione, la
precipitazione trapassa allora dal sublime al vuoto di un'assenza, dove si fa strada la coscienza
dell'assurdo. È la coscienza della precarietà propriamente culturale del senso e del valore attribuiti alla
biologia. La sessualità umana è infatti un costrutto ideologico-culturale. E per quanto si possa
accusarla di riduzionismo, la pornografia gioca con la biologia, ma la storicizza. Il dato biologico viene
eroticizzato dalla cultura e inserito nella storia. Pare ad esempio che ogni epoca abbia i suoi punti
anatomici preferiti, che divengono punti del desiderio (Bloom, 1988, 13). Quando questo desiderio cade si può
intravedere la tabula rasa del sesso, non più come tristezza o rimorso, ma come assenza di significato. In
Tropic of Cancer, di Henry Miller, il personaggio di Van Norden, ossessionato dal sesso ( “cunt struck ),
osserva un organo sessuale femminile rasato, illuminandolo con una pila; e dopo un'osservazione quasi
ipnotica di oltre dieci minuti, giunge alla conclusione che “It's an illusion. It's so absolutely
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