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Nell'universo senza memoria dell'accelerazione mediatica, arrivare in
ritardo sull'attualità è l'ultimo modo per ricordare di Academicus
Proseguiamo la riflessione sui prefissi per scoprire qualche indizio sugli interessi culturali
emergenti, anche in relazione al mutare dei problemi, nel volgere dal recente passato alla condizione
planetaria contemporanea. Multi, inter e trans, per esempio, sono ora impiegati con notevole
frequenza in connessione al cosiddetto "culturalismo", che è a sua volta un neologismo. Il contatto tra le
culture trova così varie modulazioni definitorie. Quando si istituiscono dei collegamenti tra una
cultura e l'altra abbiamo il transculturalismo. Qui il prefisso trans non si riferisce al passaggio da uno
statuto ontologico all'altro, come negli esempi precedenti: transessuale, transgenico. Si riferisce invece
a fenomeni comuni a più culture e nazioni, che però restano sostanzialmente separate: transnazionale.
Transessuale e transgenico peraltro sono il risultato dell'apertura di nuove aree d'intervento umano,
precedentemente inconcepibili. A differenza di neo e post, che hanno a che fare col tempo e con la
storia, mentre super e iper denotano quantità o intensità, trans e inter hanno a che fare con lo spazio e
quindi con la geografia. Multi infine coniuga sia la quantità di iper, in multimedialità, sia la varietà
geografica di inter, in multiculturalità. Restando sulla geografia, quando le relazioni si configurano
con una maggior stabilità e interdipendenza, seppure relativa, l'interculturalismo diventa il neologismo
appropriato. D'altro lato il termine usuale che accoglieva intorno ad uno stesso interesse più nazioni, o le
collegava lungo lo stesso percorso, senza per questo abolire le frontiere, ma semplicemente permettendo di
oltrepassarle, è internazionale. L'idea di "interno", nell'internazionalità, implica uno spazio aggregato
di più interni diversi, che sono appunto le nazioni. Solo nell'"Internazionale" come inno proletario
e come consesso di partiti socialisti e comunisti, era prefigurata l'idea utopica di un unica comunità,
dove la base economica ugualitaria sarebbe stata sufficiente ad omogeneizzare i connotati etnici e culturali.
L'interculturalismo oggi si propone con ambizioni meno integraliste e più pragmatiche, ed è però
significativo che nel passaggio da internazionale a interculturale, si è persa la nazione e, sulla spinta di
una diffusa consapevolezza antropologica, è affiorata la cultura. Il multiculturalismo denota la
presenza costitutiva di più culture nella composizione di una società, e a questo punto la coesistenza, più
o meno pacifica o conflittuale, appare raggiunta, non sulla base della fusione dei vari apporti in una
cultura nuova, bensì nella tolleranza di diversità che vogliono mantenere la propria identità relativa, e a
prescindere da dimensioni maggioritarie o minoritarie. Gli Stati Uniti ad esempio sono passati da un'ideale
di crogiuolo etnico (melting pot) ad una visione multiculturale della propria identità nazionale, unificata
dal punto di vista dei diritti civili e non da un'appartenenza etnica, territoriale, linguistica e religiosa
dominante. Apparentemente simile a multi è il più antico poli, che in policentrico e polisemia, mette
in evidenza un mutamento o uno spostamento strategico della collocazione di un valore o di un'attività, da
un unico punto a più punti o luoghi, laddove al contrario il processo inverso è rilevabile in
poliambulatoriale, che riunisce invece di separare le attività terapeutiche. In ogni caso si tratta però di
una ridistribuzione delle posizioni in uno spazio reale o ipotetico. Nella stessa prospettiva, rispetto al
più ricco poli, bi appare una semplice moltiplicazione o divisione per due. Per dividere: logica bipolare,
per unire: logica bipartisan, sebbene in questo caso si ricorra ad un prestito dall'inglese. Il
policentrismo è anche la base della visione epistemologica contemporanea in consonanza con la distribuzione
democratica e federale del potere e la concezione nodale e reticolare delle fonti dell'informazione, su cui
si modellano tutti i tipi di circolazione: delle merci, dei capitali, dei flussi migratori. Tuttavia il
prefisso che specificamente incarna l'atteggiamento epistemologico della contemporaneità è meta. Meta
può essere premesso a quasi tutto, ma di solito è premesso agli strumenti della conoscenza e della
comunicazione: metalinguistico, metaletterario, metacomunicativo. Esibisce così una nuova funzionalità
rispetto ai suoi impieghi ormai inavvertiti, da "prefisso morto", come in metafisico, metaforico. Meta
opera da prefisso gestionale, che si ritrae dagli argomenti specifici di una materia per trasporre la loro
considerazione su un piano superiore, per meglio osservare i problemi che sorgono dal funzionamento di un
ambito cognitivo nelle sue trasformazioni complessive. La sua frequenza rispecchia l'accresciuta
consapevolezza metodologica che permea tutte le discipline. Queste infatti non si accontentano più di
studiare il loro oggetto determinato, ma si preoccupano di riflettere, spesso in modo incrociato e
interdisciplinare, sulla logica e la politica dei loro statuti procedurali. Meta perciò indica sempre uno
spostamento dalla pratica alla teoria, o a una commistione di entrambe.
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