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4. Cornici e criteri 4.1 Cornici ur-genetiche 4.2 Tra spazio
e tempo 4.3 Criteri di genericizzazione 4.4 Verso i generi non artistici
4.1. Cornici ur-genetiche Prima c’è la distinzione tra: - Storia
(Azione)
- Arte (Immaginazione)
- Filosofia (Pensiero)
Si può fare una
distinzione tra le arti in base alle dimensioni percepibili della loro materia. In questo senso vi sono:
- Arti musicali: fatte coi suoni. Hanno solo un significante e non un materiale
semantico. Perciò si fruiscono solo con i sensi e in particolare con l’udito. La musica è considerata l’arte
più pura perché ha solo la dimensione sensibile. L’eventuale simbolicità della musica, ovvero un eventuale
rinvio a un significato dei suoni è contingente e non istituzionale come nella lingua.
- Arti
verbali: letteratura. Arte con significato e significante linguistici. Quindi si percepiscono sia
coi sensi sia con la mente: il sensibile e l’intelligibile sono le tipiche dimensioni miste nell’arte.
- Arti visive e plastiche: pittura, scultura. Possono avere solo la dimensione sensibile
(non figurativo) o entrambe (figurativo).
- Arti drammatiche (multimediali): teatro,
cinema, televisione, fumetto, e-art.
- Arti applicate: architettura, arredamento,
design, pubblicità, pornografia. Alle due dimensioni del sensibile e dell’intelligibile aggiungono una
dimensione utilitaria.
- Si può aggiungere come eventuale sesta categoria ogni forma
espressiva o comunicativa, per fini non artistici: saggio, rapporto, arringa, protocollo, discorso
politico, documentario scientifico, sermone, trattato, documento tecnico, visti però dal punto di vista
estetico, per la loro efficacia comunicativa, per il fatto di essere noiosi o brillanti. In tal caso si ha
una percezione della qualità artistica di generi non artistici nella loro funzione dominante.
4.4. Tra spazio e tempo - Le arti musicali
sono costituite dalla produzione e modulazione di suoni, fra cui anche quelli della voce. Il tempo, nella
specificità del ritmo, è importante quanto il timbro.
- Le arti verbali o
letterarie sono costituite dal linguaggio verbale, pronunciato o scritto o registrato: esse producono testi.
Il ritmo è dato dalla parola e l’immagine può essere solo immaginata in conseguenza della dizione
(descrizione e narrazione).
- Le arti visive o plastiche producono qualcosa che si
fruisce con la vista ed eventualmente col tatto e quindi sono immagini bi- o tridimensionali.
- Le
arti drammatiche sono multimediali: uniscono la presenza o l’immagine di oggetti (della
scena, della fotografia, degli attori, del paesaggio), la parola e la musica. Hanno uno svolgimento nel tempo
e una collocazione spaziale, sempre realistica e simbolica insieme.
- Le arti
applicate sono una selezione o un insieme delle precedenti per un fine utilitaristico estrinseco
all’estetica, ma dove l’estetica è quasi altrettanto importante dell’utilità. Qui si oscilla tra poetiche più
funzionalistiche (bauhaus) e poetiche più ornamentali (barocco).
All’interno delle arti
verbali, la letteratura è costituita da un insieme di generi, che si possono distinguere con vari
criteri: - In base al mondo rappresentato nell’opera, o contenuto della rappresentazione.
- In base al fine o effetto che si vuole ottenere su chi fruisce l’opera.
- In base alla forma del
prodotto. Cioè con un criterio formale che si occupa del modo in cui si articola il suono, il testo,
l’immagine o materia multimediale che sia, (forma del contenuto più forma dell’espressione).
- In base
ai mezzi usati per produrre, presentare e comunicare l’opera al fruitore.
Il primo
criterio riguarda l’oggetto importato dal mondo dentro l’arte tramite l’imitazione o rappresentazione. E’
perciò indipendente dalla materia usata per la rappresentazione, e quindi è comune a più se non a tutte le
arti, compresa la musica, per un tipo di musica (più o meno arbitrariamente) imitativa dei suoni della
natura. Per esempio la tempesta nella Sesta sinfonia di Beethoven. Tuttavia l’idea di mondo o
contenuto da rappresentare può essere inteso in diverse prospettive: per esempio può essere considerato mondo
ciò che in realtà è solo un ambiente sociale. E infatti distinguiamo la tragedia dalla commedia perché i
mondi rispettivamente rappresentati sono quello aristocratico quindi alto-mimetico nella tragedia e quello
basso-mimetico della gente comune borghese nella commedia. Perché la tragedia in un mondo
aristocratico debba avere un tema serio e la commedia un tema non serio è un fatto storico. Evidentemente gli
interessi artistici dell’aristocrazia volgevano alla rappresentazione dei grandi dilemmi sociali ed
esistenziali nella loro radice col sacro, che è sempre connesso alla morte. Ma in teoria nulla vieta di
ambientare un tema comico in un mondo di dei o di eroi, e un tema tragico in un mondo basso. Qui si
innesta un’altra questione: la distinzione tra i generi che si sono realmente realizzati nella storia e
quelli che in teoria sarebbe possibile realizzare per combinatoria programmatica, come farà il Castelvetro
nella Poetica d’Aristotele vulgarizzata e sposta del 1570. Teoricamente Castelvetro dice: ci sono tre livelli
di mondi rappresentati, alto, medio, basso. Questi tre si possono combinare coi cinque mezzi: ritmo solo,
ritmo più armonia, parola sola, parola più armonia, e infine ritmo, armonia e parola insieme. Tre per cinque
fa 15. Poi ci sono i tre modi: narrativa, dramma dialogato, misto di narrazione e dialogo. Ciascuno di questi
si può combinare a due a due con ciascuno dei primi tre (e sono altri 9) e dei successivi cinque (e sono
altri 15), ma combinato a tre a tre ne produce altri 45. Quindi in tutto ne abbiamo 15+9+15+45=89, ma ci sono
altre combinazioni. Comunque di fatto nella storia della letteratura e del teatro non tutte queste
possibilità si sono realizzate. Tuttavia anche di fatto le combinazioni sono innumerevoli, perché di
solito in ogni genere ci sono elementi di altri generi che, per comodità, riteniamo meno caratterizzanti.
Anche solo per economia pratica conviene avere pochi generi invece che innumerevoli, perché se i generi
diventano troppo sottili e specifici non sono più “generici”, perdono cioè la capacità di raccogliere tante
opere sotto una medesima etichetta. Per esempio, solo dal punto di vista del contenuto, in Midsummer’s Night
Dream la storia comica riguarda sia i mortali che gli esseri soprannaturali come Oberon e Titania. Siccome è
una riflessione comico-satirica sulla labilità dell’amore, i protagonisti sono personaggi medi, cioè comuni
mortali, e Oberon e Titania operano solo nella cornice. Abbiamo così un romance che contiene una commedia,
che contiene una satira, che contiene una parodia farsesca della tragedia. Oppure si può dire che c’è una
commistione di commedia, per il lieto fine, di satira per il significato eversivo, e di romance per
quell’atmosfera onirica dove le possibilità di catastrofe sono prevenute da quell’aura magica che garantisce
il trionfo dell’ideale. A loro volta temi tragici sono trattati dal dramma moderno, ma non sono
tragedie, perché si è perduto appunto un vero interesse per il legame della morte col sacro e il numinoso. Il
dramma moderno tratta temi tragici in senso esistenzialistico, chiedendosi cioè che senso ha la vita rispetto
alla morte e, non avendo risposte, tende a deviare sull’assurdo. Non il sacro, ma il sovrannaturale
viene reintrodotto dal gotico, ed è appunto una forma di sacro in cui si crede a stento, e che ha il suo
interesse principale non nella ricerca del senso profondo e originario della vita e della morte, bensì nella
spettacolarità terroristica con cui si vuole rivendicare un potere ormai tramontato. Il mondo
rappresentato come sappiamo diventa la discriminante fondamentale nei generi formulaici, e si manifesta in
una particolare iconografia: cioè scene, tempi storici, tecnologie, personaggi. Avevamo detto che in un
western ci possono essere trionfi e sconfitte, vendette, tradimenti, ritratti psicologici, drammi familiari o
razziali, che possono finire bene o male, ma l’importante è che tutto si svolga coi mezzi degli ambienti
della frontiera tra civiltà e barbarie. Il mondo rappresentato va visto come un involucro che contiene
più cose, ma contiene in misura accentuata un elemento fra gli altri che interessa di più e diventa
caratterizzante. Come abbiamo già detto più volte: nel giallo d’indagine è la qualità razionale del mondo
concepito, nel rosa è il mondo interiore (che riflette i rapporti fra i sessi vigenti nel mondo esteriore) di
un uomo e una donna che devono regolare i loro rapporti di potere. Per cui il rosa è un mondo dove il potere
e l’amore si confondono perché si implicano. La fantascienza è, come dice il nome, una proiezione di ipotesi
scientifiche che costruiscono mondi dove emergono problemi che sono anticipazioni o spiazzamenti
significativi della vita attuale. 4.5. Criteri di genericizzazione
Si sono individuati tre criteri di costituzione dei generi: - Formali: il
genere dipende dalla forma della trama e di altre caratteristiche, come i personaggi e il finale. Il genere è
immanente al testo.
- Pragmatici: il genere dipende dall’effetto o scopo. Si proietta
all’esterno, producendo gli atteggiamenti del lettore.
- Contenutistici: il genere
dipende dal mondo rappresentato e dunque dalla visione del mondo. Introietta il mondo esterno.
Naturalmente, per il fatto di essere inventivi (fiction), i generi artistici e letterari hanno sempre
un interesse estetico, contemplativo e spettacolare. La spettacolarità sta già nell’intento di stupire
pervenendo all’identificazione di significato e significante, di sensibile e intelligibile. (Ci sono due
significati del termine “senso”: un significato cognitivo e un significato relativo ai cinque sensi che
percepiscono la materialità sensibile delle opere.) Il mondo rappresentato si caratterizza per i suoi
tratti di volta in volta ritenuti interessanti, che possono essere:
- Epistemologici (gotico, giallo, romanzo modernista e postmoderno)
- Morali (melodramma)
- Sociali (romanzo realistico, documentario
o politico)
- Tecnico-scientifici (fantascienza)
- Storici
(western, romanzo storico)
- Filosofici ed esistenziali (romanzo realistico e
modernista)
Il western nasce con l'interesse storico di documentare la frontiera, poi
diventa prevalente lo spettacolo e l’iconografia, infine ritorna al documento storico e politico a favore
degli indiani, revisionista della storia precedente. Il western all’italiana è tra il trash e il
postmoderno. Il giallo d’indagine ha un interesse epistemologico, con morale implicita inerente allo
scientismo e al razionalismo, e anche un interesse a mettere in luce, nelle caratteristiche del detective, un
orgoglio degli intellettuali come ceto indipendente. Inoltre il fatto di dare ad un’indagine poliziesca una
configurazione estetica vuole mettere in evidenza che anche le vicende più materiali possono o devono essere
affrontate con superiorità, con un atteggiamento e dei requisiti che solo gli intellettuali e gli uomini di
gusto possiedono. Anche il detective del giallo d’azione è indipendente dalla corruzione del sistema
in cui si tenta di coinvolgerlo, ed è salvato dalla sua morale personale, che non è quella formale e
giudiziaria. L’interesse morale è più forte appunto perché vuole affermare una giustizia e una morale
sostanziale, in un mondo contaminato dalla corruzione, dove il formalismo giuridico è d’ostacolo alla vera
giustizia. Il rapporto col denaro riproduce la stessa situazione: il detective ne ha bisogno, ma non è un
valore assoluto e prioritario come per i corrotti. Per ristabilire il primato della morale formale e
giuridica nasce il giallo procedurale e quello processuale, per i quali la forma della legge coincide con la
sostanza della giustizia. Ottenere effetti pragmatici è proprio dei generi non artistici, che hanno
una funzione pratica, da praxis ovvero azione sociale, storica, quotidiana, o una funzione
didattico-conoscitiva, tecnico-scientifica, o morale e filosofica in senso proprio, e questo ci ricollega
alla visione estetica di ciò che non è arte. Grandi libri come la Bibbia, i Dialoghi di Platone, i Pensieri
di Pascal non hanno un’intenzione artistica. Anch’essi comunque possono essere classificati per genere lungo
due direzioni: quella del pensiero o teoria, e quella dell’azione o prassi. La funzione o l’aspetto
pragmatico applicato all’arte, come abbiamo visto, per Aristotele è l’effetto di catarsi. Forme aggiornate
dell'effetto catartico sonol'atteggiamento contemplativo e disinteressato, da Sidney a Kant; l'equilibrio
e il benessere psichico per I.A.Richards; oppure effetti di consapevolezza, purificazione, distacco, e
infine, al limite e in controtendenza, la cosiddetta sindrome di Stendhal. L’immanenza è invece tipica
dell’arte che vuole attirare e mantenere l’attenzione su di sé, sull’identità formale, a prescindere dal
significato (scientifico o etico) e da ogni effetto pratico. Il rispecchiamento di mondi implica un
confronto tra il mondo inventato, formato e deformato dalla rappresentazione, e quello che si intende come
mondo della realtà. Inventare un mondo significa selezionare dei temi, dei tipi e delle immagini. Abbiamo
visto che scegliere un mondo o un altro è il modo di distinguere i generi formulaici. La differenza tra
questi tipi di mondi e la realtà può essere paurosa, esilarante, consolatoria, divertente, stupefacente,
appagante. In ogni caso comunque evidenzia tratti selezionati e valorizzati di modelli di mondi
possibili.
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