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Storicamente i generi formulaici si cristallizzano, in quanto generi
determinati e distinti, in epoca successiva alla formazione di quel tipo di narrativa moderna per eccellenza
che è il novel o romanzo realistico, che in Inghilterra si afferma a partire dal Settecento. Questo è
importante, perché tutti questi generi possono considerarsi la reazione moderna dell'impulso fantastico al
predominio razionalistico che il realismo ha imposto sulla narrativa. Ora, poiché la prima reazione di
successo al romanzo realistico è il romanzo gotico, di matrice aristocratica, e autenticamente reazionario e
apocalittico quanto a ideologia, e poiché, com’è stato giustamente detto, il gotico contiene già il germe di
tutti questi generi, può apparire contraddittorio il fatto che il gotico sia l'humus da cui emergono
prodotti di consumo legati allo sviluppo dell'industria culturale. Da ciò segue tutta una serie di
incertezze e di confusioni riguardo alla collocazione e alla valutazione di queste opere. I generi
formulaici, fondati sulla ripetizione e la serializzazione, hanno un legame per così dire quantitativo con la
produzione di massa, che è a sua volta l'effetto della rivoluzione industriale. Pur nascendo come reazione
all'ascesa della borghesia, il gotico ha avuto successo non tanto e non solo per ragioni ideologiche, ma
anche perché, oltre a conservare la preminenza al principio del romance, sfrutta un fattore che è sempre
determinante per il successo di questo tipo di prodotti: la spettacolarità. Il successo del gotico fa sì che
esso diventi subito preda del contemporaneo sviluppo della produzione libraria, sviluppo favorito dal mercato
e dal nuovo pubblico della letteratura, che è lo stesso del romanzo realistico. Inoltre il gotico è
anche figlio di quelle correnti irrazionalistiche e sentimentalistiche che percorrono più o meno
clandestinamente il Settecento inglese per riaffiorare nel Preromanticismo, ed è a partire dal Romanticismo
che si stabilisce come criterio di valore l'originalità. Poiché la serializzazione va in direzione opposta
all'originalità, da un lato, come si è detto, essa provoca una svalutazione di questo tipo di letteratura,
dall'altro, nella vicenda della fortuna di questi generi, si produce quella divisione tra letteratura alta
e letteratura bassa che opera parallelamente a quella tra arte e industria, tra dimensione estetica e
utilitarismo borghese, tra avanguardia e consumo. Il termine “massa" col suo derivato "massificazione"
esprime i connotati negativi della quantità. Infatti quando la si vuole designare in senso positivo, la
quantità assume altri nomi. Per i romantici lo stesso referente assume il nome di "popolo", e la ricchezza
culturale del popolo è il folklore. I generi formulaici sono il sostituto e il surrogato industriale del
folklore. Su queste linee si articola tutta una serie di opposizioni: artificialità contro spontaneità,
tipologia ripetitiva contro elaborazione autonoma, cultura falsamente popolare elaborata dall'industria
contro la cultura autenticamente popolare valorizzata dalle ricerche sulle radici folkloriche delle culture
nazionali. La stessa contrapposizione si ripropone a livello di fruizione, tra una fruizione problematica e
intellettuale, che riguarda il romanzo realistico e poi le opere d'avanguardia, e una fruizione emotiva,
sentimentalistica e viscerale, dei prodotti di massa, fino allo sfruttamento più infimo, a livello di puri
sensi, nella fruizione della pornografia. Quando infatti la critica d’orientamento sociologico
comincia a studiare seriamente, e quindi in qualche modo a rivalutare, i generi formulaici, a questo sforzo
d’emancipazione è sottesa una sorta di riabilitazione delle masse, alle quali si torna ad attribuire qualcosa
di quella creatività istintiva che per i romantici era caratteristica del popolo. Tuttavia la filiazione dal
gotico non va affatto disconosciuta, come se i generi formulaici fossero i figli degeneri di una letteratura
nata con intenti elitari. Potremmo dire invece che i generi formulaici svolgono la stessa funzione ideologica
del gotico, in quanto sono anch’essi un modo di neutralizzare gli aspetti innovativi e problematici del
realismo. Va inoltre detto che la natura del legame tra romanzo e borghesia va approfondita, poiché
tale rapporto non resta invariato una volta per sempre, come nel momento in cui il romanzo si fa strumento
della rivoluzione culturale borghese. Nell’arco di due secoli dal Settecento alla fine dell’Ottocento il
rapporto tra arte e società attraversa le vicende più varie, e anche la forma del romanzo si è venuta
modificando in una molteplicità di aspetti, che non è ora il caso di riepilogare, ma si può ben dire che
quando si comincia ad essere coscienti del potere delle masse, i generi formulaici hanno già sostituito il
romanzo classico come letteratura veramente popolare. La neutralizzazione della problematicità del
realismo e dello sperimentalismo si realizza peraltro sfruttando un principio che attiene alla natura della
narrativa, ovvero il distanziamento della realtà: come ci rivela il mito di Sheherazade nelle Mille e una
notte, raccontare delle storie è il modo in cui allontaniamo la morte, o meglio è il modo in cui allontaniamo
il senso del tempo reale che ci precipita verso la morte. Ma all'interno di questa condizione ontologica
della narrativa si divaricano due modalità inventive e fruitive: una è quella del realismo e dello
sperimentalismo, che vorrebbe quasi uscire dai limiti della sua natura di finzione per metterci di fronte
alla realtà (cioè di fronte alla morte); l'altra è quella che si compiace di trattenere eternamente il
lettore nel mondo immaginario della finzione, bloccando il legame pragmatico col mondo reale. |