|
Nell'universo senza memoria dell'accelerazione mediatica, arrivare in ritardo
sull'attualità è l'ultimo modo per ricordare di Niccolò Morro
Con opportuno ritardo è possibile ora proporre qualche riflessione sui campionati europei di calcio del
2004. Come tutti hanno detto e scritto la Grecia ha sorprendentemente, ma meritatamente, vinto il torneo, per
molte ragioni, e fra queste per una migliore organizzazione di gioco, che ha prevalso sulla caratura tecnica
ritenuta superiore nelle altre squadre. Sebbene ciò sia in parte vero, persiste la tendenza a
giustificare le vittorie solo in termini di tattica, ovvero di controllo razionale del gioco, invece che in
termini di riuscita contingente di singole occasioni colte o sprecate. In effetti nel gioco del calcio non si
può vincere ai punti come nel pugilato, e la differenza sostanziale tra la Grecia e la Repubblica Ceca o la
Francia è stata che Henry e Koller hanno sprecato le tante o poche occasioni avute, mentre i greci hanno
sempre realizzato la loro pressoché unica occasione in ogni partita. Detto questo, si deve dire allora
che la Grecia ha prevalso anche perché, nei momenti in cui l'esecuzione tecnica nella finalizzazione delle
azioni era decisiva, non ha mai sbagliato. E questo dimostra quindi anche una capacità tecnica elevata.
Infine si è usata la scarsa notorietà dei calciatori greci come esempio di serietà per contrapporla ai
presunti capricci e ai presunti vizi dei ricchi campioni delle altre squadre. Questo atteggiamento polemico è
pura ipocrisia perché opera sul presupposto che i perdenti fossero grandi campioni, consacrati dalle
sopravvalutazioni di quegli stessi che ora li criticano e li insultano. Purtroppo gli addetti ai
lavori della comunicazione che si occupano di sport devono vendere i loro articoli e i loro servizi ai
lettori o agli spettatori. Perciò quasi tutti tendono a gonfiare i pregi dello spettacolo di cui sono
mediatori, come banditori sulla pubblica piazza. Fra i prodotti da vendere è l'immagine e la considerazione
dei calciatori stessi, alcuni dei quali vengono così idolatrati per meriti che non hanno, per lo meno nella
misura iperbolica propagandata. Mi permetto perciò di fare una piccola hit parade dei maggiori palloni
gonfiati dalle chiacchiere dei banditori dei mass media, i quali, dopo aver avvilito i presunti fuoriclasse
che li hanno delusi, continuano imperterriti a inventare altre leggende di nuovi palloni gonfiati, perché
così impone il mercato. Da questo elenco possiamo togliere gli ex campioni, come ad esempio Vieri e
Del Piero, che sono stati veramente dei fuori classe, anche se ora non lo sono più. In genere i palloni
gonfiati sono buoni o anche ottimi calciatori, ma non sono eccelsi come i banditori ci vogliono far credere.
Il massimo pallone gonfiato italiano è Totti, che in tutte le partite decisive, soprattutto all'estero
quando non è protetto dagli arbitri, ma anche in Italia, regolarmente scompare, mentre fa il bullo con le
squadre inferiori maltrattate dagli arbitraggi. Altro pallone gonfiato a livello mondiale è stato
Ronaldo, che pure i suoi gol li ha fatti nel campionato vinto dal Brasile, ma per le papere del portiere
tedesco. In Italia invece la sconfitta dell'Inter nell'ultima partita di campionato con la Lazio nel 2003
fotografa perfettamente i limiti del presunto campione. A Ronaldo si può aggiungere Beckham in Inghilterra,
il quale è una buona ala, sa fare ottimi cross, ma nient'altro. Il gonfiamento della sua immagine deriva
anche dal fatto che il livello tecnico dei calciatori inglesi è mediamente basso, mentre è altissima la
dedizione e l'impegno fisico. Ora man mano che i palloni gonfiati si sgonfiano, coloro che li hanno
creati si stracciano le vesti e li avviliscono ingenerosamente, ma provvedono subito a gonfiarne altri. Gli
ultimi palloni in via di gonfiamento sono per esempio Cristiano Ronaldo e Cassano. Il primo è un dribblomane
che sa solo correre, e poi non si raccapezza più e perde la palla, o improvvisamente si ferma come il gatto
della barzelletta, che aveva bevuto la benzina invece del latte. Il secondo è un Totti in sedicesimo: anche
lui tende a scomparire nel momenti decisivi. Comunque, essendo egli giovane, chi vivrà vedrà. Purtroppo la
nazionale italiana ne sarà condizionata ancora per molto. La mia infausta, e spero sbagliata, profezia è che
con Totti e Cassano non si va lontano.
|