Daily Aesthetics, 20. 8. 2016. Dall’estetica alla sociologia dell’arte, alla metodologia antropologica, all’analisi di mercato.

IMG_5229Leonardo Terzo, Grande Minimalismo, 2016

Partirò da un particolare minore, sebbene specifico: come l’arte comunica le idee in termini formali. Continua a leggere

Daily Aesthetics, 14. 8. 2016 Heidegger, “L’origine dell’opera d’arte”, 1935-36. Quinta puntata.

DSCN0286Leonardo Terzo, L’aperità dell’opera d’arte, 2016

L’instaurazione della verità nell’opera d’arte “…è l’esproduzione di un essente che prima non era ancora…” (p. 60). Questo sembra non richiedere altro che l’esproduzione stessa, senza particolari esigenze dell’opera, se non ciò che Heidegger chiama l’aperità. Solo che non dice come si fa a capire quando l’aperità c’è e come. Continua a leggere

Daily Aesthetics, 12. 8. 2016. Heidegger, “L’origine dell’opera d’arte”, 1935/36. Quarta puntata

DSCN0309Leonardo Terzo, Il disnascondimento, 2016

Dopo aver fondato tutto l’essente nello stare entro di sé, cioè nella sua autonomia, Heidegger si ricorda che l’opera, per essere, deve essere stata fatta, cioè è l’effetto di una “createzza”, che ha “effettuato” sia la cosalità che l’operalità (pp.53-54). Continua a leggere

Daily Aesthetics, 10. 8. 2016 Heidegger, “L’origine dell’opera d’arte”, 1935-36. Terza puntata

Proscenio

Leonardo Terzo, Proscenio, 2015

Il nucleo da cui tutto si promuove nel creativo e fantasioso ragionamento di Heidegger è l’essere inaugurale dell’essente. Abbiamo già detto che l’essere dell’essente è “una rappresentazione collettiva” cioè non esiste concretamente, ma un concetto utile per parlare delle cose come un insieme. Ma soprattutto, collettivo o singolare, è comunque ipostatizzato senza una ragione che non sia arbitraria. Continua a leggere

Daily Aesthetics, 6. 8. 2016. Heidegger, L’origine dell’opera d’arte. Seconda puntata.

zpink s 5Leonardo Terzo, A gambe all’aria, 2013

Secondo Heidegger, per qualche misteriosa o mistica effettualità, le scarpe dipinte da Van Gogh realizzerebbero il “disvelamento” dell’opera d’arte come verità. Ma anche la verità delle scarpe? O no? Questo disvelamento sarebbe l’essenzialità (o essenzietà), non si capisce bene se delle scarpe vere, in un senso essenziante (universale?), o delle scarpe come raffigurazione, che eleva le scarpe come strumento al dipinto delle scarpe come opera-verità, perché presenti, cioè essenziate, in un’opera d’arte. Continua a leggere