La punta del colletto, di Anton Cimelich. Introduzione di L.Terzo

Introduzione di Leonardo Terzo

Il racconto è la forma breve delle quattro forme della narrativa in prosa: il romanzo realistico, il romanzo fantastico, il romanzo confessione e l’anatomia o satira menippea. Mentre i primi tre sono abbastanza noti e riconoscibili, l’anatomia o satira menippea lo è molto meno.

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Daily Aesthetics, 2. 8. 2016. Storicità ed evenemenzialità mediatica.

After WahrolLeonardo Terzo, After Wahrol, 2004.

Come c’è un rapporto estrinseco dell’arte con la Storia, cioè le avanguardie come espressione e conseguenza della rivolta socio-politica, in cui il linguaggio è il mezzo, ma in posizione strumentale, per una finalità che lo trascende, così c’è un rapporto storico intrinseco, dell’arte con le sue convenzioni comunicative nel tempo. Continua a leggere

Ground Zero e le macerie culturali dell’Occidente

In un saggio che definirei promemoria di cronaca culturale (Crolli, Torino, Einaudi, 2005), Marco Belpoliti cerca di delineare un quadro della coscienza estetica e politica (o della coscienza politica attraverso l’estetica) dell’Occidente, così come traspare dallo spiraglio epocale apertosi nell’arco di tempo tra due eventi epifanici: il crollo del muro di Berlino, del 1989, e il crollo delle due torri di New York, nel 2001. Sono circa dodici anni in cui si verificano una quantità di eventi che l’autore sa interpretare da cronista della cultura dotato di fiuto ermeneutico professionale, e che ciò nondimeno, a causa dell’ovvia spettacolarità con cui si presentano in un’epoca di ontologia mediatica come la nostra, appaiono significativi anche a tutti i comuni mortali.  Seguendo il tracciato di Belpoliti possiamo infatti relativizzare le glosse che gli artisti e i critici, e i sociologi e i filosofi, ormai indistinguibili fra loro, come pure dalle opinioni diffuse e fluttuanti nella comunicazione, hanno apposto alla contingenza essenziale della postmodernità e alla sua fine. Continua a leggere

La lezione di Picasso: il primitivismo come esercizio

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Per Picasso, il maggior utilizzatore del primitivismo, quella scelta, secondo le sue dichiarazioni, ha un fine liberatorio: è il recupero della libertà dei sensi, disinibizione. Tuttavia è difficile dire se questo effetto si comunica allo stesso tempo e modo agli osservatori.

È la differenza tra l’artista e il fruitore, tra creare e osservare soltanto. Nonostante la cosiddetta “morte dell’autore”, la cui funzione si trasferirebbe al fruitore, il fruitore non diventa totalmente autore, perché ricrea l’opera in altro modo, con un’altra procedura. L’autore fa la sua esperienza “fattiva”, inventiva e libera. Il fruitore è legato al significante e alle forme che riceve. Può usarle per fini diversi da quelli per cui sono state prodotte e, anche se tutto sfuma in altre sensazioni e pensieri, resta in debito col messaggio ricevuto.

D’altra parte anche l’autore diventa subito il primo fruitore. Dal punto di vista estetico il risultato più apprezzabile di Picasso è di essere riuscito a sintetizzare una creatività primitiva e astratta (la spontaneità, la magia, l’energia sciamanica) senza perdere la riconoscibilità rappresentativa: egli trasporta e rivela un senso “originario” in immagini dove continuiamo a riconoscere, seppure deformata, una ritrattistica tradizionale.

Come per Bacon, seppure con altre motivazioni, la deformazione è appunto deviazione dalla formazione. Il senso sta nel riconoscere l’origine (finale, e tradizionale) e paragonare a contrasto l’effetto ottenuto con la deformazione (primitiva). Consapevole di questo, ogni fruitore non più ingenuo affronta le opere come esercizio di creatività “comparativa” personale.

E questo è il procedimento di ogni fruizione dell’arte modernista. Il modernismo è un’autoriflessione degli autori per capire cosa stanno facendo, come riescono a razionalizzare e mettere in forma le pulsioni creative, da qualsiasi parte provengano: dal passato primitivo i modernisti, come dal futuro virtuale i postmodernisti.

Per raggiungere la spontaneità, Picasso ha lavorato a Les Demoiselles d’Avignon per trent’anni, dal 1907 al 1937.

 

Avanguardie e primitivismo: regressione creativa e/o creazione regressiva

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Il fascino del primitivismo per le avanguardie del ‘900 ha un lato regressivo che consiste nel desiderio di un ritorno al paradiso perduto delle origini e della natura incontaminata. In essa si colloca una fantomatica umanità, egualmente incontaminata e insensatamente “assoluta”. Continua a leggere

Fra oggetto estetico e oggetto etnografico

Screen ShotLeonardo Terzo, Applied Art, 2013

Any human product (ethnographic object) has an intrinsic aesthetic form and value, though it underlies and supports its primary everyday practical function. What today is “design” has always existed as handicraft. Conversely, even art works perform their aesthetic function as ethnographic objects, to supply their pure aesthetic effect to everybody’s everyday life. Pure art has the practical function to draw attention to the necessary formal appearance which contributes to the understanding of the world. Continua a leggere