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Questo naturalmente non può accadere nel giallo
d'azione, dove il poliziotto è invece costretto a sporcarsi le mani con la realtà. Anzi se pure la
separazione e il contrasto fra pensiero e azione si ripropongono, i valori vengono capovolti. È l'azione del
poliziotto coraggioso, ma poco rispettoso dei regolamenti, che diventa positiva, mentre il ruolo caricaturale
dell'incapace o addirittura di personaggio ostacolo cioè di humour negativo, viene attribuito al superiore
politicante o al collega che sta pacificamente in ufficio a far carriera senza rischio. In alcuni casi
l'uomo d'azione rischia di ridiventare dilettante quando, o di propria volontà o perché messo sotto
inchiesta dai superiori, restituisce il distintivo e prosegue l'indagine per conto proprio. Di
solito però la distinzione tra detective dilettante e poliziotto di stato tende a sparire nel giallo
d'azione, tutto permeato di violenza, perché il detective, privato o no, oltre che a indagare, è costretto a
lottare, e la punizione del colpevole è strettamente intrecciata all'indagine stessa. Questo è certamente
un sintomo di regressione della società civile, proprio in relazione all'ambiente, che appare più brutale,
di una brutalità condivisa da tutti i personaggi, delinquenti e poliziotti insieme. Rispetto al giallo
d'indagine, nel giallo d'azione, ad esempio quelli di Dashiell Hammet, Raymond Chandler, Mickey Spillane,
la differenza fondamentale è proprio la qualità dell'ambiente, che non è più una società ordinata,
caratterizzata da una sistematicità protettiva. L'ambiente, che è più spesso quello della metropoli moderna,
non è più totalmente sotto il controllo delle forze legali, ma in misura più o meno estesa è alla mercé dei
delinquenti; la polizia stessa e tavolta persino i giudici, per non parlare dei politici, sono corrotti. In
questo senso il giallo d'azione si svolge in un contesto che sta a metà strada tra il giallo d'indagine e
il western. Infatti il detective privato del cosiddetto giallo hard boiled (il termine significa
letteralmente: “ristretto a seguito di forte bollitura”, e si riferisce allo stile narrativo scarno, tutto
fatti e azione) non si limita a risolvere razionalmente l’enigma, ma opera anche come esecutore della
sentenza, per lo più suo malgrado, ma talvolta con un certo compiacimento nella violenza. A questo proposito
il titolo del primo romanzo di Spillane, I, the Jury, è estremamente significativo, perché enuncia il fatto
che il protagonista non solo scopre il colpevole, ma si propone di essere anche la giuria che lo condanna. Ed
è in contrapposizione a questo atteggiamento che emerge un certo tipo di giallo detto procedurale.
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