De amore: nota ontologica.

Leonardo Terzo, Nota ontologica, 2012

1. L’amore passione

La passione con il suo legame etimologico con la patologia (da patire, subire) indica uno stato emotivo non controllabile. Non perché sia libero in sé, bensì in quanto ha luogo e origine a livello fisico, e perciò è in grande misura fisiologico, sia nel senso di normale al funzionamento (Freud dice che l’amore è una delle funzioni vitali, necessarie a vivere) sia nel senso che si svolge nel corpo, è legata ad esso e da qui evolve o è percepito nella psiche.

La difficoltà di definire l’amore e il suo fascino sta appunto in questo scarto, che è anche passaggio e collegamento, tra soma e psiche. Di solito il soma è percepito dalla psiche nel momento di crisi, nella malattia, in caso di disturbo del funzionamento fisiologico. L’amore è visto come passione simile a una patologia appunto perché è il percepimento di uno stato di mutazione e di crisi, persino di catastrofe, dell’equilibrio di una precedente distribuzione degli appetiti vitali e sessuali.

Qual è però lo stato normale degli appetiti vitali e sessuali su cui interviene la crisi della passione? E’ quello, non evoluto, dell’attaccamento indifferenziato, momentaneo ed effimero, dovuto semplicemente alla presenza accessibile di un corpo della propria specie, da ingravidare o da cui farsi ingravidare,  per esercitare e scaricare gli impulsi riproduttivi. In tale stato un corpo sembra valere ogni altro, anche se, anche a livello animale, sembra ci siano dei meccanismi di selezione  per l’accoppiamento che si manifestano con segnali specifici, dettati in primo luogo dall’istinto stesso, e funzionali alle probabilità di sopravvivenza della prole.

Occorre tuttavia considerare anche questo attaccamento effimero come catastrofe amorosa. Il vero equilibrio degli appetiti vitali è quello in cui l’appagamento li ha temporaneamente eliminati. Anche se dettati dall’estro, e dunque momentanei proprio perché periodici, gli attaccamenti sono sempre una forma di amore, per la continuità sostanziale di sesso e amore.

L’amore si può definire dunque, a questo stadio, come attaccamento prodotto dalla quantità e qualità di requisiti che guidano la selezione, e che differenziano un compagno da ogni altro. Quanto più questi requisiti si estendono, si formalizzano e acquistano preminenza rispetto alla semplice vicinanza e attaccamento biologico all’individuo-corpo della stessa specie, tanto più si forma una dimensione o campo di priorità e selettività che, pur derivando, basilarmente, dalla scelta istintuale del più adatto a sopravvivere, innesca un’attrazione e un attaccamento maggiori, specifici, distinti e qualificati che sono il seme dell’amore.

La dominanza dell’estro ferino caratterizza perciò una fase dell’evoluzione in cui la selezione avviene a livello quasi puramente biologico. L’uscita dall’estro è uno dei modi in cui l’uomo diviene animale culturale. E dunque l’amore è elemento di culturalizzazione fortemente sentito, perché radicato in questo momento di trasformazione propriamente all’umano rispetto al bestiale, e che è apprezzato proprio perché mantiene la traccia e il fascino dei due momenti dell’evoluzione: la nostalgia dell’identità biologica e l’ansia della libertà dai condizionamenti e dai legami del corpo.

L’amore, indirizzando l’attaccamento ai caratteri culturali del soggetto selezionato per l’accoppiamento, proietta su questi caratteri specifici, unici e “semantici”,  pur essendo portati e collocati su supporti somatici, la forza ormai oscura e irrazionale, e per ciò stesso fascinosa e tremenda, dell’ignoto, indifferenziato, bestiale. Ignoto perché dimenticato al momento dell’uscita dallo stato di ferinità.

La libertà culturale di costruirsi un’identità implica senso di onnipotenza e insieme timore e incertezza, che investe anche il calcolo per la scelta dell’accoppiamento più adatto alla sopravvivenza. L’amore inebria perché la sua dose di istintualità, sebbene culturalizzata, sembra togliere ogni incertezza selettiva. La passione perciò ci piace proprio perché appare una patologia che, di nuovo, ci priva apparentemente della libertà, ma anche della responsabilità della scelta: l’amore sceglie per noi.

Il rifiuto da parte della persona amata è doloroso e luttuoso perché equivale alla morte, ovvero all’impossibilità di riprodursi e quindi di sopravvivere. Le favole, come quella di Turandot o della Sfinge, che implicano il superamento della prova e la conquista di un compagno per l’accoppiamento o la morte, sono esemplificazioni di questa alternativa tra accoppiamento o morte.

La selettività culturale dell’amore, esigendo un compagno specifico e unico, rende difficile la riproduzione rispetto allo stato di ferinità, anche se tale difficoltà è compensata dalle maggiori cure prestate ai pochi nati dall’accoppiamento. Ma tale difficoltà è elemento di idealizzazione: accresce cioè la parte culturale delle motivazioni selettive. Il sema prevale sul soma. La romanticizzazione dell’amore apprezza proprio l’allontanamento dalla ferinità verso l’idealizzazione. L’individualizzazione si allontana dalla “comunità” e ricerca una comunità sublime al limite estremo di uno a uno. Vedi la teoria di Niklas Luhmann in Amore come passione (1982), Bari, Laterza 1985.

Per Luhmann l’amore è una continua reciproca attenzione in tutte le situazioni della vita, in cui la vita viene comunicata e condivisa dal punto di vista del vissuto soggettivo dell’altro. Questa definizione suggestiva potrebbe apparire imprecisa o non sufficientemente specifica, perché sembrerebbe valere per diverse qualità di affetti, per esempio quello materno e filiale. Per “tutte le situazioni della vita” bisogna perciò intendere specificamente: anche quelle sessuali che in altri tipi di amore, come quello materno, sono escluse. L’amore sembra dunque un reciproco prendersi cura dell’anima e del corpo sessuale dell’altro.

Come l’intimità fisica, anche l’intimità spirituale è riservata alla persona amata. In questo senso vi è una sovrapposizione di margini con l’amicizia e altri tipi di relazioni, che peraltro sono in perpetua trasformazione, con conseguente spostamento dei limiti di esclusività e di socialità. La comunanza di una parte della vita spesso innesca il fascino e la tentazione di estendere tale comunanza a tutta la vita, trasformando i vari tipi di relazione in amore. Per esempio è una situazione tipica del rapporto pedagogico, ed è specificamente prevista dal trasfert nella situazione analitica. L’amore da transfert è intenzionalmente di frontiera, perché deve rimanere limitato all’anima, ma è volto a far esercitare i meccanismi dell’amore del paziente a tutti i livelli, sebbene  in una situazione simulata, da cui far poi uscire il paziente nella vita reale una volta che il funzionamento dell’amore sia stato revisionato e riparato nelle sue carenze.

La peculiarità dell’amore starebbe dunque nella dedizione dell’affetto, intesa come apertura all’intimità soggettiva, un accesso all’interiorità per un interesse autentico a tale soggettività. Ma questo esercizio di apertura e partecipazione che motivazione e scopo ha? Scopo e motivazione sembra la necessità di costruire una comunità di due soggetti complementari, che dunque si completano in ciò che fornisce loro il senso di identità e la compiutezza del senso di identità a tutti i livelli fisici e psichici. Ciò dunque promuove i bisogni e gli appetiti affettivi sessuali individualizzati, che cercano nelle forme del corpo e dell’anima dell’amato l’appagamento di un bisogno vitale.

Bisogno vitale significa che l’appagamento di un’intimità fisica e spirituale serve al buon funzionamento della vita fisica, dell’equilibrio psichico e della stabilità emotiva, e infine serve come riscontro al senso di identità: sono amato dunque sono. Il riscontro al senso di identità è dato da tutti i tipi di relazioni umane, ma quella amorosa è considerata la più profonda e completa appunto perché più intima.

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2. Nascita dell’amore passione

Il bisogno di amore personalizzato come passione nascerebbe nell’età moderna quando la vita comunitaria diviene rapporto in gran parte anonimo (burocratizzazione in senso lato) funzionale all’organizzazione complessa della società. La comprensione di sé sullo sfondo della solidarietà sociale è sostituito dalla comprensione dell’amore da parte dell’amato.

Tale comprensione e unione non ha più bisogno della comunicazione formale, perché gli amanti si capiscono anche senza parlare, e anzi la necessità di parlare per capirsi potrebbe significare il venir meno dell’amore. Di fatto questa intesa o stadio di comprensione introiettata si raggiunge dopo una comunicazione formale e intima sempre più intensa e costante. Ma certamente è la meta confermativa dell’amore. La comunicazione esplicita e formale interviene sulla scelta istintuale e può confermarla o contraddirla e scioglierla. Quando c’è conferma la comunicazione formale si assottiglia e viene vissuta attraverso la comunicazione dell’interesse. Tutta la comunicazione si trasferisce entro un esperire comune: tutti gli eventi si vivono insieme, con e per l’altro. E’ identificazione.

L’unicità della persona amata è unicità della vita che viene vissuta con lei, è identificazione con un esperire idealizzato come “appagante in sé”, che non ha scopo di utilità se non la comunione per mezzo dell’interiorizzazione del suo modo di essere. Allora si agisce solo per esprimere l’amore, che è un agire rivolto al compimento dell’unione e del mondo dove si vive l’unione. Il mondo viene così subordinato all’amore, e ogni aspetto del mondo esterno viene interiorizzato come modo comune di essere, esperito “amorosamente” persino se spiacevole. Di qui il fatto che le persone che si amano possono parlare tra loro all’infinito senza avere qualcosa da dirsi. In effetti l’amore stesso tuttavia si nutre a lungo andare di interessi comuni, che sono certo identificazione del vissuto reciproco, ma anche interessi di ciascuno semplicemente effettivamente condivisi.

Non vi è motivo peraltro di non ritenere che tale condizione di intimità esistenziale non sia che il prolungamento, o il contesto culturale, dell’intimità fisica, che viene anch’essa vissuta come bisogno di integrazione e appetito di comunità, personalizzata e individualizzata in forme peculiari a ciascuna coppia e a ciascun amplesso. Peraltro non esiste per l’uomo amplesso esclusivamente fisico, perché il corpo stesso è culturalizzato, sia nella sua singolarità fisica, sia come significante consustanziale a tutta la gamma di atteggiamenti che esso assume in tutti i momenti di relazione, che vengono così resi accessibili e vissuti simbolicamente ed effettivamente nel rapporto sessuale. Si fa sempre l’amore con l’intera personalità dell’altro, conosciuta o fantasticata che sia, trasfusa nel corpo. E ciò vale sia a livello minimo, in un rapporto ritenuto insignificante come la prostituzione, sia nel rapporto con la donna più amata e idealizzata. In ogni caso è la peculiarità e la conformazione sia fisica, sia morale, ciò che muove all’unione.

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3. Sessualità, istinto di riproduzione e amore.

La sessualità è impulso alla riproduzione della specie. In realtà però ogni atto sessuale è riproduzione di due individui personali, che implica l’incontro di corpi e personalità con loro specifiche caratteristiche che, appunto, caratterizzano il rapporto sessuale. La riproduzione, poiché comporta una selezione del soggetto con cui accoppiarsi, vuole dunque riprodurre certi tratti, reali o immaginari, dei corpi e delle personalità, che distinguono ciascun atto di riproduzione umano, dandogli forma e senso. Tale forma e senso sono la motivazione biologica dell’amore, cioè la scelta di perpetuare certi caratteri della specie e non altri. Come la vita non ha una sola forma, così la sessualità è stimolata da forme diverse di vita da riprodurre. Infatti a certe proposte d’accoppiamento diciamo di sì, ad altre diciamo di no. Come specie diverse di solito non si accoppiano, anche certe personalità si repellono. La selettività può essere più o meno elevata, ma è comunque significativa, sia in positivo, sia in negativo.

Il rituale erotico, che potremmo definire preliminarmente come comunicazione del proprio stato di eccitamento e di disponibilità ad accoppiarsi, non è, come sembra a qualcuno, una deviazione o neutralizzazione dell’istinto di riproduzione a fini di piacere. Anche quando di fatto lo è, poiché comunque ha un effetto di attrazione, in linea di principio è funzionale alla riproduzione, perché il piacere non è sussidiario, ma fisiologico ad essa. Nell’animale l’estro non è consapevolezza della procreazione. Così pure nell’umano l’attrazione sessuale non nasce dalla volontà cosciente di fare figli; bensì è impulso sentito da tutti, anche da chi non vuole fare figli o odia la vita.

Tutto ciò che l’uomo fa avendone coscienza, per quanto confusa e vaga, deve, per ciò stesso, avere un significato, che comprende la sua funzione e necessità “meccanica” e biologica, ma è anche altro, perché impregnato della consapevolezza culturale che il soggetto ha della propria vita. Dire perciò che l’erotismo è più della sessualità è un’ovvietà, a meno di dimostrare che, al di fuori dei casi di violenza, vi è sessualità umana senza desiderio e senza attrazione erotica. Se invece, come è evidente, sessualità ed erotismo nell’uomo coincidono, i due termini possono essere solo due modi di denominare lo stesso insieme di processi da punti di vista diversi. La stessa copula descritta da un uomo è descritta diversamente dalla donna, anche se entrambi parlano dello stesso fatto composto dall’attività dei due soggetti combinata, ma vissuta in parte separatamente, in parte unitamente da essi. La varietà di prospettive si riferisce ad ogni attività comunitaria, compresi la sessualità, l’erotismo e l’amore, che si potrebbero distinguere nel modo seguente: la sessualità è la meccanica, l’erotismo è il desiderio, l’amore è l’elaborazione sociale degli attaccamenti emotivi che il desiderio lascia come traccia nella memoria del desiderio stesso.

Poiché nella specie umana la cultura caratterizza in modo determinante la motivazione della selezione del compagno sessuale, amore, erotismo e sessualità sono tre stadi della realizzazione dell’accoppiamento, che di solito si verificano fenomenologicamente  in quest’ordine, che è un ordine inverso rispetto alla finalità biologica della perpetuazione della specie, e che possono infine anche non portare alla procreazione.

L’amore infatti, dal punto di vista delle finalità biologiche, si può definire come il perdurare della necessità della presenza dell’oggetto sessuale, quando tale presenza non è più strettamente necessaria, cioè tra una copula e l’altra. Ma è anche il bisogno di assicurarsi, con l’attaccamento, la presenza dell’oggetto sessuale quando il desiderio, provvisoriamente appagato, rinascerà. Il perdurare del desiderio, nell’uomo non più legato all’estro, è una delle ragioni dell’attaccamento prolungato e quindi dell’amore. Tale necessità può considerarsi prolungata anche dall’esigenza di allevare la prole, fino alla maggiore età. Il distacco dalle condizioni meramente naturali per la perpetuazione della specie: balie, bambinaie, asili, scuole, metodi contraccettivi ecc. rende sempre più culturale e sempre meno naturale la motivazione della selezione sessuale e quindi accresce l’importanza dell’erotismo e dell’amore nella società umana.

La cosiddetta repressione sessuale è solo una modellizzazione dell’energia erotica, perché possa funzionare seguendo certi comportamenti scelti, a torto o a ragione, per certi fini sociali e individuali. Cioè fa parte dei valori e dei costumi. I modelli del comportamento sessuale, erotico e amoroso sono sistemi di inserimento della sessualità nella comunità sociale (nella specie per gli animali). All’interno del comportamento sociale generale tali modelli sono più o meno importanti, estesi e complessi, ma in ogni caso si rapportano sistematicamente con tutti gli altri modelli, comportamenti e valori. Variano nel tempo e nello spazio, ma il rapporto sistematico con tutto il sociale incide inevitabilmente sulle forme dell’amore e del desiderio. L’immaginazione non regola il sesso, o almeno non più di quanto regoli la libertà culturale della natura umana. È la libertà e la creatività della cultura che trasforma continuamente le forme e i significati della sessualità e delle emozioni ad essa connesse, sia per le comunità sia per i singoli.

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