|
In questo senso il tipo di letteratura
antecedente ai generi formulaici che più si avvicina ad essi, perché utilizza in modo analogo il principio
strutturale del romance, è il romanzo cavalleresco. Mentre il realismo tende allo sviluppo drammatico di una
sola situazione conflittuale, la struttura narrativa del romance consiste in una serie di avventure che
conduce il lettore da un episodio all'altro, da un ostacolo all'altro, da una storia all'altra, prima di
arrivare ad una fine che in realtà potrebbe essere dilazionata indefinitamente. Il tipo d’azione che meglio
si adatta a questo svolgimento narrativo è la quest o ricerca. L'aspetto avventuroso ed episodico diffuso in
tutti i generi formulaici, oltre e più che operante nella strutturazione delle singole storie, si manifesta
nella serializzazione, e in una sorta di assuefazione del lettore, che non vuole più uscire dal mondo
romanzesco e passa da un romanzo all’altro indefinitamente. Il romanzo cavalleresco funziona allo
stesso modo, sia come svolgimento sia dal punto di vista ideologico. La cavalleria è infatti il prodotto
ideologico della cadetteria feudale, vale a dire della classe di coloro che non sono i primogeniti e non sono
destinati a succedere al padre come sovrani del feudo. Come si evince dalle ormai storiche ricerche di Jessie
Weston sulle leggende cavalleresche (From Ritual to Romance, (1920), New York, 1957), la quest per il Santo
Graal e quelle ad essa connesse o parallele trattano simbolicamente lo stesso tema che ci è più familiare
nelle favole, dove abbiamo il cavaliere che uccide il drago e sposa la figlia del re. Il significato della
quest stessa consiste da parte del giovane cavaliere nel dar prova del suo valore, ovvero della sua capacità
di sostituire il vecchio re. È insomma anche una trasposizione inventiva della lotta generazionale tra
vecchi e giovani. Tanto è vero che il drago, cioè la sterilità che rende desolata la terra, simboleggia la
sterilità e la vecchiaia del re; ma questa sterilità, che si abbatte sul regno come una maledizione, consegue
talvolta semplicemente dal fatto che il giovane non si decide ad intraprendere la quest. Ciò significa che la
sterilità non è solo la vecchiaia, ma anche la reticenza del giovane a dar prova delle sue capacità di
prossimo sovrano; e basta invece talvolta che egli inizi la sua ricerca e la maledizione si dissolve.
Ma se questo è il destino del primogenito, i figli cadetti sono destinati a rimanere impegnati per sempre
nella ricerca. Nasce così l'ideale della cavalleria e del cavaliere errante, che non ha una meta e rimane
indefinitamente in cerca di avventure, per mettersi in luce con imprese in difesa delle buone cause, nella
speranza di trovare uno sbocco alla propria quest con la conquista di un feudo, una possibilità che talvolta
si fa più concreta ad esempio con le Crociate.
|