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 La vita è un libro
e chi non viaggia ne legge una pagina sola. Così la pensava a suo tempo Sant’Agostino. Vivere, sperimentare,
sognare, pensare, ragionare, riflettere. Parole che si uniscono attorno ad un tema che mi sta molto a cuore:
il viaggio. Perché viaggiare significa anche vivere, conoscere, provare a capire il perché delle
cose. Quante volte mi sono travato nella situazione in cui non sapevo se fosse giusto oppure no. Cosa
pensavo e soprattutto perché non lo so, ma la vita mi ha portato ad essere migliore, soprattutto con me
stesso.
Uno dei sogni che ho sempre avuto è
quello di non smettere mai di imparare e uno dei modi migliori per apprendere sempre qualcosa di nuovo è
viaggiare. Quando si viaggia e si vive in un nuovo paese, ci si deve inevitabilmente confrontare con quello
che si è lasciato e con qualcosa che si ha di fronte e che probabilmente non si conosce. La paura
dell’ignoto. Non è facile ma è molto più semplice di quanto si possa pensare. Il primo passo è il più
difficile, poi si è già in discesa. * In fin dei conti è come
partire da zero, è come avere un’altra opportunità. Ci si può costruire una nuova vita portando con
sé tutte le esperienze vissute che saranno fondamentali per non ripetere gli sbagli passati. I rapporti con
persone di razza, religione o semplicemente di cultura differente non sono diversi da quelli con gli amici di
sempre o con la ragazza storica. Anzi, quei rapporti saranno uno spunto per non commettere errori:
incomprensioni che portano compagni inseparabili a non frequentarsi più. * La diversità
esiste, è inutile negarlo. Ma deve essere uno
stimolo per confrontarsi e non per combattersi. La nostra società è composta da meccanismi che non possono
essere ignorati: occorrerebbe aiutare chi ha più bisogno. E questo non significa per forza essere un
missionario, ma anche solo chiamare amici o parenti che hanno più problemi e che magari non lo vogliono
ammettere. * Ammiro molto quelli che ce l’hanno fatta perché nonostante non
ci voglia molto per provare un esperienza simile, ci vuole coraggio per abbandonare la consuetudine,
la normalità – o almeno una normalità apparente – per affrontare l’ignoto – o almeno un
ignoto apparente. Per partire non è necessario essere Marco Polo o Robinson Crusoe. Basta
un pizzico di coraggio, buona volontà e soprattutto l’elemento principale: la convinzione. * Già, perché è proprio la convinzione che ci spinge a provare emozioni. E le
emozioni sono il carburante della vita. Spesso capita che ci siano persone che vorrebbero partire, ma sanno
già che non lo faranno mai: è molto più semplice lamentarsi senza nemmeno provarci. C’è sempre il pensiero
del viaggio che può servire come scacciapensieri maligni. E quando non c’è convinzione, non c’è passione e
senza passione non ci sono emozioni. Senza emozioni si vive passivamente, aspettando solo che la vita scorra
e che non faccia troppo male. |