Autobus in curva: la questione dell’arte e la contemporaneità.

Hangar Bicocca, 6 luglio 2012

 

di Leonardo Terzo

L’occasione di una mostra all’Hangar Bicocca di Milano induce una riflessione sul fatto che l’arte contemporanea adotta tratti originati nel ready made in più aspetti, che peraltro a mio parere annacquano o perdono le motivazioni critiche e satiriche del ready made autentico.

Alcuni di questi aspetti sono:
–         l’importazione nell’ambito dell’opera (testo, installazione, performance) di ogni tipo di materiale o oggetto comune o non comune
–         la riduzione dell’invenzione e dell’originalità a piccola trovata, sorpresa, scherzetto, barzelletta
–         la perdita della carica propriamente satirica del ready made a vantaggio di un presunto significato referenziale più o meno protestatario
–         l’eliminazione di ogni impegnativa elaborazione dei materiali impiegati, oltre la scelta e il posizionamento
–         la prevalenza dello spazio e del luogo dell’esposizione, un tempo cornice, rispetto all’interno estetico stesso
–         confusione del valore dell’opera con le sue dimensioni materiali, per cui si tende alla monumentalità
–         impoverimento dello spettro semantico della significazione, corrispettivo peraltro della ridotta durata della fruizione e fruibilità del costrutto, subito disinstallato o abbandonato anche perché facilmente riproducibile e reiterabile.

Si può tracciare un itinerario secolare dall’iconografia mitica (classici e neoclassici), religiosa (medievale e rinascimentale) e poi borghese (dei ritratti e dei paesaggi) alla scomposizione modernista della figura fino all’informale. La contemporaneità ha recuperato un’iconografia aperta, che ha imitato prima le tecniche meccaniche della riproducibilità e della comunicazione (Warhol et al.) poi l’ingenuità neoprimitiva dei graffitari (Basquiat et al.) e infine  l’episodicità contingente della cronaca sociale, politica, o puramente casuale, con ogni tipo di cose, meglio se di grandi dimensioni.

Vedi appunto gli autobus ATM di Wilfredo Prieto esposti all’Hangar Bicocca di Milano fino al 2 settembre 2012. Sono autobus della linea 90 che noi milanesi prendiamo o per lo meno vediamo tutti i giorni, sulla circonvallazione esterna. Messi nell’Hangar, un po’ piegati come se fossero in curva, diventano un’opera d’arte, secondo alcuni interpreti perché molto frequentati dagli extracomunitari, e questo basta.

Proprio perché li prendo o li vedo tutti i giorni, non capisco perché dovrei andarli a vedere come nuovo mastodontico ready made un secolo dopo Duchamp. Dopo il 2 settembre che fine faranno quegli autobus? Torneranno sulla circonvallazione esterna? Potrebbe capitarmi di salirci come passeggero come al solito? Ne sarò reso consapevole, magari avvertito da una targa o lapide? Staremo a vedere.

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