|
Nell'universo senza memoria dell'accelerazione mediatica, arrivare in ritardo
sull'attualità è l'ultimo modo per ricordare di Leonardo Terzo
Uno spettro s’aggira nel mio computer: è un virus, forse chiamato “Sircam”. Non ho certezza del suo
nome, ma so come agisce: prende pezzi di testo presenti nei miei file, o nella mia posta, o nei siti in cui
navigo, e li spedisce, a caso, ad indirizzi della mia rubrica o che in qualsiasi modo sono venuti in contatto
con il mio processore. Ricevo quindi, ad intervalli irregolari, risposte di conoscenti o sconosciuti,
che mi ringraziano per l’invio, ma mi chiedono che significa. Oppure mi ringraziano, facendo finta di aver
capito il testo ricevuto, che invece io stesso riconosco senza capo ne coda, ma proveniente dai miei file, o
che è del tutto incomprensibile anche a me. Questo virus, nonostante gli inconvenienti che mi procura,
è stato una sorta d'angelo annunciatore: in lui si manifesta lo spirito della rete, l’anima della macchina,
che realizza appieno le potenzialità del mezzo, l’etica dell’ipertesto, la filosofia del linkage. Infatti
impone il primato della connettività sul senso della comunicazione. Realizza, come vuole Lyotard (Inhuman
72), “[the] discontinuous and spasmodic concretions of a continuous ‘speaking medium’ ”. Impone la
prevalenza della testimonianza sulla conoscenza, l’autenticità dell’evento sull’interpretazione. Realizza la
libertà dell’inatteso che sfugge al controllo della temporalità. Impone la resa all’altro del
linguaggio/linkaggio. La comunicazione è garantita. Se un tempo aveva senso dire: “che importa chi
parla?”, ora ha senso dire : “che importa chi ascolta?”. Come un telescopio elettronico aperto sull’universo
ricevo segnali che provano l’esistenza d’altre civiltà nelle galassie, voci codificanti messaggi
indecifrabili per altre migliaia d’anni, provenienti da sistemi siderali scomparsi milioni di secoli fa.
In questo atteggiamento d’astrale infuturarsi mi coglie la visita del vicino con le sue futili chiacchiere
sulla vita.
|