Art-trek 2 (5-8)

 

  1. Dal sacro al mercato

 

Il legame dell’arte col sacro si può interpretare come legame con la fonte dell’ispirazione creativa. Non per nulla le opere poetiche di grande impegno iniziavano con l’invocazione alla musa. Benjamin ipotizzava la sostituzione del legame perso col sacro con un legame nuovo con la politica. In realtà, se questa ricostituzione di un legame con l’altro dall’estetica avveniva, esso si andava attuando sotto forma di legame tra arte e mercato. Ogni poetica porta alla ribalta della storia contemporanea una nuova visione del mondo, ma innanzitutto la propone alle strutture di legittimazione che stanno inevitabilmente nel mercato. Insomma, sacro o politica, o mercato, l’arte, anche quando rivendica la sua autonomia, non è fatta sul vuoto di valori e di intenti vitali, ma si pone sempre un qualche legame (geografico, storico, etnografico) con la comunità in cui si manifesta. L’autonomia e il disinteresse rivendicati sono relativi alla libertà inventiva e alla specificità tecnica dei materiali espressivi, non sono liberazione dall’insieme della cultura, di cui l’arte vuole anzi essere componente di primo piano.

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Arte e comunicazione 12

Un fattore propriamente estetico dell’opera d’arte contemporanea sarebbe l’evenemenzialità, che vuol dire due cose: che ricorre nel presente quasi istantaneo, e che, proprio per la sua temporaneità istantanea precaria, richiede come fattore importante e determinante l’esserci qui ed ora, o qui e allora, e quindi anche una modalità che la conservi, come l’immagine fotografica e simili.

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Postmodernità e Zeitgeist 15. Arte e anche no, perché non si capisce.

Leonardo Terzo, Ready Made, 2015

La pratica pseudo-creativa di Beuys (che si fa avvolgere in un tappeto sporco di grasso, insieme ad un coyote per una settimana, e poi traportare in aereo col coyote per riesporsi a New York) è un esempio di arte senza comunicazione decifrabile, o senza comunicazione e basta, che resta un fatto o un comportamento non comprensibile e soltanto percepibile. Ciò significa che possiamo ancora considerarla arte, se vogliamo, totalmente a nostra disposizione per le reazioni umorali che provoca, ma senza riscontro plausibile e completamente abbandonata dall’autore. Leggi tutto “Postmodernità e Zeitgeist 15. Arte e anche no, perché non si capisce.”

Postmodernità e Zeitgeist 14

Leonardo Terzo, Alla ricerca del significato, 2015

La mia idea di arte come esercizio pratico di orientamento tra le forme della realtà, (vedi https://www.leonardoterzo.it/siteleo/2015/02/poesia-e-formulazione-pragmatica/), al contrario di quella di Warhol, che è marginalizzazione o rifiuto della natura retinica (cioè visibile) della percezione formale, si pone invece proprio in cerca del possibile significato del significante, partendo dal presupposto che la realtà ancora ignota si comprende dopo aver percepito le forme del suo essere.

Il significato non si presuppone assente, al contrario si presuppone presente, ma da trovare e comprendere a partire appunto dalla percezione sensibile. Come per una lingua straniera, il significato dei cui suoni inizialmente non capiamo, ma che con l’esplorazione, in principio solo sensibile, cerca di arguire dalle circostanze il rinvio ai significati.

Ogni astrazione diventa così un incentivo alla possibile nuova scoperta della dimensione semantica di quelle forme. Anche se quelle forme, essendo astratte, non hanno un significato concreto, l’esercizio di orientamento in una formalità sconosciuta è utile ad orientarsi nell’ignoto in prospettiva e in attesa di ravvisare una possibile forma di realtà.

 

Postmodernità e Zeitgeist 12

spielautomat-casinos.at

Leonardo Terzo, Tecnologia e natura, 2017

Il rapporto tra arte moderna e politica viene visto dagli studiosi dell’argomento in modi diversi. L’arte moderna (1860-1950) può essere autonoma perché la borghesia non sa che farsene, e la sua opposizione, o per lo meno la sua diversità e quindi separazione, seppure implicitamente anche politica, si esprime solo in termini formalistici, come del resto è proprio dell’arte. Leggi tutto “Postmodernità e Zeitgeist 12”

Postmodernità e Zeitgeist 11

coll-b08

Leonardo Terzo, Mod or Post-Mod 2, 1999.

Alcuni interpreti della storia culturale contemporanea sostengono che il modernismo non avrebbe inciso criticamente nel rapporto tra arte e realtà, perciò il postmodernismo ha semplicemente accettato questo fatto, e ha portato alla luce quel fallimento pragmatico e politico, trasformandolo in qualcosa di positivo, per lo meno come chiarimento e presa di coscienza. Leggi tutto “Postmodernità e Zeitgeist 11”

Postmodernità e Zeitgeist 10

Bambini a Bombay 4Bambini a Bombay

Poiché, come si è detto, la dimensione estetica non è la realtà, ma prende posizione nei confronti della realtà, politicamente tale posizione può essere:

  1. reazionaria come elogio dello status quo;
  2. aperta e progressista, come spinta verso un’epistemologia esplorativa;
  3. astensionista e distrattiva, e come tale implicitamente alleata ai poteri dominanti.

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Postmodernità e Zeitgeist 9

DSCN2714hLeonardo Terzo, Towards Postmodernism?, 2017

Una delle prime caratterizzazioni che muovono dal modernismo al postmodernismo all’inizio degli anni ‘70 è l’attenuazione o addirittura il dissolversi di ogni aggressività critica che, esplicitamente o meno, era alla base del modernismo, in primo luogo in termini di espressività formale, e poi quindi in rapporto alla realtà politica e sociale. Leggi tutto “Postmodernità e Zeitgeist 9”

Leonardo Terzo, Tre poesie gioiose.

coppie 7Leonardo Terzo, Evviva, 2006

Tramestio di poeti

Non si dan pace
I poeti laggiù,
Ombre dell’Ade.
Trepestano inquieti,
Inverecondi.

Declamano penuria
Inascoltati.
Piccole liti, eppure
Arrovellati

Disperati al lamento,
Accuse al mondo.
Scontento è grande,
Ridicoli si sta
Malcapitati.

Il fermento,
Il tumulto,
Lo scompiglio.
Sognano il tempo
Che non c’è mai stato.

Mai vivi fummo,
Chi lo sa è salvato

***

Rapsodia in “p”

C’è più pace nel parco.

Pochi persi nel pianto
Sulla panchina.

Promesse impari,
E puerili perchè.

Sui pini piove.

***

 

Se dio esistesse.

Se dio esistesse,
Tranquillamente verrebbe a presentarsi,
Dicendomi: “Piacere, sono Dio!”,
Ed io risponderei: “Piacere,
Sono Leonardo!”
O Luisa, o Samantha.
Poiché, si dice, sarebbe onnipotente,
Non avrebbe difficoltà
A rendere la cosa così semplice.
Senza bisogno di tanti
Penosi intermediari,
Sadici, ingenui o scaltri,
Come i pastori, i preti, e poi i rabbini,
Gli sciamani, gli ayatollah, coi lama,
I guru, gli stregoni
Di manitù,
E quant’altri.

Leonardo Terzo, “Heidegger e l’origine dell’opera d’arte”

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Il testo citato è il primo saggio di Holzwege. Sentieri erranti nella selva. (pp. 5-90) a cura di Vincenzo Cicero, Milano, Bompiani, 2002.

Heidegger dice: “L’artista è l’origine dell’opera”.

Ma l’opera non è l’origine dell’artista. Come egli invece dice subito dopo. Caso mai l’opera è solo la prova che l’artista è tale. Dall’opera non ha origine niente, in senso proprio, perché l’opera, dopo essere stata originata, sussiste, ma non produce niente, perché è una cosa inerte in sé. Solo gli uomini possono dare origine a qualche altra cosa, prendendo coscienza dell’opera, cioè dell’effetto dell’azione dell’artista. Tanto meno l’arte origina entrambi, come subito dopo aggiunge, a meno di usare tutti questi termini in senso metaforico intenzionalmente ingannevole. Leggi tutto “Leonardo Terzo, “Heidegger e l’origine dell’opera d’arte””

Sulle vere o presunte “aporie della bellezza”, in G. Azzoni, Nomofanie. Esercizi di filosofia del diritto. Torino, 2017

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La Gioconda di Pavia

Il capitolo 15 del recente libro di Giampaolo Azzoni, Nomofanie. Esercizi di filosofia del diritto, (Giappichelli Editore, Torino, 2017), è intitolato “Aporie della bellezza” (pp.271-75), e offre interessanti spunti di riflessione sull’uso della bellezza come integratore veritiero o ingannevole, ma sempre efficace, di tutte le comunicazioni.

La bellezza sarebbe un valore che incrementerebbe tutti i campi in cui compare: conoscenza, funzione biologica ed evoluzione, valore sociale ed economico, pedagogia, educazione, giustizia e virtù. Questo effetto sarebbe per esempio a sua volta derivato dalla misura e dalla proporzione. Insomma la bellezza sarebbe un integratore (formale) applicabile a tutti i campi. Leggi tutto “Sulle vere o presunte “aporie della bellezza”, in G. Azzoni, Nomofanie. Esercizi di filosofia del diritto. Torino, 2017”

Viaggiatori del tempo, di Leonardo Terzo

Viaggiatori del tempo

Perché tutto il passato ci commuove?
La bellezza del tempo se n’è andata?
E a noi rimane il senso di ciò che non fu,
Come se invece fosse stata ogni cosa
Piena di senso e vita. E invero
Un senso ci fu, e noi, intenti a viverlo,
Rimpiangerlo non potevamo. Ma ora sì.

Leonardo Terzo, Sull’ovvietà della tecnica

 

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Leonardo Terzo, Window, 2017

“…tecnicamente abita l’uomo. ”

 

  1. Per criticare ciò che, in modo totalizzante, viene indicato come “età della tecnica”, a partire probabilmente da Heidegger, si fantastica di un presunto “uomo pre-tecnologico”, che avrebbe agito in un orizzonte di senso, con idee e sentimenti propri, che ora invece non avrebbe più. L’età della tecnica sarebbe una situazione assolutamente nuova, in cui l’umanità sta facendo l’esperienza del suo “oltrepassamento”, per il fatto che abita in un mondo tecnicamente organizzato in ogni sua parte. In tale mondo la tecnica determinerebbe ogni scopo, idea, azione e passione, persino i sogni e i desideri, sottraendoli alla libertà.

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La punta del colletto, di Anton Cimelich. Introduzione di L.Terzo

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Leonardo Terzo, Poet’s Shadow, 1999

Introduzione di Leonardo Terzo

Il racconto è la forma breve delle quattro forme della narrativa in prosa: il romanzo realistico, il romanzo fantastico, il romanzo confessione e l’anatomia o satira menippea. Mentre i primi tre sono abbastanza noti e riconoscibili, l’anatomia o satira menippea lo è molto meno.

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Daily Aesthetics, 26. 8. 2016. L’“Autore” nel post-strutturalismo.

IMG_3107Leonardo Terzo, After Cartier-Bresson, 2016

Il concetto di autore sorgerebbe dal bisogno dell’uomo di evadere dai limiti della sua finitudine, propriamente umana, producendo una sfera culturale autonoma. Questa produzione innovativa sarebbe il modo di produrre ascrivibile alla tradizione del concetto di “genio”, emerso a suo tempo nell’estetica del Settecento. Leggi tutto “Daily Aesthetics, 26. 8. 2016. L’“Autore” nel post-strutturalismo.”

Daily Aesthetics, 23. 8. 2016. L’arte tra unicità e società.

After BoccioniLeonardo Terzo, After Boccioni, 2015

I sociologi dell’arte studiano tutto ciò che sta intorno all’opera, e come ciò condiziona in qualche modo ciò che l’opera è anche esteticamente. Solo che questo passo finale dell’interesse sociologico finisce per diventare secondario, appunto perché quello primario non è il modo di apparire formalmente dell’opera, ma come la forma sia l’effetto degli elementi sociali. È la differenza tra chiedersi come la forma ci informa sulla società e come la società produce la forma. Nel primo caso prevale il critico, nel secondo prevale il sociologo. Ma in teoria nessuno dei due dovrebbe prevalere sull’altro. Leggi tutto “Daily Aesthetics, 23. 8. 2016. L’arte tra unicità e società.”