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Dell'educazione La situazione
pedagogica, col professore che parla in classe e gli studenti che ascoltano e imparano è una ripetizione ,
modificata, traslata, del rapporto tra la madre che nutre e il figlio che viene nutrito. E' una situazione
comunicativa e di partecipazione affettiva e comunione. Il maestro che ama il suo lavoro, ama questa
situazione e ama i suoi discepoli. Egli prova, nell'esplicare il suo compito, la soddisfazione della madre
che porge il seno al bambino. Dal punto di vista psicoanalitico il discepolo rivive nel rapporto
pedagogico una fase di sviluppo della sua personalità che Freud chiama fase orale. E' la prima fase, in cui
il bambino si identifica col corpo materno, e comincia a strutturarsi psichicamente sulla base di categorie
primarie quali interno ed esterno, unione e distacco dal seno della madre nei momenti di allattamento e di
attesa. La verbalità del rapporto pedagogico ha a che fare con la bocca, anche se è la bocca che parla del
maestro e non quella che succhia del bambino. La parola - diretta all'orecchio, ma in realtà alla mente - è
la spiritualizzazione del cibo che non nutre più il corpo, ma l'anima. Il linguaggio, fatto di segni, è una
selezione comunicativa che si libera della materialità per farsi acumen e astrazione efficace. La
situazione pedagogica da un lato è una regressione per il discepolo, che è posto nella condizione di
ricettore, non in sé passivo, ma in sé vuoto, mancante e desideroso di nutrimento intellettuale: il sapere.
Ciò comporta un elemento affettivo, un attaccamento (o rifiuto del cibo indigesto e quindi odio) per le cure
che il docente si prende della fame di sapere del discepolo. La regressione comporta l'accettazione della
propria immaturità o ignoranza da superare. Qui vi è il corollario della diversità d'atteggiamento tra
matricole e discepoli anziani alla soglia della maturità e dell'uscita dal modulo di studi. I rituali di
iniziazione delle matricole sono rivelazioni di tale accettazione della regressione, che viene punita da chi
l'ha quasi, ma non ancora, superata, ed allontana ed esorcizza la propria condizione quasi superata e il sé
passato che è ancora ufficialmente immaturo, arrogandosi un potere sadico che sovrappone alla fase orale
aspetti della fase anale. Nella situazione pedagogica il discente si ripropone come infante che deve
essere nutrito e accudito. Questa cura è una cura "materna", che implica una vicinanza e una partecipazione,
comunione, identificazione amorosa col corpo materno, che ad un certo livello della situazione pedagogica
stessa viene traspersonalizzato , diventa cioè un rapporto che va oltre il maestro, con la disciplina, col
sapere, con la dottrina (disciplina/dottrina), un patrimonio di conoscenze, anche se viceversa il maestro
personalizza in sé il fascino e il potere della dottrina. C'è poi il rapporto di potere che si
sviluppa dalla differenza di sapere e dalla differenza di maturità, e di solito anche di età. L'attaccamento
al maestro è sì un modo di comunicare con la fonte del sapere per succhiare la conoscenza, ma implica un
senso dell'apprendimento come sforzo per superare questo divario, identificarsi con la potenza del maestro,
varcare la barriera del potere, e uscire dallo stato di inferiorità. (Mondo affettivo come scorciatoia al
mondo intellettuale). La situazione di transfert pedagogico negativo è quella in cui il discente non
apprezza la disciplina, rifiuta il sapere somministratogli e vede il maestro come un torturatore nei
confronti del quale mettere in opera tutti i sotterfugi e le difese, che non sono solo resistenze, bensì
tecniche di fuga e di sopravvivenza del sé originario che non vuole essere contaminato e trasformato, e
nemmeno obbligato a dedicare il suo tempo ad un apprendimento superficiale e formale. E' una situazione di
ostilità verso la madre cattiva e avvelenatrice come nella favola di Biancaneve. L'anoressia può avere a che
fare con questa situazione, anche se di solito il discente ostile trova il suo cibo in culture alternative,
tribali e generazionali. L'anoressia può comunque essere una rappresentazione somatica del rifiuto di un
nutrimento culturale e dei maestri/genitori. La situazione pedagogica può però essere interpretata in
connessione alla fase genitale, che è una fase più matura, e per questo non trova riscontro in una
regressione del discente, bensì in una parità di status e in una diversità di funzione. In tale
rappresentazione il rapporto non è una nutrizione, bensì un'inseminazione e in teoria diviene un rapporto
paritario, per cui la trasmissione del sapere non implica un apprendimento passivo, ma un'elaborazione
personale del discente che fa crescere il seme con l'apporto della sua fertilità ovulare. Ciò che viene
generato non è un prolungamento dei genitori, ma un prolungamento della disciplina/dottrina.
L'attaccamento al maestro/madre può traspersonalizzarsi in un'atmosfera dionisiaca, ma a prescindere da
questa che può essere considerata devianza e fissazione alla fase uroborica matriarcale/patriarcale(?), è da
capire e studiare nella sua effettiva origine nella partecipazione (mistica?) , che è una prospettiva
esistenziale privilegiata dalla psiche femminile, mentre la psiche maschile si fonda sull'esperienza della
distinzione tra sé e gli altri, sul distacco dalla madre per raggiungere l'individuazione, e vede quindi il
prevalere della comunicazione in termini di rapporto intellettuale piuttosto che in termini di partecipazione
affettiva. La situazione pedagogica deve infatti, pur profittando della regressione del discepolo a
bambino da nutrire, inserire nelle modalità del rapporto nutritivo, pur favorevole al passaggio della
conoscenza, un elemento di distinzione intellettuale che si innesti sulla partecipazione con modalità di
rapporto psichico tipicamente maschile e analitico, che quindi sottolinei le distinzioni: fra maestro e
allievo, fra persona del maestro e disciplina insegnata, fra dimensione teoretica dell'insegnamento e
vissuto e applicazione pratica di tali temi. Nel rapporto pedagogico si ripercorre la trasformazione
da bambino ad adulto, da studente ad agente, da immaturo a maturo (esami di maturità), e quando lo studente
diventa studioso si realizza la situazione affine alla fase genitale della collaborazione creativa tra
maestro e discepolo. Naturalmente gli esami non finiscono mai. Ogni volta che passiamo da un ordine di studi
ad un altro, da un grado di maturità ad una nuova fase di apprendimento, da una struttura psichica,
pertinente ad una certa fase, ad un'altra, tutto il processo pedagogico di regressione e maturazione si
ripropone e viene ripercorso. Le due modalità di attaccamento e distinzione, tra identificazione e autonomia,
devono convivere. In particolare il rapporto tra maestro e allieva trova la giusta via evolutiva quando
sviluppa nella donna il modello intellettualistico della distinzione e della maturità, intesa come capacità
di intervenire nel mondo come agente che trasforma attraverso l'ideazione e l'applicazione. In un certo
senso la donna deve desessualizzarsi e separare l'affettività dalla sua volontà attiva. Questo è anche una
defemminizzazione. Allo stesso modo il maestro deve porsi come modello spirituale e non come modello
maschile, separando a sua volta, attraverso la desessualizzazione, una sorta di fascinazione seduttiva, da
conquistatore sessuale, dalla capacità di convincimento di natura intellettiva ed eventualmente etica.
Il convincimento intellettivo può fare a meno del convincimento etico (wertfreiheit), ma non viceversa.
D'altro lato, seppure indirettamente e in modo non predicatorio, il rapporto pedagogico non può essere solo
cognitivo, anche perché ad una responsabilità etica il maestro è comunque chiamato a rispondere, dentro e
fuori dal rapporto pedagogico. La trasmissione stessa del sapere, come il nutrimento, prevede che non vengano
trasmessi cibi avvelenati, e implica una cura del bambino finalizzata alla sua sopravvivenza come fine etico.
Il maestro deve accompagnare e favorire un itinerario di maturazione che porta al distacco da lui come
genitore superiore e nutritore, ma che deve diventare un rapporto alla pari di nutritore di conoscenza e di
affetto solidale generalmente umano e di amicizia e saggezza. Il discepolo conquista così una parità di
diritti, una libertà di apprendimento e di indirizzo degli studi che prima non aveva, non deve
necessariamente giungere a una separazione affettiva. Secondo S.B. non ci sono più maestri, e questo
viene riferito alle due dimensioni, "distanza" e "tempo", che sostanziano il rapporto pedagogico. La distanza
è esperienziale, perché il maestro ha avuto un'altra vita, su altri registri, plurimi, del sapere:
insegnante, moralista, politico. [E altri ruoli aggiungerei: se si prende in considerazione il
"lavoro" del maestro fuori dallo stretto insegnamento, perché non considerare tutti i suoi modi di essere,
intellettuali e non: familiari, finanziari, sessuali? Inoltre questo non vale per tutti i rapporti? S.B.
proietta sul rapporto pedagogico categorie che non sono ad esso pertinenti in senso specificante, e sono il
dialogo, il rispetto e l'alterità. Mi sembrano più pertinenti invece le categorie analogiche di
travasamento, seminazione e coltivazione. Il rapporto pedagogico non solo è rapporto con l'altro, ma è
rapporto asimmetrico dall'alto in basso, e questo è più importante] S.B. dice: il maestro non è
un'enciclopedia sullo scaffale, e ciò ha a che fare con la natura qualitativa e dunque non quantitativa
dell'insegnamento e del sapere, e con la natura diacronica, formativa e maturante, dunque con la tempistica
opportuna, del rapporto pedagogico. [Il rapporto pedagogico consiste appunto nell'esistenza dei ruoli
di maestro e allievo: se non ci sono più maestri vuol dire che non c'è più rapporto pedagogico, o che il
rapporto è radicalmente cambiato perché sono cambiati entrambi i ruoli. Se non ci sono più maestri non ci
sono nemmeno allievi, o meglio è proprio perché non ci sono più allievi.] [Ci sono maestri che abbiamo
conosciuto solo attraverso i libri. Anche questo mette in luce la funzione dei discepoli nella creazione del
maestro: sono sempre i discepoli che scelgono il maestro e non viceversa. Il maestro invece deve parlare per
l'uditorio universale, anche se le occasioni della sua parola gli danno il senso dell'uditorio
contingente.] "La pertinenza delle occasioni educa al tempo della domanda e dell'ascolto".
[Ciò per me ha a che fare con le procedure, che attengono al costume sociale. Si tratta di formalità, come
per es. i cicli scolastici, che attengono alla modulazione del rapporto, e forse ancor di più con la
gradualità propedeutica del processo educativo. Ma mi sembra che l'autrice voglia alludere a una sorta di
savoir faire, che lascia margini di distanza che sono margini di libertà rispetto a un rapporto che non deve
essere soffocante. Infatti poi si parlerà di pharmakon.] "Il tempo educativo è il tempo di una
vita, delle sue contingenze." [Anche qui obietterei che tutto rientra nelle contingenze della vita, e
dunque anche il tempo educativo. Cosa significa allora questa osservazione? Forse che ci sono momenti in cui
il maestro si astiene dal contatto educativo? Cos'è la full immersion, da cui si distingue il rapporto col
maestro? Non si capisce. Se il maestro educa anche coi vari suoi ruoli, come può uscire dalla full immersion
dei suoi ruoli?] La distanza più importante da tenere è quella affettiva, che però stranamente,
con l'esempio di Platone (kolakeia) viene "superficializzata", nel senso che un rapporto affettivo troppo
stretto non viene considerato troppo vicino o profondo, ma troppo esteriore e cosmetico. Lo scopo
dell'educazione è guidare l'allievo a cercare le occasioni di soggettivazione. Non si capisce perché, e si
cita Freud, questo sarebbe impossibile. Il difetto della condizione attuale, implicito al venir meno
dei maestri sarebbe: una stima dei maestri ridotta a curiosità voyeuristica, e un tempo educativo scandito
sui ritmi del consumo, invece che sui tempi della formazione e della crescita. L'ducazione è banalizzata e
ridotta a quantificazione (crediti?). Il maestro si è trasformato in luogo di informazioni, di offerta del
sapere: il modello è il supermercato delle informazioni: internet. (E la biblioteca? E l'Università
tradizionale, con la sua radice nell'universo, non era fondata sullo stesso principio di disponibilità
quantitativa? O vogliamo credere che un tempo fossero tutti Leonardo da Vinci?) [Mode culturali,
frenesia dell'adeguamento o superamento] Un fatto è il mutamento della natura del sapere come
conseguenza del rapido mutare del mondo. La somma delle conoscenze necessarie a sopravvivere si rinnova
in brevissimo tempo. Ne derivano: 1. passaggio da saggezza a conoscenza, a informazione. 2. Accelerato
incremento della quantità di unità culturali da padroneggiare per considerarsi istruiti e alfabetizzati.
3.Conseguente parcellizzazione specialistica della conoscenza. 4.Nessuno assurge per troppo tempo a detentore
di un sapere valido. Questo trasforma i possibili maestri, ex saggi, in politici; i possibili maestri,
ex scienziati o ex filosofi, in tecnici di settore; i possibili maestri, ex eruditi, in archivi elettronici.
Resta ambigua la figura dell'ex artista che si trasforma in pubblicitario o in guaritore. Chiedere a
ciascun insegnante che cosa ritiene di insegnare veramente ai suoi discepoli. Io ritengo di insegnare in modo
diretto, ma soprattutto indiretto, il piacere della conoscenza (che contiene la conoscenza del piacere) e
l'equilibrio tra distacco e atteggiamento etico.
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