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24 Luglio 2008
I poeti invisibili
Affonsì Hammammà
La poesia è un prodotto fuori mercato. I poeti continuano ad essere più numerosi dei lettori. In realtà la poesia è un genere fuori mercato da secoli: da Petrarca a Montale, il poeta deve sempre avere un primo lavoro per mantenersi, e fa il poeta nei ritagli di tempo. Ma, mercato a parte, ci sono stati al mondo poeti che non sono passati alla storia della letteratura senza preoccuparsene. Nel caso dei viventi, sono autori a cui sembra non importi di comparire nei luoghi della poesia pubblicata, anche se talvolta qualcuno riesce a carpire loro dei testi e li rende noti. È un compito che ora mi sono prefissa io, per apprezzamento dei versi che sottraggo ai tetragoni anonimi.
Il primo poeta che voglio presentare è Affonsì Hammammà, un leggendario poeta arabo-siciliano, si presume vissuto nel 17° secolo a Zubbia nei pressi dell’attuale Porto Empedocle, del quale ho riesumato, restaurato e riversato in italiano moderno alcune operette tendenzialmente erotico-satiriche, però molto “signorili”, se questo può essere un termine adatto a lodare un brano letterario. Ne do qui di seguito tre esempi:
Le donne di Zubbia
Sulla strada di giorno a meridiana
Osservando le belle,
E di Zubbia
I femminei recessi comitali:
Alle volte cercando
L’essenza d’un carattere negli occhi,
O sulla bocca allusi
I segni
D’una comune e non
Comune abilità fellativa,
O nel seno compatto la relazione
Astrusa con un’intellettiva
Torpidezza, quasi
Che la mammaria sodezza popputa
Infermasse la mente e viceversa
Sensitivo rendendo il picciol pomo
Zubbiese alla pigotta.
E conversevole sopra a tutto e assorto
Mi trovo coi culetti
Assolcati,
Morbidamente avanti
Nei passaggi, o alle vetrine,
Con l’andare
Su e giù per l’altrui scale
Come pei fianchi del crinale
Di meritori eccessi,
E poi sereni o ancora
In purissimo ardere dei sensi
Gli ombelichi
Primavera santifica,
Col fiore degli ombelichi
Riapparsi, le volte
Delle molte
Bimbe fiorite al tempo
Loro sparuto, e par che occhieggi.
E l’esserci si essenzia
Nei passeggi
Dei pancini esibiti
Dalla vitalità.
E nella vasta
Mostra che incontro a noi
Cinguettando si versa
Fluida
Dalle scuole e dai corsi,
Zubbia tutta le classi
Attraversa e le amicizie,
E parata di mamme compiacenti
O insensate,
Impotenti complici con rimorsi, o forse
Con rimpianti,
A fronte
Della Storia superna degli sfizi,
Accresce gli orifizi
Sacrati di vestali acerbe. Negromanti fatali,
Ricorsi aviti, are sofferte,
Alla stagione delle cose
Incerte.
Ah! Oh! Oh! Ah!
La ragazzina, sbarazzina,
Che in te dorme, un poco ignara,
La metterò supina,
La coprirò di baci,
E la penetrerò.
Lei mi dirà: Ah! Oh!
Oh! Ah! Si, ancora! Ancora!
Poi morirà di gioia!
Poi nascerà di nuovo
La voglia, e di piacere
La inonderò a dovere,
E lei tutto farà!
Con grande simmetria,
Con piena tenerezza, e con nuova destrezza,
Fibrillerà saggezza nel corpo
E nei pensieri. Non ci sarà più ieri,
E fieri, l’uno all’altra, amore inchioderà.
Ah! Oh! Oh! Ah!
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