Daily Aesthetics, 23. 8. 2016. L’arte tra unicità e società.

After BoccioniLeonardo Terzo, After Boccioni, 2015

I sociologi dell’arte studiano tutto ciò che sta intorno all’opera, e come ciò condiziona in qualche modo ciò che l’opera è anche esteticamente. Solo che questo passo finale dell’interesse sociologico finisce per diventare secondario, appunto perché quello primario non è il modo di apparire formalmente dell’opera, ma come la forma sia l’effetto degli elementi sociali. È la differenza tra chiedersi come la forma ci informa sulla società e come la società produce la forma. Nel primo caso prevale il critico, nel secondo prevale il sociologo. Ma in teoria nessuno dei due dovrebbe prevalere sull’altro. Continua a leggere

Ground Zero e le macerie culturali dell’Occidente

In un saggio che definirei promemoria di cronaca culturale (Crolli, Torino, Einaudi, 2005), Marco Belpoliti cerca di delineare un quadro della coscienza estetica e politica (o della coscienza politica attraverso l’estetica) dell’Occidente, così come traspare dallo spiraglio epocale apertosi nell’arco di tempo tra due eventi epifanici: il crollo del muro di Berlino, del 1989, e il crollo delle due torri di New York, nel 2001. Sono circa dodici anni in cui si verificano una quantità di eventi che l’autore sa interpretare da cronista della cultura dotato di fiuto ermeneutico professionale, e che ciò nondimeno, a causa dell’ovvia spettacolarità con cui si presentano in un’epoca di ontologia mediatica come la nostra, appaiono significativi anche a tutti i comuni mortali.  Seguendo il tracciato di Belpoliti possiamo infatti relativizzare le glosse che gli artisti e i critici, e i sociologi e i filosofi, ormai indistinguibili fra loro, come pure dalle opinioni diffuse e fluttuanti nella comunicazione, hanno apposto alla contingenza essenziale della postmodernità e alla sua fine. Continua a leggere

Sontag, Arbus e Warhol.

250px-Diane-Arbus-1949Diane Arbus by Allan Arbus

Tramite Arbus, Sontag riflette sul potere della fotografia e del fotografo a cui abbiamo già accennato. Questo potere infatti permette atti “crudeli” e “cattivi”, “senza batter ciglio”. La macchina fotografica è un passaporto che cancella limiti morali e inibizioni sociali, liberando il fotografo da qualsiasi responsabilità. Perché il fotografo, secondo Arbus, non si intromette veramente nella vita delle persone, si limita a visitarla. “Il fotografo è un superturista, un prolungamento dell’antropologo che visita gli indigeni e torna indietro carico di notizie sui loro atti esotici e sui loro bizzarri indumenti. … La visione di Arbus è sempre dall’esterno.” (p. 38) Continua a leggere

I pittori mi piacciono tutti, ma questi li preferisco.

Leonardo Terzo, This Is My Substitute for Pistol and Ball, 2006

I pittori mi piacciono tutti, ma questi li preferisco: Giorgione, Brueghel il vecchio, Goya, Turner, Ingres, Van Gogh, Chagall, Schiele, Grosz, Magritte, Music, Kline, Banksy, Me stesso. Continua a leggere