|
Nel romanzo di Samuel Richardson Clarissa
(1748), la protagonista, violentata dal libertino Lovelace, si lascia morire. Abbandonando il corpo alla
morte, Clarissa libera la sua anima, che può finalmente riunirsi al padre celeste. La sua storia infatti può
configurarsi anche come una ricerca del padre: dal padre naturale, dal quale fugge per evitare l'imposizione
di un matrimonio combinato, al padre ingannevole Lovelace che vuole farne la sua amante. L'abbandono del
corpo alla morte dopo lo stupro è una resa all'impossibilità di sopravvivere spiritualmente in un mondo dove
la donna esiste essenzialmente nella sua dimensione materiale. Clarissa rifiuta tale dimensione, ma essendo
l'unica permessa alla donna nella sua epoca, il suo rifiuto non ha alternativa che la morte. (Vedi
P.Nerozzi, Virtù e malinconia, Milano 1990) Esponiamo ora il caso di una giovane donna, che chiameremo
nouvelle Clarissa o Clarissa 2. Abbandonata da un amante dopo alcuni anni di rapporto più o meno burrascoso,
ella reagisce al dolore con un nuovo innamoramento che, per la sua genesi reattiva, chiamerei "innamoramento
di rimbalzo". Il primo amante però si rifà vivo, e Clarissa 2, confusa e divisa nei sentimenti tra il vecchio
e il nuovo amore, trova una soluzione singolare. Risponde alle nuove profferte del vecchio amante con parole
più o meno di questo tenore: "Il mio corpo ti appartiene, ma il mio amore ora è di un altro". Questa
scelta configura un nuovo modo di abbandonare il corpo al suo destino, comparabile a quello della Clarissa
settecentesca, ma riadattato alle condizioni socioculturali della contemporaneità. Laddove l'eroina di
Richardson si sacrifica rifiutando la femminizzazione inevitabile, inscritta nel suo corpo e sottolineata
dallo stupro, la nouvelle Clarissa svaluta e degrada il corpo a strumento di mera sessualità, introiettando
la divisione freudiana tra donna idealizzata e donna desiderata, riservando quest'ultima al vecchio amante e
la prima al nuovo amore. In questo modo si arroga il diritto di decidere, come la prima Clarissa, che fare di
sé stessa; ma è il diritto di scegliere a quale degli amanti assegnare i ruoli dell'amore e del desiderio.
Questa divisione fra amore e desiderio è attribuita da Freud alla fenomenologia del comportamento
maschile. Mentre nella teorizzazione freudiana è l'uomo ad avere due orientamenti comportamentali
coesistenti, e di volta in volta decide di agire con la donna idealizzata o con la donna desiderata, in
questo caso abbiamo un'unica donna che scinde i due orientamenti, di solito riuniti e rivolti ad un solo
uomo, attribuendoli a due uomini diversi, colui dal quale farsi amare e colui dal quale farsi desiderare. Il
triangolo è capovolto: da un uomo e due donne si passa a una donna e due uomini, quello che con lei ha un
rapporto d'amore e quello che con lei ha soltanto un rapporto sessuale meno significativo o non
significativo. Questa situazione non è vissuta da Clarissa 2 come rivincita o vendetta; al contrario è
sofferta come un destino inevitabile analogo al destino di morte della Clarissa originale. Un
comportamento di questo tipo è attribuito anche alla fenomenologia della prostituta, che sa di usare il corpo
in modo degradante per un compenso in danaro, ma riserva ad altri i suoi sentimenti, tenendoli separati dalle
responsabilità dell'impiego corporeo. La situazione potrebbe riassumersi nella frase: non sappia la tua
anima ciò che fa il tuo corpo. Tuttavia non è questa l'interpretazione atta a spiegare la scissione nella
nuova Clarissa, perché in lei il comportamento presunto prostitutivo non è tale, in quanto manca ogni
compenso monetario o d'altro genere1, e appare invece l'effetto di una pulsione incontrollabile del corpo
passionale. Questo trasporto irresistibile è proprio ciò che la contemporaneità considera talvolta segno di
vero amore, a cui la sua parte idealizzata "saggiamente" consente. L'idealizzazione implica infatti
un'amputazione etica e identitaria della parte sessuale, che così invece viene degradata, ma non
repressa. In che consiste questa "saggezza"? Ed è veramente tale? I vantaggi di questa saggia
soluzione sono vari. Uno è di permettere la gestione di una coesistenza di pulsioni che la cultura
occidentale formalmente, e soprattutto per la donna, non accetta.2 Per farlo deve differenziare le pulsioni
stesse, attribuendo all'una un carattere più elevato, più elaborato e completo, e all'altra un carattere di
inferiorità etica e di mera e primitiva istintualità. Quest'ultima è anche corroborata (a dire di Clarissa
2) da una traccia esperienziale di intensa soddisfazione sessuale, che di nuovo è resa attraente
dall'ideologia dell'autenticità passionale già menzionata. Resta il fatto che si opera la scissione
all'interno della medesima donna, perché la traccia del passato amore resta incancellabile, come un tempo
era incancellabile la perdita della verginità. Ma stavolta resta incancellabile sotto forma di memoria del
piacere e persistere del desiderio a cui il suo corpo non può rinunciare, se non a costo di repressione, che
invece si converte in svalutazione e disprezzo. La morte di Clarissa 2 non è più fisica, bensì etica. Il
corpo sopravvive, ma viene espulso dalla sfera dell'identità. Invece della morte c'è la scissione tra
comportamento identitario, l'amore, e comportamento deperibile del corpo svalutato, abbandonato all'atto
sessuale. Il corpo abbandonato in questo modo alla pratica sessuale viene dunque de-soggettivizzato,
diviene cioè un oggetto che può essere ceduto senza intaccare la soggettività della persona autonoma con un
fine in sé. Il corpo acquista una funzione e una strumentalità sua propria attraverso la scissione: diventa
un pegno spendibile. Ma come si è accennato diventa anche altra cosa, e precisamente substrato biologico, che
trattiene tutte le tracce dei trascorsi amori, anche quando sono stati espulsi ed emarginati dallo strato
superiore dell'affettività amorosa. Questa traccia sarebbe il residuo arcaico (di un era patriarcale sepolta
nel biologico) della funzione materiale che la donna ha avuto fino a tempi recentissimi, e a cui la prima
Clarissa ha cominciato a ribellarsi, sacrificando il corpo in modo definitivo. C'è una conversione
della pulsione di morte in questa degradazione affascinante operata da Clarissa 2. E' lo stesso fascino
ctonio insito in ogni passione amorosa che, attraverso la regressione istintuale, domina e rituffa l'io
nella ferinità. Come si è detto la separazione di corpo e amore è un'amputazione, che sacrifica
strumentalmente una parte meno importante per salvare la parte più importante. Dunque la pulsione di morte
viene neutralizzata dandole in pasto una preda parziale. La morte è ridotta e deviata in amputazione.
Tuttavia la passione è tale e dominatrice, e quindi mantiene un profumo di tenebra, anche quando non è
sessuale, ma intellettuale e spirituale, come il più delle volte è nell'innamoramento. Infatti anche in
questo caso la soggettività è catturata dalla persona amata e non è più libera. Il legame del rapporto
amoroso è insieme aggiunta e limite. Sennonché abbiamo in Clarissa 2 entrambe le passioni e ad entrambe la
scissione di corpo e anima viene incontro dando a ciascuna la sua preda. La scissione è insieme saggezza, che
salva dalla morte totale, e deviazione patologica, che viene vissuta angosciosamente. Non è infatti
un'opzione in favore del piacere, anche se di piacere si tratta in quanto si riconosce il suo diritto a
esistere come appetito, ma senza il consenso di una felice accettazione ideale, del tutto riservata
all'altra faccia, completa, dell'amore.
|