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In occasione
del ventennale delle "19 tesi sulla bellezza" del Movimento Mitomodernista, martedì 16
dicembre alla Casa della Poesia di Milano
(Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia) dalle 18.00 alle 23.00 ha avuto luogo un Evento-No-Stop a cura
di Tomaso Kemeny, con la partecipazione di circa quaranta poeti e critici. Riportiamo qui
l'intervento di Leonardo Terzo.
Un aforisma di recente fortuna dice che la bellezza di
una donna si vede nel viso; l’educazione nel portamento; la cultura nelle scarpe. C’è qualcosa di vero in
questo, che va preso come una piccola parabola. In effetti dobbiamo dire che la tripartizione suddivide tre
gradi di realtà della persona che si possono far rientrare tutti in un unico concetto più comprensivo di
bellezza. Prendiamo dunque come punto di partenza la nozione che la bellezza della persona non è solo la
conformazione fisica del viso, ma ingloba educazione e cultura, appunto perché l’uomo è un animale
culturale. Ma questa tripartizione è una spia significativa del fatto che, se la nostra ammirazione di una
donna è comprensiva di tutti i suoi aspetti, almeno nel momento in cui l’avviciniamo con un interesse
amoroso, o semplicemente con un interesse umano serio, tuttavia euristicamente possiamo suddividere i suoi aspetti, i suoi
caratteri, il suo modo di essere, in innumerevoli particolari. Un
eufemismo di fortuna ancor più recente è per esempio l’espressione “lato b”. Ma è difficile pensare che ci si
possa innamorare di una donna solo per il suo lato b. Anzi di solito quando si comincia con l’ammirare il
lato b, si corre poi a verificare il lato a, e nove volte su dieci si rimane delusi. La parcellizzazione del
corpo infatti è un procedimento tipico della pornografia, sulla cui episteme nel 2004 ho pubblicato un libro
intitolato appunto Pornografia
ed Episteme (Arcipelago Edizioni).
La tripartizione, come si è detto, ha una sua utilità
euristica, ma la modificherei in questo modo: uno, l’aspetto fisico, esteso a tutto il corpo e tuttavia
ancora fortemente dominato dal viso; due, la personalità, in luogo dell’educazione, perché la personalità è
l’effetto sia dell’educazione che dell’esperienza, e indica tutta quella sfera che un tempo si poteva
semplicemente definire la parte spirituale, per distinguerla appunto dal corpo. Un tempo infatti il corpo,
implicitamente o esplicitamente, era ritenuto inferiore. Ora è stato invece prima riabilitato, e poi, per
esempio negli studi del neuroscienziato Antonio Damasio, è stato per lo meno equiparato alla mente, per cui
si potrebbe dire che ogni estremità epiteliale non è che una propaggine dell’anima. Infine però c’è un ultimo tocco, di cui dirò fra poco. Prima voglio dire che sebbene il
corpo sia stato riabilitato nei discorsi dei filosofi, in effetti per le persone comuni e nell’esperienza
quotidiana non ne aveva alcun bisogno, perché anche la personalità o la spiritualità non poteva esprimersi
che attraverso il corpo. Per esempio avevo due compagne d’università piuttosto brutte: una era sempre
scostante e infelice, non faceva che lamentarsi perché non aveva un ragazzo; l’altra invece, che forse
fisicamente era anche più brutta, aveva una quantità di ammiratori e spasimanti, perché era vivace,
intraprendente, piena di allegria. Capii allora che la distinzione tra bellezza fisica e personalità non
reggeva, se non appunto come espediente euristico, per discutere di aspetti che nella realtà sono
inseparabili. Ma come dicevo corpo e anima, corpo e mente, corpo e
personalità, non completano del tutto le componenti della bellezza. C’è un ultimo tocco, che potrebbe
sembrare parte della personalità, ma è qualcosa di diverso, perché appartiene al contingente, all’effimero,
all’umorale forse. E in effetti l’umore non viene dal nulla. Quest’ultimo tocco è l’atteggiamento momentaneo
con cui instauriamo il rapporto con una persona al momento dell’incontro. Se l’incontro è amoroso questo
umore contingente è il desiderio, la voglia. Il suo risvolto negativo è la proverbiale emicrania delle mogli,
e mi dicono che i mariti usano per lo stesso scopo il mal di schiena. L’ultimo tocco della bellezza, persino più necessario delle altre due componenti, è vedere negli occhi
dell’amata il desiderio, la voglia, qui ed ora: in una parola, la manifestazione della presenza dell’amore.
Allora non è del tutto superficiale un altro antico aforisma, che passava ingiustamente come libertino, e
diceva: la mia donna ideale? È quella che mi ama. |