Daily Aesthetics, 26. 8. 2016. L’“Autore” nel post-strutturalismo.

IMG_3107Leonardo Terzo, After Cartier-Bresson, 2016

Il concetto di autore sorgerebbe dal bisogno dell’uomo di evadere dai limiti della sua finitudine, propriamente umana, producendo una sfera culturale autonoma. Questa produzione innovativa sarebbe il modo di produrre ascrivibile alla tradizione del concetto di “genio”, emerso a suo tempo nell’estetica del Settecento. Continua a leggere

Breve traccia del sublime 3: linguaggio e “cosmi”.

After Magritte

Leonardo Terzo, After Magritte, 2015

Ricorre l’idea che nominare equivale a possedere. Che cambiare nome alle parole equivalga a cambiare la realtà. Poiché in realtà ci sono innumerevoli lingue, vorrebbe dire che ci sono innumerevoli realtà ontologiche oltre che antropologiche? Vorrei chiedere per esempio a Michel Foucault: se cambiamo nome alla catena di montaggio, e la chiamiamo UTE, cioè Unità Tecnologica Elementare, diminuiremo di un grammo la fatica di chi ci lavora? E se la parola trasforma il caos in cosmo, poiché ci sono più lingue, quanti “cosmi” ci sono? Di fatto ogni colonialismo prima si impadronisce dei territori, con cannoni e occupazioni, e poi cambia i nomi delle strade e delle piazze. Continua a leggere

Lo spirito del nostro tempo: pornografia ed episteme.

 

Leonardo Terzo, La viaggiatrice incantata, 2010

La pornografia è quell’arte applicata in cui si può cogliere in maniera più evidente l’episteme della contemporaneità, postmoderna o meno che si voglia denominare. Episteme significa ciò che sovradetermina i limiti, perché significa “stare” (dalla radice indoeuropea “stha”) “sopra” (dal greco “epi”). Usiamo ora questo termine nel senso in cui lo usa Michel Foucault. Per Michel Foucault episteme significa una serie di norme e postulati che formano “uno stadio generale della ragione, una certa struttura di pensiero, a cui non possono sfuggire gli uomini di una data epoca… In pratica per episteme s’intende l’insieme delle relazioni che possono unire in una data epoca le pratiche discorsive” (L’archeologia del sapere, Milano, Rizzoli, p.217) Continua a leggere