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Nell'universo senza
memoria dell'accelerazione mediatica, arrivare in ritardo sull'attualità è l'ultimo modo per
ricordare di Eva Smith
Tre studiosi americani, Akerlof, Spence e
Stiglitz, hanno vinto il Premio Nobel per l'economia, ed è interessante che gli studi per cui sono stati
premiati riguardino l'influenza dell'informazione sui fatti economici.
La conoscenza reale
degli elementi che entrano nel processo economico, come lo stato effettivo dei vari fattori della produzione
e della solidità finanziaria delle imprese, è essenziale per il calcolo del rischio, per prevenire
insolvenze, per prevedere sviluppi di settore e andamenti dei costi e dei prezzi.
L'impossibilità di una trasparenza totale è connaturata all'economia, come a tutte le cose umane. Ma
sulla mancata trasparenza finisce per reggersi soprattutto un mercato dove la negoziazione non si basa più
sullo scambio di beni reali, bensì è una scommessa sul rialzo o il ribasso dei prezzi, tanto di merci
realmente prodotte, distribuite e consumate, quanto di merci virtuali, siano esse il danaro, impegni di
pagamento o ipotetiche quantità di materie prime, o seconde o terze, che mai si materializzeranno. In
questo contesto, non solo ciò che viene veramente negoziato finisce per essere l'informazione stessa, ma
disporre di più informazioni della controparte equivale, sotto l'eufemismo di "asymmetric information", ad
una scommessa con le carte truccate. E come recita il paradosso Grossman-Stiglitz: "if a market were
informationally efficient, i.e., all relevant information is reflected in market prices, then no single agent
would have sufficient incentive to acquire the information on which prices are based."
(http://www.nobel.se/economics/laureates/2001/public.html)
Il merito dei premiati sembra comunque
risiedere non solo o non tanto nel fatto, eticamente lodevole, di aver attirato l'attenzione sulla necessità
di democratizzare l'informazione, e nell'elaborazione di strumenti capaci di segnalare i sintomi di
eventuali manipolazioni informative da parte degli operatori, ma anche sulla possibilità di spiegare molti
comportamenti economici come indotti dalla necessità, consapevole o meno da parte di chi li mette in atto, di
rafforzare o di ovviare a questa asimmetria. La peculiarità della scienza economica risulta
interessante a confronto con la contestualizzazione sociale di altre scienze. Se infatti confrontiamo la
giusta pretesa che l'informazione economica non sia asimmetrica con gli effetti delle ricerche sul
patrimonio genetico delle popolazioni, notiamo che, in questo campo, una maggiore trasparenza viene
considerata antietica, perché si teme una sorta di razzismo del genoma, e cioè che le persone nate con
maggiori probabilità di contrarre malattie e con minori aspettative di vita finiscano per essere
discriminate.
Se la stessa quantità di conoscenza viene accettata o rifiutata in settori diversi
della vita sociale, come gli studi sui geni e sull'economia, dipende dall'estensione del controllo sociale
stesso che i due settori consentono. Né l'economia, né la biologia sono ambiti in cui il controllo dei
comportamenti degli operatori era considerato possibile o auspicabile, ma per ragioni diverse: per la
presunta difficoltà di applicare le scoperte in modo tanto mirato per la biologia; per l'impossibilità di
capire effettivamente l'andamento dei fenomeni ad essa pertinenti per l'economia. Una volta che
invece la biologia si è rivelata estremamente disponibile per lo sfruttamento economico, il controllo
democratico delle sue scoperte viene considerato difficile, e quindi la diffusione di certe conoscenze
diventa pericolosa. Da questa situazione nasce la bioetica, laddove i tentativi di valorizzare un'etica
economica non hanno sortito alcun risultato. Possiamo così osservare che il progresso della scienza
economica tende allo smantellamento dell'asimmetria, mentre il progresso delle conoscenze genetiche comporta
il rischio di produrre l'asimmetria stessa. Per l'economia la libertà della conoscenza è perciò considerata
utile e i brevetti impensabili o inapplicabili, nella pratica, a tutti i livelli. La conoscenza del
genoma, anche perché implica enormi investimenti, tende comunque a convertirsi in asimmetria del potere,
quando viene tesaurizzata dai detentori. L'economia parte da una situazione opposta di ingiustificabile
conoscenza asimmetrica nei fatti, perciò la capacità di scoprire questo divario può essere considerata un
contributo alla terapia degli squilibri sociali. È probabile che una considerazione di questo tipo non sia
stata estranaea alle motivazioni dell'assegnazione del premio Nobel.
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